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13/05/2014

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Data center sotto pressione

Virtualizzazione, cloud computing, internet of things... Ovvero: sempre più domanda di energia. Le sale server sono di frequente il luogo più energivoro dell’azienda e ciò ne fa la meta di chi insegue saving e sostenibilità

Energy Management Conference 2014
gli appuntamenti di Milano e Padova

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I data center sono sotto pressione per stare al passo di tecnologie che si chiamano virtualizzazione, computing unificato, infrastruttura cloud e internet of things. Ciò li rende ambienti sempre più complessi e sofisticati, con una gamma di apparecchiature e a loro volta di tecnologie sofisticate da gestire. E li rende anche sempre più energivori, al punto che la gestione della domanda energetica dei data center è diventata un problema al pari delle prestazioni. La caratteristica di un data center è quella di essere operativo 365 giorni all’anno (che significa 8760 ore di funzionamento) e di avere dei server, ben installati negli spazi angusti dei rack, che concentrano una potenza di calcolo in continua crescita su superfici sempre più ridotte. Lo spazio costa, l’energia costa, ma la potenza di calcolo aumenta: cosa si può fare?


Data center tema centrale
Di gestione efficiente dell’energia nei data center si è parlato molto alla Energy Management Conference di Roma (prossima tappa a Milano, il 3 luglio), tanto da essere questo uno dei temi principali del convegno alla presenza di 215 persone rappresentanti un mondo ‘aziendalmente trasversale’ di energy manager, IT manager, imprenditori e anche altre figure aziendali. I presenti registrati nel corso della giornata hanno la possibilità di scaricare le presentazioni degli speaker dal sito di Soiel International www.soiel.it per approfondire nel dettaglio gli aspetti di interesse. In questo breve articolo presentiamo solo una sintesi del tema data center come affrontato nel corso della giornata convegnistica.


Alto potenziale di risparmio
Stando alle 8760 ore annue di funzionamento di un data center e considerando un prezzo indicativo di 13 centesimi di euro per kilowattora, ogni kilowatt non consumato si traduce in un risparmio di 1.138 euro all’anno. La domanda elevata e crescente di energia necessaria al funzionamento e alla climatizzazione del data center rende altro il potenziale di risparmio energetico ottenibile da questo ambiente. Andrea Arrigoni di Schneider Electric ha osservato innanzitutto che “Il data center può essere considerato il caso applicativo esemplare in cui sono illustrati tutti gli elementi basilari della gestione attiva dell’energia: dall’energy audit alla misura e monitoraggio dell’energia, dalla progettazione lungo tutto il ciclo di vita al data center management. Tuttavia rendere energeticamente più efficiente un data center non comporta necessariamente cambiamenti costosi e interruzioni di servizio degli impianti perché, come nel caso di EcoStruxure, servizi e tecnologie sono già disponibili”.
Il Site Assessment come opportunità di risparmio energetico è un tema sottolineato anche da Giuliano Maniero di Emerson Network Power che recentemente ha messo a disposizione di piccole e medie imprese una soluzione di freecoling, Libert PDX, in grado di abbassare la temperatura con un ridotto impiego di energia sfruttando l’aria esterna: “Dal punto di vista energetico, l’esame del data center e dell’infrastruttura critica rappresenta un’opportunità unica di efficientamento, messa in sicurezza e riduzione dei costi operativi”.
Se un problema del data center è quello di funzionare 365 giorni l’anno, un altro è che i server disperdono tanta energia. Di impiego razionale del freddo ha parlato Paolo Mazzetto di Stulz: “Solo una piccola parte dell’energia fornita ai computer è effettivamente necessaria per l’elaborazione dei dati, la gran parte si converte in calore. E visto che i server assicurano un funzionamento affidabile e regolare a temperature tra i 20° e 24° C e umidità relativa tra il 40 e il 55%, essi devono essere raffreddati. Più è efficiente il raffreddamento e minore sarà il fabbisogno di energia del data center”.

 

Quanta energia per l’internet of things?
L’internet of things, la nuova rivoluzione industriale secondo alcuni, comporterà un aumento enorme delle potenze elaborative richieste e con esse della domanda di storage ma anche di energia. Di questo aspetto sostanziale dell’energy management in ambito data center ha parlato Alessio Nava di 
Rittal: “Efficienza e risparmio energetico sono temi centrali dell’evoluzione futura dei processi di produzione industriale e delle infrastrutture IT. La quarta rivoluzione industriale ci trasporta nell’internet of things con un aumento delle potenze elaborative e di storage, ma anche di domanda energetica. Attenzione per l’ambiente e prezzo dell’energia ci impongono di puntare su un utilizzo più efficiente delle risorse, a cominciare da un approccio olistico e green al data center”.


Non ci scordiamo i server
Climatizzazione e freecooling, ma i server? Secondo Mauro Tizzone di HP “Il potenziale di risparmio energetico di un data center dipende anche da un controllo attento di tutto l’ambiente attraverso strumenti software. E il potenziale di risparmio energetico non è sempre proporzionale alle dimensioni del data center, il che deve far riflettere soprattutto le piccole e medie imprese”.
Ma l’hardware ha la sua importanza e per questo Hp ha messo a punto Moonshot, una nuova classe di server che offre notevoli risparmi in termini infrastrutturali. Secondo dati interni, i nuovi sistemi hanno un consumo energetico inferiore dell’89% e di spazio dell’80% rispetto alla tecnologia tradizionale dei server x86. Una risposta tecnologica all’avvicinarsi del punto in cui lo spazio, l’alimentazione e i costi delle tradizionali tecnologie diventano insostenibili.

 
TAG: Energy - Green IT

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