Sicurezza ICT 2019
Servizi
 

06/04/2018

Share    

Data center: come e perché rottamare

La strategia di CDLAN per permettere di abbattere i costi legati all’infrastruttura fisica esistente, fruendo di un ecosistema digitale aperto e sicuro.

CDLAN

Il data center è oggi al centro della trasformazione digitale delle aziende. Servizi e applicazioni si basano su un’infrastruttura che deve essere in grado di garantire la massima efficienza, efficacia e continuità, e nel contempo non impattare in modo negativo sui conti aziendali. Per andare incontro a queste esigenze la milanese CDLAN, operativa sul mercato delle telecomunicazioni dal 2000, ha da un anno esteso il suo raggio di azione entrando in modo deciso nel mondo data center, affiancando quindi alla sua tradizionale offerta di connettività anche una serie di servizi di co-location, hosting e cloud veicolati dalla sua facility certificabile Tier IV (comprendendo fino a 3 Mega Watt di energia ridondati. Livello di ridondanza elettrico e meccanico di tipo 2N, oltre a una densità massima di 24 kilo Watt IT progettata per supportare elaborazioni ad alte prestazioni) di Via Caldera a Milano. Un edificio indipendente, quello di CDLAN, con sicurezza multi-livello H24: sistema di videosorveglianza interna, bussola di accesso alle aree clienti, badge di prossimità per l’apertura delle porte, presidio aree di carico e scarico. Il tutto proponendo il brand Caldera21 indirizzato a Piccole e Medie Imprese e grandi aziende italiane ed estere e relativo ai suoi servizi di connettività, cloud e data center ad alte prestazioni.

Cambiare modello
“Siamo una realtà da 6,5 milioni di euro di fatturato annuo e 35 dipendenti, e oggi ci proponiamo come un operatore integrato che forte delle sue competenze e servizi offre alle aziende la possibilità di ‘rottamare’ il proprio data center”, spiega Cristiano Zanforlin, Direttore commerciale e marketing di CDLAN. Una sollecitazione calata in un momento storico che ha visto le organizzazioni via via delocalizzare in parte o totalmente i propri sistemi IT rivolgendosi ad operatori di outsourcing, esprimendo quelle esigenze di business continuity e disaster recovery emerse come requisito qualitativo indispensabile, per ogni tipologia di realtà. Ecco che CDLAN offre a chi possiede ancora dei rack installati in casa di trasferirli presso la propria facility secondo un modello di co-location oppure di cambiare totalmente l’infrastruttura passando a un modello basato su hosting evoluto. “Si tratta di eliminare i costi elevati di gestione legati alla manutenzione interna, trasferendo gli apparati presso la nostra facility di Milano, o migrandovi adottando un’infrastruttura totalmente virtuale. Considerando anche l’impiego di logiche di cloud ibrido”, prosegue Zanforlin, senza tralasciare tuttavia come tutto questo si affianchi in modo complementare all’offerta CDLAN in ambito Virtual Private Server, Voice over IP (VoIP) e Wide Area Network.

Cristiano ZanforlinLe fasi del passaggio
Quando si decide di trasferire la propria infrastruttura IT bisogna prima di tutto effettuare un assessment completo dell’esistente, per identificare gli elementi di criticità e dove intervenire. “Il nostro team opera già da questa prima fase, guardando ai costi di gestione, operativi e di manutenzione, ma anche alla eventuale obsolescenza dei sistemi già esistenti e ai diversi aspetti tecnici di quanto il cliente ha già in casa. Ecco che insieme a quest’ultimo facciamo il punto della situazione e proponiamo quella che, dati alla mano, secondo noi può rivelarsi la soluzione migliore, che può andare dal semplice trasferimento dell’hardware presso il nostro data center fino alla virtualizzazione degli ambienti secondo logiche on demand, con tutti i vantaggi di flessibilità e scalabilità che ne derivano. Ed eliminando il sottoutilizzo legato al tipico sovradimensionamento che viene fatto in fase di acquisto per essere certi di non avere problemi futuri, abbattendo i costi delle infrastrutture fisiche”, aggiunge Zanforlin.
Da questo punto di vista CDLAN non solo offre lo spazio necessario presso il data center, e tutti i servizi ad esso correlati, ma anche la connettività a doppio canale in fibra verso e dal cliente, con velocità da 1 a 10 Gbps. Garantendo Service Level Agreement (SLA) del 100% in termini di disponibilità minima del servizio di data center e del 99,9% sul fronte della trasmissione dati, forte di una rete in fibra ottica ridondata e scalabile per l’erogazione di servizi IP e MPLS con connessioni ad alta capacità. A questa si affianca inoltre una rete composta da 30 POP (Point of Presence) distribuiti sul territorio nazionale ed utilizzati come nodi per la raccolta e il trasporto interurbano delle linee Bitstream. “Pensiamo che quando un’azienda sceglie di affidarsi a una realtà come la nostra abbia la possibilità di liberare risorse interne da dedicare ai nuovi trend digitali e di focalizzarsi su quei modelli che consentono di competere con i concorrenti ad armi pari. Concentrandosi sul proprio core business, e le rispettive strategie e obiettivi, anziché dedicarsi alla gestione di server, storage e connettività, tutti elementi che ormai sono da considerarsi scontati. Un percorso, quello dell’evoluzione da noi proposta, che deve partire proprio dall’IT per individuare dove migliorare e quindi, insieme, stendere un piano da sottoporre ai decisori di business”, spiega più ne dettaglio Zanforlin.

Un team eterogeneo
Le risorse interne di CDLAN sono per più della metà di estrazione tecnica, con l’obiettivo di garantire un presidio solido al data center, alle quali si affianca una struttura più orientata ai servizi di progettazione, proposizione, erogazione e gestione operativa dei progetti. Con un’integrazione tra le figure sistemistiche e quelle di facility, fino al team di rete che si occupa essenzialmente di due aree. “La prima è quella della connettività IP, quindi collegamento Internet verso l’esterno, e l’offerta che stiamo per lanciare delle connessioni dirette verso i principali cloud pubblici e i loro data center regionali. In particolare saranno disponibili i cloud di Amazon Web Services, Microsoft Azure, Google Cloud Platform, Salesforce. com e Alibaba. Quindi c’è il team che si occupa più propriamente delle tematiche di rete e sicurezza che verrà ulteriormente esteso, considerata la loro costante criticità. Infine abbiamo una squadra più propriamente di delivery che prende in carico il contratto dalla parte commerciale e ne porta a compimento la realizzazione”. Proprio fronte garanzia dei servizi CDLAN opera con infrastrutture condivise e gestite centralmente imponendo gli stessi livelli di sicurezza anche ai fornitori. Il tutto corredato da certificazioni quali ISO 9001, per il Sistema di gestione della Qualità, e 27001, che considera tutti gli aspetti relativi alla sicurezza logica, fisica e organizzativa, fino alla recente Open-IX che certifica una politica di neutralità della connettività disponibile nei data center. “I Clienti che ci affidano i loro sistemi richiedono anche la possibilità di disporre di connettività alternative a quella offerta di CDLAN, in sostanza nel nostro data center replichiamo al 100% le condizioni che ciascun Cliente applicherebbe a casa propria senza imporre la nostra connettività, come invece accade nei data center dei grandi carrier nazionali”, sottolinea Zanforlin.

I mercati di riferimento e i progetti futuri
Due sono i macromercati ai quali si rivolge principalmente CDLAN con la sua offerta di servizi, non solo di data center: quello dei carrier e quello delle aziende. “I carrier hanno la possibilità di scegliere un operatore di telecomunicazioni presente nel campus di Via Caldera, quello a maggiore concentrazione d’Italia, per arrivare nel nostro Paese o migliorare la propria presenza con un nuovo nodo. Lato aziende siamo in grado di fornire una valida alternativa per tutte le realtà, anche di piccole e medie dimensioni, che vogliono affidarsi a servizi e infrastrutture della massima qualità”, afferma Zanforlin. Per incrementare ulteriormente la versatilità della propria offerta l’operatore italiano non si ferma e ha in previsione la realizzazione di un secondo data center nell’area di Milano Est, che andrà ad affiancarsi a quello in via Caldera e all’infrastruttura presente a Roma e sul quale viene fatto disaster recovery. “Grazie al nuovo data center di Milano, che sarà pronto entro un paio d’anni, porteremo direttamente un servizio di Business Continuity. Si tratterà di una facility tre volte più grande rispetto a quella attuale”, conclude Zanforlin.

 

TORNA INDIETRO >>