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03/06/2013

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Dai sistemi ingegnerizzati a Sparc

La carta di Oracle è un’offerta di sistemi on-premise che supportano servizi IaaS

 

Se nel 2011 le aziende avevano iniziato a spostare i dati al di fuori dei loro data center affidandone la gestione a terzi, nel 2012 invece diverse organizzazioni hanno invertito la rotta riportando i dati in casa. Questa clamorosa inversione di tendenza, e per certi versi anche imprevista, è il dato più interessante che emerge dalla terza edizione dell’Oracle Next Generation Data Centre Index, condotta per conto del vendor dalla società di ricerche Quocirca.
Lo studio, la cui prima edizione risale a maggio 2011 e la seconda a gennaio 2012, è realizzato sulla base di circa un migliaio di interviste realizzate presso altrettante aziende della regione Emea di tutti i settori e con un fatturato superiore ai 100 milioni di euro. “Le ultime due edizioni della ricerca sembrano aver colto le imprese a metà di un cammino – è la spiegazione che dà Clive Longbottom, analista di Quocirca. La seconda edizione è stata realizzata in un momento in cui le imprese guardavano al cloud computing affidando all’esterno lo sviluppo, il test e il funzionamento di molti progetti pilota.
La terza edizione invece è arrivata in un periodo in cui il modello cloud sta allargando, radicando la sua presenza, e molti progetti pilota stanno passando in produzione ritornando però all’interno delle aziende in piattaforme cloud private. Raggiungendo in questi termini anche un doppio obiettivo di razionalizzazione: quello delle risorse interne, ma anche quello dell’accesso alle risorse esterne”. Insomma, i dati di questa ricerca sembrano dire che la sperimentazione del cloud computing si è conclusa con successo e le aziende si sono generalmente orientate alla configurazione privata, tralasciando per ora invece quella ibrida, anche perché all’interno dei loro data center c’era ancora uno spazio per consolidamenti e virtualizzazioni che non erano stati pienamente sfruttati.
In questo scenario, Oracle ha deciso di giocare una carta originale lanciando un’offerta di sistemi on-premise in grado però di supportare servizi Infrastructure as a Service, e confermando quindi la sua capacità di muoversi in tutte le configurazioni del cloud computing.

 

 

Sistemi ingegnerizzati disponibili come IaaS on-premise
 

Nello specifico, sono i sistemi ingegnerizzati a essere coinvolti in questa nuova offerta. Ovvero quelle piattaforme che Oracle ha ideato per andare a supportare determinate esigenze in termini di gestione dei database e di analisi dei dati, e quindi: Exadata Database Machine, Exalogic Elastic Cloud, Sparc SuperCluster, Exalytics In-Memory Machine e Sun ZFS Storage Appliance. “In pratica l’azienda cliente installa all’interno del suo data center dei sistemi che rimangono di proprietà di Oracle, riconoscendo un canone mensile o trimestrale sulla base di un contratto di tre o cinque anni”, spiega Ennio Ceccarelli, country leader systems di Oracle Italia.
L’offerta Oracle IaaS comprende capacità di calcolo ‘elastica’ e on demand, consentendo pertanto di aggiungere o rimuovere le risorse per gestire workload in continuo cambiamento. In questo modo è possibile pagare per i picchi di potenza solo quando sono effettivamente necessari, assicura la società. I clienti possono gestire i sistemi autonomamente o aggiungere gli Oracle Managed Cloud Services come opzione per dotarsi di servizi applicativi e cloud completamente gestiti.
L’infrastruttura cloud privata on-premise fornisce alle aziende pieno controllo e visibilità sui rispettivi ambienti IT, permettendo così di rispettare i requisiti di sicurezza e di conformità definiti internamente o per via normativa. Il tutto consentendo di beneficiare nel conto economico aziendale dei vantaggi derivanti dal passaggio da immobilizzo di capitale (Capex) a spesa operativa (Opex).

Nuovo processore Sparc e nuovi sistemi midrange e high end
Ma per gli ambienti enterprise, le novità di Oracle non finiscono con la nuova offerta di sistemi ingegnerizzati. La società ha infatti rilasciato il nuovo processore Sparc T5, che viene presentato come “il processore più potente al mondo”. Rispetto al T4 realizzato in tecnologia a 40 nanometri, e rilasciato a fine 2011, il nuovo processore, costruito a 28 nm, raddoppia il numero di core, raddoppia quello dei threads (il T5 gestisce fino a 8 threads) e raddoppia la velocità di accesso alla memoria. Non solo, le nuove velocità hanno consentito al gruppo di progetto di Oracle di integrare a livello di silicio delle funzionalità software di base importanti, quali: le query a database, le chiamate alle applicazioni e le funzionalità di crittazione e decrittazione dei dati; consentendo per tutte queste operazioni un miglioramento fino a 10 volte nelle performance rispetto al processore T4 della generazione precedente.
Questi miglioramenti sono alla base di una nuova configurazione dell’offerta di sistemi Sparc per gli ambienti enterprise midrange e high end. Delle novità che vanno ad aggiungersi, e quindi non sostituiscono, ai server esistenti della famiglia T4. Sistemi che rappresentano l’evoluzione tecnologica di una storia che ha ormai raggiunto i 20 anni, quella del sistema operativo Solaris, lo Unix che Sun, acquisita da Oracle nel 2010, sviluppò inizialmente per le sue piattaforme tecnico-scientifiche.
La nuova gamma midrange dei sistemi Sparc T5 è disponibile in configurazioni a 2, 4, e 8 socket (ogni socket monta fino a 16 core), mentre le piattaforme high end M5 possono essere rilasciate con 16 o 32 socket. Nella configurazione di fascia più alta, il sistema M5-32 può supportare fino a 32 TB di memoria e assicura una larghezza di banda per le operazioni di memoria pari a 1,4 TB al secondo. “La nuova proposta di piattaforme Oracle Sparc consente una scalabilità quasi lineare, basandosi su un unico core comune, un solo sistema operativo e un unico set di strumenti per la gestione e la virtualizzazione dei sistemi, e risultano ideali per l’implementazione di ambienti cloud”, spiega Ceccarelli.

 

 

Una strategia che guarda all’installato del database
 

Con questo annuncio, Oracle si metterà a caccia di tutte quelle aziende che oggi utilizzano il database Oracle con le piattaforme più diverse. I nuovi sistemi T5 e M5 in abbinamento con Solaris, infatti, risultano particolarmente ottimizzati per assicurare le migliori prestazioni dello storico prodotto della società. Non c’è dubbio che sia una strategia di ampio respiro, che guarda ben al di là della base installata dei vecchi server Sun, e va ben oltre anche a quella dei sistemi nati in altri ‘mondi’ Unix che oggi non sono più supportati dai loro sviluppatori iniziali, ma che oggi continuano a lavorare, un esempio su tutti HP-UX. “Abbiamo a che fare con un mercato potenzialmente molto vasto – dichiara Ceccarelli. E anche diverse aziende che in passato sono andate su piattaforme x86 abbinate a Linux, oggi ci stanno chiedendo di dare una risposta in termini di affidabilità e robustezza che fino a ieri mancava”.

 

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