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Sicurezza
 

23/01/2017

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Il cuore per criptare i dati

Alcuni ricercatori hanno sviluppato un metodo che sfrutta i dati raccolti dai dispositivi medicali per affiancare quelli più tradizionali di protezione delle informazioni.

Come criptare i dati personali più sensibili quali ad esempio quelli registrati da apparati medicali, abbassando i costi e i consumi energetici legati alla generazione delle chiavi di cifratura? Una soluzione la stanno sviluppando i ricercatori della Binghamton State University di New York che ritengono sia possibile affidarsi alle misurazioni dell’attività elettrica cardiaca, riutilizzando i dati raccolti e trasmessi dagli stessi dispositivi preposti all’esame.

“I segnali prodotti da un elettrocardiogramma sono uno dei più comuni e importanti parametri fisiologici raccolti e analizzati per comprendere la salute di un paziente. Mentre i relativi segnali vengono generati a fini diagnostici e trasmessi attraverso reti ai sistemi di archiviazione elettronica sanitaria, li abbiamo riutilizzati in modo strategico per la criptatura dei dati. Grazie a tale strategia la sicurezza e la privacy possono essere potenziate a un costo minimo”, afferma uno dei coautori della ricerca, Zhanpeng Jin.

Il sistema è descritto nel white paper A Robust and Reusable ECG-based Authentication and Data Encryption Scheme for eHealth Systems. Più nel dettaglio i dati di un paziente sono stati criptati usando il suo elettrocardiogramma, che registra l’attività elettrica del cuore misurato da un biosensore a contatto con la pelle, come chiave per bloccare e sbloccare quanto generato, sostituendo i tradizionali e consolidati sistemi di encryption e i loro complessi calcoli matematici particolarmente onerosi dal punto di vista elaborativo, che per ora non possono però essere del tutto abbandonati.

Bisogna infatti tener conto, spiegano i ricercatori, che le variazioni delle pulsazioni cardiache - legate a diversi fattori fisici ed emozionali - rendono in ogni caso attualmente necessario un affiancamento della nuova tecnica descritta nel white paper a quella più tradizionale. I ricercatori stanno però lavorando per tenere conto anche di suddette variabili e rendere il sistema completamente indipendente e utilizzare il battito cardiaco come password di accesso definitiva.

 

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