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23/04/2018

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di Ruggero Vota

Creare, sviluppare e simulare senza barriere

Le logiche consolidate dell’ufficio progettazione vengono sempre più messe in discussione da una forte richiesta di collaborazione che emerge da tutti gli altri processi aziendali, spinti da un mercato che chiede velocità e flessibilità.

© Delux – Fotolia.com

Cloud, IoT, realtà virtuale e aumentata... Sono queste alcune innovazioni importanti che stanno entrando nel mondo della progettazione che sempre più comprende, non solo la creazione di nuovi beni fisici, ma anche i servizi che attraverso i nuovi oggetti un produttore può ideare per portare maggiore valore ai clienti. Con gli orizzonti della progettazione che si allargano in molte direzioni, la necessità di collegare questo processo al resto delle attività aziendali, in primis quelle più rivolte al mercato come il marketing e le vendite, e non solo la produzione, diventa sempre più importante. In questo scenario ritorna il tema della Progettazione Collaborativa, un modello che in passato ha visto solo una parziale affermazione per diversi motivi. Oggi invece, davanti a un mercato che sarà fatto sempre di più da ‘prodotti connessi’, le tecnologie per abilitare una profonda integrazione tra la progettazione e il resto dei processi aziendali aprono uno scenario nella condivisione dei dati molto più ampio e completo. Il nuovo concetto di Progettazione 4.0 è stato declinato nella tavola rotonda pubblicata in queste pagine insieme ai rappresentanti di alcuni importanti operatori che affrontano il tema da diversi punti di vista: Autodesk, Oracle, PRO.FILE, Horsa e Negroni Key Engineering.


Ai nostri interlocutori abbiamo posto le seguenti domande:

Come è gestita oggi all’interno delle aziende italiane, e come sta evolvendo, la relazione tra progettazione, il resto dell’impresa e il suo ecosistema di filiera?

Quali sono i fattori abilitanti, non solo tecnologici, che portano la progettazione verso una maggiore collaborazione?

Quali sono i trend tecnologici per questo mondo che declinate nella vostra offerta?

Di seguito le opinioni e la descrizione di esperienze emerse nella tavola rotonda.

Domenico BerardiDomenico Berardi, Territory Account Sales Executive Manufacturing, Autodesk.
Oggi è importante per il CAD connotarsi come un processo efficiente e integrato con i processi aziendali che il cliente ritiene utili collegare al lavoro dell’ufficio progettazione. Questo deve aprire le porte per collaborare con le altre aree aziendali che hanno obiettivi diversi, ma che per lavorare bene non possono che partire dai dati di progettazione. Da qui la scelta di rendere le nostre soluzioni più facilmente fruibili attraverso la disponibilità delle versioni cloud di molti dei nostri prodotti, il cui nome è sempre seguito dal suffisso ‘360’. Offriamo le soluzioni cloud esclusivamente con un modello a subscription, e la ricezione di queste da parte del mercato si è dimostrata molto buona. Ciò non toglie che la maggioranza dei nostri interlocutori abituali all’interno delle aziende non seguono ancora questa visione. Da un lato i progettisti spesso sono su posizioni conservative, dall’altro le persone dell’IT difficilmente si sono occupate di progettazione e sono poco propense a proporre innovazioni in un dominio controllato da altri. Stiamo quindi, non senza difficoltà, cercando di cambiare interlocutori. Sempre più parliamo con persone del marketing e delle vendite trovando generalmente una buona disponibilità poiché sono le aree che quotidianamente hanno un contatto stretto con il mercato.
In base ad alcune ricerche il 20% delle aziende adotta soluzioni di progettazione collaborativa: un dato troppo basso. In molti uffici di progettazione l’accesso alle risorse di comunicazione è basato ancora su soluzioni molto basiche e semplici, come per esempio la posta elettronica con indirizzi generici (progettazione@...), e quindi c’è ancora molto lavoro da fare. Sono diversi i fattori che spingono a favore della progettazione collaborativa. Uno dei principali è sicuramente l’usura precoce dei prodotti, come succede per esempio per gli smartphone oppure i computer. Sempre più i prodotti si possono personalizzare e configurare, basti pensare all’acquisto di un’auto, mentre i tempi per portare un nuovo prodotto sul mercato si accorciano sempre di più. Il fattore che può spingere lo scenario attuale verso questo cambiamento è solo culturale: collaborare e fare sinergia sono elementi che vanno sviluppati con competenze e capacità specifiche. Occorre pensare a quello che succede a monte e a valle del proprio dipartimento, mentre troppo spesso capita che analizzando l’insuccesso di un prodotto si scopre ex-post che nella fase di progettazione o di sviluppo non si è tenuto conto di alcuni fattori importanti. Sul fronte dell’innovazione della nostra offerta indirizzata ai mercati architettonico, engineering, costruzioni (nella nostra offerta indicati dalla sigla AEC), manifatturiero, cinematografia e animazione, vediamo sempre più come questi settori interagiscano tra loro. Per esempio le soluzioni di realtà virtuale, sviluppate in origine per il cinema, oggi si utilizzano anche nel manifatturiero e nell’AEC; mentre si parla sempre di più anche di BIM nel manifatturiero (BIM: building information modeling, ndr).
In Industria 4.0 si ritrovano tecnologie sviluppate in ambiti molto diversi che oggi sono in sinergia tra loro. Molte aziende hanno capito come il valore del cloud vada ben al di là della facile condivisione del dato, ma la tecnologia genera ancora molte domande, nonostante ormai da anni in questo mercato si muovano fornitori di comprovata solidità non solo tecnologica. In ogni caso, Autodesk mette a disposizione un portafoglio di soluzioni completo orientato allo sviluppo prodotto fruibile in modalità cloud. Un ultimo tema di innovazione della nostra offerta è la stampa 3D, in seguito a un’acquisizione del 2016 abbiamo sviluppato una serie di soluzioni in questo ambito che raggiunge il livello di qualità dei prodotti storici basati sull’asportazione di materiale. Oggi le competenze di un fornitore del mercato manufacturing devono essere assolutamente allo stesso livello in entrambi i mondi.

Maurizio CiraoloMaurizio Ciraolo, PPM Division Manager, Horsa.
Siamo un system integrator che offre al mercato, soprattutto delle medie imprese, soluzioni relative a molte tematiche del mondo ICT. Il nostro brand ha una decina d’anni, abbiamo diverse sedi in Italia e all’estero e complessivamente siamo circa 500 persone. Con la divisione Project Portfolio Management, di cui sono il responsabile, seguiamo tutti i temi della gestione del progetto con uno sguardo molto più ampio e articolato rispetto all’esecuzione del disegno. Operiamo in tutte le aree verticali – Oil&Gas, ingegneria, architettura, costruzioni, manufacturing… - e oggi vediamo anche noi un forte interesse al fenomeno BIM insieme a quello per Industria 4.0. Incontriamo molte aziende, di tutti i settori e di tutte le dimensioni, e riscontriamo che l’ufficio progettazione in molte realtà oggi è un ‘mondo a parte’, piuttosto chiuso. Le richieste di adozione di soluzioni per l’ufficio tecnico, o di progettazione, arrivano oggi dalla produzione, dal marketing, oppure dai vertici aziendali, CEO e COO, che vogliono riorganizzare i processi. Il nostro approccio consente di rispondere a queste richieste. Ciò che proponiamo alle aziende con i nostri sistemi è una gestione ‘integrata’ del progetto che inizi fin dai primi passi in modo strutturato a partire dalla richiesta (demand management), che oggi può arrivare da molte fonti diverse, e quindi passi alla selezione di quali progetti affrontare, decidere come farli e poi eseguirli in maniera efficiente (“Do the right things and Do the things right”). È un modello operativo che risponde alla logica della Progettazione Strategica, dove indicazioni e richieste sono raccolte da più fonti e che vede fin da subito coinvolto anche l’ufficio progettazione per una valutazione sulla fattibilità di ciò che viene proposto. Non sempre però il tema della progettazione strategica è preso nella giusta considerazione anche nei piani alti delle aziende,e capita spesso che l’ufficio progettazione entri in gioco in un secondo tempo con non poche ripercussioni negative sull’efficienza e i tempi del processo. È fondamentale strutturare la parte iniziale delle richieste e compiere le analisi più adeguate prima di iniziare la progettazione vera e propria. Con un gioco di parole io dico: ‘Progettare la progettazione’. Questo modello rimane valido quando le aziende abbracciano anche per la progettazione l’approccio ‘Agile’, come sempre più spesso capita oggi. Anche un processo ‘Agile’ deve essere strutturato, e comunque non significa recepire sempre tutte le richieste che arrivano dall’esterno. Fare progettazione con questa metodologia significa semmai focalizzarsi sugli aspetti principali del progetto per accelerare i tempi di realizzazione e definire i dettagli mano a mano che il progetto procede. Differenziare il prodotto, soprattutto il prodotto connesso, è oggi il fattore abilitante che può portare la progettazione a una maggiore collaborazione con le altre aree aziendali e anche con gli attori esterni che interagiscono con essa.
L’organizzazione della progettazione abilita una visione olistica di tutto il processo e permette di intervenire con efficacia in modalità diverse a seconda dello stato di avanzamento dello stesso. Strutturare meglio l’azienda in questa direzione significa anche incrementare il suo livello di competitività. Lo scenario attuale però dice che le richieste di modifica vengono sempre gestite in emergenza continua e quando si devono fare le cose di corsa e/o con risorse limitate, si rischia di incidere negativamente sulla qualità. Così come insegna uno dei concetti fondamentali del Project Management: il Triangolo ‘magico’ dei Vincoli di Tempo, Costi e Qualità. Non a caso, alcune analisi indicano tra gli aspetti importanti per il mondo del Project Management quello degli ‘emergent works’. La gestione unitaria del dato è un altro aspetto critico che deve essere risolto. Nelle aziende generalmente di dati ce ne sono tanti e dispersi in tante applicazioni che è difficile far parlare tra di loro, far convergere tutto per estrarre informazioni vere può essere molto complicato se non si adottano le giuste tecnologie (per esempio big data). Il cloud è un trend tecnologico verso cui le aziende guardano con sempre più interesse. Forniamo sempre di più servizi in questa modalità, sia grazie ai vendor, che sono sempre più orientati alla modalità Software as a Service, sia mettendo a disposizione i nostri data center. Per molte ragioni, il timore di non avere i dati a disposizione nei propri ambienti è oggi in via di superamento. Da un lato è scattata la consapevolezza che i dati aziendali gestiti in cloud da service provider affidabili sono comunque sicuri, se non più sicuri rispetto alla conservazione nei sistemi aziendali. Dall’altro, ci si rende conto che l’infrastruttura IT diventa sempre più complessa e questo ha dei riflessi pesanti sui costi, soprattutto di manutenzione.

Emanuele TuninettiEmanuele Tuninetti, Sales Manager MFG, Negroni Key Engineering.
Come rivenditore Platinum Partner delle soluzioni Autodesk sia per il mondo manifatturiero, oggi focalizzato sull’industria 4.0, sia per quello delle costruzioni, dove il BIM è il tema di questo periodo, abbiamo come target principale le PMI. Siamo focalizzati da sempre sui temi dell’organizzazione e della gestione dei dati di progettazione all’interno del flusso globale dell’azienda. Lavoriamo con sistemi PDM, PLM, ci siamo occupati anche dell’integrazione con lo shop floor delle fabbriche e oggi ci occupiamo anche di realtà virtuale e di integrazione e gestione con i sistemi cloud. Nello scenario attuale vediamo generalmente che l’ufficio progettazione rimane spesso su posizioni caute rispetto alle soluzioni che propongono una maggiore apertura e collaborazione con le altre aree aziendali. Ma quello che oggi sta spostando la logica di governo anche del mondo della progettazione verso le soluzioni di questo tipo è la domanda che arriva dall’interno delle aziende, dai partner e dai collaboratori, ma soprattutto dal mercato. Le richieste di nuovi prodotti o di modifica di quelli esistenti arrivano agli uffici tecnici delle aziende da tutte le parti, in modo né previsto né prevedibile e nelle modalità più diverse e anche meno attese. Negroni Key Engineering si occupa dell’organizzazione anche di questi nuovi flussi di dati e informazioni. I temi del PDM e PLM sono ampiamente conosciuti e dibattuti nel nostro mondo, ma c’è ancora molto da fare visto che solo il 15% dei nostri clienti del comparto manifatturiero adotta sistemi evoluti di organizzazione del dato. È vero però che, anche grazie a una nostra campagna di promozione, nell’ultimo periodo abbiamo registrato una forte crescita nella vendita di licenze relative ai software di collaborazione.
Crediamo quindi che il tema dell’organizzazione del dato e del consolidamento di un rapporto più collaborativo tra progettazione e il resto dell’azienda sia molto sentito. Così come lo è anche nella relazione con fornitori, partner, aziende partecipate e clienti finali. La domanda del mercato ci porta oggi a offrire sistemi di organizzazione dati in cloud dove però non viene offerto un repository generalista, ma una struttura organizzata che ricalca la tipologia di dati e documenti di queste imprese. L’ambiente cloud è quindi organizzato con preview per la gestione della distinta base, della ricambistica e della produzione. Ma le richieste dei clienti vanno ben oltre al tema dell’organizzazione del dato che rappresenta il primo passo per abilitare le nuove necessità delle aziende. Oggi chiedono una produzione veloce e flessibile e che possa essere governata da remoto dall’Italia quando hanno impianti produttivi in diverse parti del mondo. Gli impianti produttivi devono essere sempre connessi e sempre più spesso devono esserlo anche i prodotti. Il nostro compito è dare risposte con soluzioni, tecnologie e competenze a tutte le aree aziendali interessate. Non quindi solo la progettazione, ma anche la produzione, il marketing, le vendite e il resto delle aree operative in azienda. La velocità e la flessibilità caratterizzano anche la domanda dell’area progettazione che chiede di creare oggetti facilmente e nello stesso modo utilizzando un pc, un tablet e/o uno smartphone; e questo senza differenze tra il mondo meccanico, quello dell’impiantistica e il BIM. Inoltre bisogna allargare gli orizzonti ai nuovi temi e quindi insieme alla tradizionale progettazione e produzione per asportazione di materiale, oggi tutti le nostre soluzioni supportano la produzione additiva (stampa 3D). Nell’area della simulazione, oltre alla tradizionale FEM (finite element method) oggi supportiamo analisi di ogni tipo: fluidodinamica, riempimento dello stampo, cinetodinamica, analisi termica e molto altro. Stiamo lavorando per portare le tre componenti della nostra offerta – soluzioni per creare, produrre e simulare – nella logica dell’intelligenza artificiale. Con il Generative Design, per esempio, il CAD non sarà più solo una soluzione per disegnare, ma potrà generare in autonomia il progetto del prodotto partendo da condizioni a contorno che saranno dettate dal mercato e non più solo dal progettista. Infine, oltre che con il rendering e con filmati che fanno vedere le parti in movimento, oggi le presentazioni dei prodotti progettati si fanno con strumenti di realtà aumentata. Una persona si può muovere all’interno di un edificio, così come può salire su un’auto virtuale e muovere il volante, il cambio... Il cloud permette di portare con facilità tutto questo dove il cliente lo desidera.

Enrico BorcaEnrico Borca, Sales & Partner Manager PRO. FILE Italia.
Come fornitore di un sistema PLM, oggi riscontriamo una crescente domanda di integrazione dei dati che risiedono nei vari dipartimenti delle aziende durante l’intero ciclo di vita del prodotto o della commessa. C’è maggiore consapevolezza, da parte sia della progettazione sia delle altre entità, in relazione al fatto che i dati di progetto interessano molto al lavoro delle altre aree aziendali. Il nostro impegno è capire come questa fruibilità può essere resa operativa in ogni azienda, visto che i cosiddetti server dipartimentali non danno più nessuna efficienza. La comunicazione tra le diverse aree aziendali è difficoltosa, lenta e non formalizzata secondo processi definiti, e risulta spesso anche non aggiornata, questo perché il dato che risiede nei sistemi dipartimentali spesso non lo è. Tutte le aree aziendali sono oggi interlocutori dell’ufficio progettazione: dalla produzione all’ufficio commerciale, dall’ufficio acquisti al marketing e così via fino alla direzione generale che oggi chiede di poter tenere sotto controllo lo stato di avanzamento dei progetti fin dall’inizio a partire quindi dalla progettazione. Nella nostra visione il PLM è il pilastro fondamentale dei temi della digitalizzazione delle aziende e di Industria 4.0: il nostro sistema PRO.FILE di Product Lifecycle e Document Management, che estende il PLM anche alla gestione documentale strutturata, organizza un repository unico aziendale per tutti i dati utili allo sviluppo delle commesse e dei prodotti. Un sistema centralizzato e sicuro dove le informazioni sono sempre aggiornate, ma che rende possibile ricostruire il percorso che ha portato a determinate decisioni. In ogni azienda esiste un gap tra la realtà tecnologica dell’impresa e ogni singolo individuo che ne fa parte. Noi vogliamo colmare questo gap, e oggi gli uffici progettazione ci chiedono di fare innovazione molto più che in passato, quando la domanda si concentrava sulla richiesta di nuove funzionalità, e di aiutarli a portare questa innovazione negli altri dipartimenti aziendali. Innovare oggi significa cambiare in meglio il modo di lavorare delle persone, delle applicazioni, dei processi aziendali e snellire le procedure. Le persone che hanno importanti competenze in azienda non devono occuparsi delle problematiche legate alla sua inefficienza, ma devono potersi concentrare sulle complessità del loro lavoro. I fattori che portano la progettazione verso nuove soluzioni di collaborazione sono tre: il primo è la crescita della meccatronica, vissuta da molte aziende italiane, che obbliga i dipartimenti di progettazione meccanica ed elettronica a comunicare meglio tra loro, se non addirittura a integrarsi e a lavorare con un solo sistema che gestisca entrambe. Altro aspetto fondamentale della nostra proposta PLM è la gestione multisito per la condivisione dei dati con le sedi remote. Secondo il modello dati aziendale univoco configurato nel nostro PLM, il nostro sistema cloud PROOM per la collaborazione tra clienti e fornitori consente di scambiare file molto grandi con facilità e sicurezza fuori dal data center aziendale. Il processo di armonizzazione delle varie tecnologie nei diversi siti aziendali è lungo e le aziende preferiscono un approccio soft al cambiamento: l’utilizzo di una soluzione PLM implementabile a step successivi permette di migliorare l’efficienza dei processi aziendali. Terzo punto, la progettazione interna nelle aziende si avvale sempre più di partner esterni. Tenere allineati i dati di un progetto che arrivano da più parti non è facile. In questo caso abbiamo implementato in cloud una ‘Collaboration Room’ dove si realizza in sicurezza la fusione tra quanto fatto all’interno con i lavori esterni. Il mercato rimane molto focalizzato sulla riduzione del costo e il parametro sul quale si misura l’adozione di una soluzione tecnologica è il TCO (total cost of ownership) anche su archi temporali brevi, tre anni. Ma a mio avviso le nuove tecnologie di Industria 4.0 devono essere viste come investimenti per cogliere nuove opportunità. Nel nostro approccio il sistema PLM si inserisce in maniera non invasiva per armonizzare i processi aziendali tra i vari sistemi quali ERP, CRM, eccetera, e puntiamo alla salvaguardia degli investimenti che il cliente ha fatto nel tempo nei diversi dipartimenti. Proponiamo sempre di partire con una prima implementazione completa per realizzare il repository comune dei dati aziendali che mediamente realizziamo, guardando allo storico dei clienti, in tre o quattro mesi. Dopo il cliente può implementare la gestione dei processi e le altre funzionalità del PLM nei tempi desiderati.

Simone MarchettiSimone Marchetti, Digital Supply Chain Sales Development Manager, Oracle Italia.
Aziende di produzione e distribuzione sono oggi di fronte a uno scenario di business in profonda trasformazione. La disponibilità di smartphone e il sempre crescente utilizzo dei social network pone il consumatore finale in una posizione di forza, innescando una dinamica di ipercompetizione. Assistiamo a uno spostamento dei modelli di consumo, e infatti si parla sempre più di servitizzazione e consumerizzazione. Simili dinamiche hanno un impatto rilevante se viste dal punto di vista dei dipartimenti di progettazione. Il ciclo di vita dei prodotti e servizi si è notevolmente ridotto. I consumatori chiedono continuamente novità e, soprattutto, vogliono acquistare non solo un prodotto ma un’intera esperienza di fruizione. Per soddisfare un cliente così esigente è necessario ascoltare le cosiddette voci di mercato, intercettando i bisogni e intervenendo negli adeguati spazi di business. Per fare tutto questo è necessario dotarsi di strumenti capaci di elaborare i dati provenienti dalle diverse fonti disponibili in modo da accelerare i processi creativi e decisionali, con particolare attenzione a tutti gli aspetti che impattano sia la finanza che la produzione che la logistica, ottimizzando il risultato finale. Per stare al passo con questi mutamenti, le aziende stanno mettendo in campo molte risorse per intraprendere un percorso coerente verso la trasformazione digitale dei loro processi. Oracle ha deciso di puntare sul cloud con la convinzione che tale approccio possa portare un utile beneficio a tutte quelle imprese che devono correre contro il tempo per colmare il gap che sentono di avere tra loro e il mercato. Nelle PMI italiane risiede molta cultura dell’innovazione, grazie alla quale realizziamo prodotti venduti in tutto il mondo. Le tecnologie IT possono aiutare queste aziende a mantenere la loro competitività a livello mondiale e alla sostenibilità economica del nostro sistema industriale. Abbiamo quindi tutti un lavoro importante da fare. Crediamo che soprattutto in questo contesto il cloud rappresenti un acceleratore fondamentale. Grazie al cloud anche aziende di medie dimensioni possono intraprendere un percorso di digitalizzazione coerente con la loro struttura costi, sfruttando tutte le più moderne tecnologie rese disponibili da Oracle nelle sue applicazioni. Il dato, la sua gestione, la capacità di estrarre informazioni da volumi di dati sempre più ampi e variegati è fattore abilitante che va però messo in relazione con il fattore tempo per avere la disponibilità dell’informazione giusta nel momento giusto.
Un altro fattore abilitante, credo il più importante, sono poi le persone poiché sono loro, che a prescindere dal supporto tecnologico a disposizione, ad agire o a non agire verso il cambiamento. Gli strumenti tecnologici devono dare spazio alla creatività, coltivare il talento delle persone, aumentare la cultura aziendale. In questo senso Oracle mette a disposizione delle applicazioni collaborative che replicano le esperienze di condivisione che tutti oggi fanno quotidianamente nei social network. Le persone non devono subire la tecnologia, devono utilizzarla al meglio per sviluppare qualità e capacità. I trend tecnologici che stiamo sviluppando nella nostra offerta fanno riferimento a quelle soluzioni che permettono alle aziende di colmare quel gap, a cui ho già fatto riferimento, che sta tra la possibilità dell’azienda di rispondere ai cambiamenti del mercato e la velocità con la quale questi avvengono. Oggi parliamo quindi di intelligenza artificiale e di blockchain, mentre per l’IoT l’obiettivo è fare in modo che da tutti i dati che potenzialmente possono arrivare alle nostre applicazioni da macchine e sensori si possano estrarre delle utili informazioni di valore. Di dati ce ne sono anche troppi, e lo sforzo che bisogna fare è quello di non disperdere forze e risorse.
È il tema che i nostri clienti ci chiedono di affrontare. Nell’ambito della manutenzione, settore in fermento per la possibilità di realizzare nuovi servizi a valore che possono essere ‘venduti’, oggi è importante capire quali dati sono veramente utili al cliente e quindi da questi avere indicazioni su come costruire i prodotti del futuro. Dare al cliente i dati giusti che possono servire al suo miglioramento è un obiettivo di qualità, mentre invece dare al cliente tutti i dati che possono essere generati da una macchina è un’azione che spreca risorse e che svilisce il valore dell’azione del fornitore. Per noi è importante capire insieme al cliente quale valore le nostre tecnologie possono portare al suo business, ottenendo benefici concreti con un approccio trasparente.

 
TAG: Collaboration - CAD - PLM

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