Estate 2020
Mobile/Wireless
 

30/07/2014

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Cosa fare quando scatta l'ora dello IoT

Qualche suggerimento per chi vuole avvicinarsi a questa nuova soluzione tecnologica per capire come ricavarne valore per il business

L’internet delle cose (IoT, acronimo dall’inglese ‘internet of things’) mette in collegamento beni e risorse remote e crea un flusso di dati tra questi (con possibilità di implementare anche un controllo su questo flusso) e un sistema di gestione centralizzato, offrendo la possibilità di integrare tali beni e risorse nei processi aziendali esistenti per ottenere informazioni relativi a questi su stato, posizione, funzionalità e molto altro ancora. La disponibilità di informazioni in tempo reale permette di conoscere in modo più preciso lo stato dei beni e, di conseguenza, di migliorarne le modalità di utilizzo e la produttività attraverso forme d’uso ottimizzate e un supporto decisionale più accurato. Non bisogna però assolutamente sottovalutare l’importanza, dal punto di vista della criticità, che rivestono elementi come la connettività, la possibilità di raccogliere, interpretare e analizzare i flussi di dati, la possibilità di gestire sia il singolo bene che i beni a esso associati (se presenti), che riflettono collettivamente la situazione remota, e i sistemi decisionali automatizzati che agiscono in base alle informazioni ricevute. Tutte queste capacità sono importanti, anzi essenziali, per gestire i beni in modo efficiente, ma il loro valore potenziale ai fini del business è solo latente. E certamente non basta costruire la migliore architettura IoT immaginabile per giustificare gli investimenti e garantire il successo del business.

 

Un valore latente da concretizzare
Un valore latente diventa tangibile quando può incidere sul bilancio di un’azienda in termini di maggiori ricavi, efficienza, redditività o qualunque altro aspetto che si realizzi concretamente nel momento in cui viene presa un’effettiva decisione riguardo al bene remoto o a un altro bene, o persino all’ambiente remoto in cui il bene si trova. È solo allora che il valore dell’internet delle cose diventerà tangibile. In questo scenario, le problematiche sono diversificate, e l’abilità del responsabile dell’IT che dovrà affrontare il tema IoT sarà nel riconoscere la situazione reale in cui è inserito questo progetto, e quindi lo scenario tecnologico applicativo a cui dovrà fare riferimento per concretizzare il valore ipotizzato. Due esempi possono aiutare a capire quali siano le difficoltà di orientamento a cui si può andare incontro. Alcuni beni, come i motori dei velivoli o le macchine industriali, possono generare anche più di un terabyte di dati al giorno; in questi casi occorrerà padroneggiare le tecnologie e gli approcci inerenti ai big data. All’estremo opposto si trovano le grandi reti di sensori che producono ciascuno pochi byte di dati al giorno; in questi casi sarà l’esigenza di gestire migliaia di questi sensori che renderà necessario concentrarsi sullo sviluppo di piattaforme efficienti per la gestione dei sistemi e la loro integrazione nelle infrastrutture e nei processi aziendali esistenti. Questi possono essere particolarmente complessi quando i beni remoti formano o monitorizzano un ambiente vasto e articolato, come nel caso delle reti smart grid delle utility.

 

Alcuni esempi da prendere in considerazione
Alcuni degli scenari più interessanti per la creazione di valore dallo IoT emergono dai tre esempi, che fanno riferimento a tre aree distinte, proposti qui di seguito e che invitiamo a prendere in considerazione. L’importanza relativa di ogni area e le esigenze specifiche dell’azienda possono variare sensibilmente da settore a settore, perciò è necessario adottare una prospettiva che tenga conto del campo di attività.
La prima area è quella delle ‘tecnologie operative’ (d’ora in poi anche TO), che si riferisce ai beni aziendali, come i sistemi e le macchine di produzione. È ormai da molto tempo che le tecnologie informatiche vengono utilizzate per integrare funzionalità intelligenti anche in questi apparati. Con la progressiva diminuzione dei costi e delle dimensioni dei dispositivi intelligenti, la tendenza alla ‘computerizzazione’ ha subito un’accelerazione e si è estesa a nuove aree. L’intersezione tra le tecnologie operative intelligenti, internet e le tecnologie informatiche si sta quindi espandendo, rendendo le TO una componente primaria dell’IoT. Tutte le aziende che dispongono di un insieme considerevole di beni fisici utilizzati per costruire, distribuire o supportare prodotti o servizi dovrebbero iniziare a esaminare le opportunità esistenti in tale area. Il valore potenziale riguarda non solo le apparecchiature di produzione e quelle industriali, ma anche la gestione dei diversi apparati di facility installati presso le sedi aziendali, poiché è possibile ottimizzarne l’utilizzo e i relativi consumi di energia.

La seconda area è quella della supply chain digitale. Di fatto la supply chain tradizionale finisce con la spedizione delle merci, ma i beni intelligenti, tuttavia, permettono di estendere la supply chain in modo che i servizi di monitoraggio, gli aggiornamenti, i contenuti, l’assistenza e altri servizi digitali possano essere erogati anche dopo la spedizione delle merci e il loro arrivo presso il cliente. Le operazioni di logistica possono così trasformarsi in una supply chain intelligente, mentre le aziende che vendono beni e dispositivi intelligenti connessi a internet possono sviluppare ed estendere ulteriormente la propria supply chain, creando nuove opportunità di business. Benché questa tendenza riguardi in modo particolare la distribuzione di prodotti complessi e ad alto costo, l’abbattimento dei costi dei dispositivi intelligenti embedded e degli approcci standardizzati all’IoT si rifletterà anche sui prodotti meno complessi e più economici. Le aziende dovranno esaminare i prodotti distribuiti ai clienti, e le tecnologie che circondano questi clienti, per studiare gli scenari possibili per la supply chain digitale. La terza area infine è quella delle interazioni con i clienti. In questo caso l’uso individuale delle tecnologie nella vita di ogni giorno ha avuto una crescita esponenziale grazie ai servizi web e ai social, ai dispositivi mobili e ai prodotti intelligenti (TV, elettrodomestici e quant’altro). Nei prossimi cinque anni, dicono gli analisti, questa tendenza subirà un’ulteriore accelerazione, e i consumatori si aspetteranno che l’ambiente intorno a loro agisca in un modo più intelligente, con la capacità di integrarsi nei loro ‘cloud personali’. In questo contesto, ogni azienda dovrebbe definire un insieme di ‘persone tipo’ che identifichino il proprio target di clienti, tenendo conto non solo del modo in cui i clienti tendono a usare il prodotto, ma anche delle altre tecnologie (tradizionali o IoT) con cui potrebbero utilizzarlo. In particolare, si dovranno prendere in esame le interazioni di marketing, acquisto, utilizzo e supporto, e identificare scenari realistici nei quali l’aggiunta di una nuova interazione in tempo reale supportata dalle tecnologie possa creare un valore aggiunto per ognuna di queste tipologie di interazioni. Si dovranno inoltre identificare i particolari elementi di dati che potranno essere ricevuti o inviati al cliente nel contesto di quell’interazione.

 

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