Eventi 2018
 

01/08/2018

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Roberto Ferrari

Cosa cambia per la e-fattura con la proroga sui carburanti

Tra rinvii e conferme scopriamo tutte le novità contenute nel Decreto legge 79/2018.

Benzina - © iStock - Geribody

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Legge nr. 79/2018 è stato posticipato l’obbligo di emissione della fattura elettronica per le vendite di benzina e gasolio per autotrazione da parte dei gestori degli impianti stradali. Il decreto interviene su due diversi fronti. Da una parte introduce il rinvio al 1° gennaio 2019 dell’obbligo di emissione della fattura elettronica per le cessioni di carburanti, ma solo per le cessioni da parte dei gestori degli impianti stradali. Dall’altra, conferma l’avvio di altre disposizioni già introdotte dalla Legge 205/2017. In particolare, viene confermato l’obbligo di emissione della fattura elettronica per le prestazioni rese da subappaltatori e subcontraenti nel quadro di contratti con la Pubblica Amministrazione nonché l’obbligo di pagamento tracciato degli acquisti di carburante. Il quadro, se possibile, risulta ora ancora più articolato. Vediamo i dettagli.

Proroga e-fattura carburanti 
Il dipendente di una azienda, il professionista o il direttore generale che dal 1° luglio fa rifornimento di carburante per il mezzo aziendale o professionale, può utilizzare tre diverse modalità per documentarne l’acquisto. Vediamo le singole soluzioni:

a) Potrà chiedere l’emissione della fattura elettronica per l’acquisto del carburante. La fattura elettronica può essere infatti utilizzata volontariamente quale uno dei documenti fiscalmente validi.

b) Alternativamente, potrà produrre la carta carburante, con le medesime modalità valide sino al 30 giugno. In breve, potrà documentare l’acquisto mediante un documento che reca i dati del proprietario e la targa del veicolo e facendo apporre timbro e firma del gestore accanto i dati del rifornimento (data, quantità, importo). A fine periodo (mese o trimestre) dovrà ricordarsi di completare i dati indicando il numero di chilometri percorsi.

c) Potrà, ancora alternativamente, conservare il solo scontrino della carta di credito, del bancomat o di altri strumenti di pagamento tracciabili. Premesso che l’acquisto di carburante con modalità diverse da quelle indicate preclude la deducibilità del costo, e premesse le differenti modalità operative che ognuno può facilmente immaginare, è il caso di evidenziare i diversi profili fiscali delle soluzioni possibili. Fattura elettronica e carta carburante (soluzione a) e b)) permettono di rilevare l’IVA applicata, e quindi, nei limiti consentiti, di dedurre l’IVA sull’acquisto. Ne consegue una riduzione del costo: percentualmente una lieve differenza, ma in termini assoluti può rivelarsi una cifra significativa. Diversamente, i sistemi di pagamento tracciabili permettono la deduzione del solo costo. Quindi nessuna deduzione dell’IVA.

Lo stesso decreto ha confermato un’altra novità, introdotta sempre dalla Legge 205/2017, poco sottolineata. La deducibilità del costo di rifornimento del carburante è possibile solo se il pagamento avviene con strumenti di pagamento tracciabili. Il che comporta che il personale d’azienda o il professionista che si trovi a far rifornimento di carburante per il veicolo aziendale debba essere dotato di un sistema di pagamento aziendale tracciabile. Vale qualsiasi mezzo di pagamento tracciabile, quale assegni e vaglia bancari e postali, ma anche sistemi di pagamento elettronici quali gli addebiti diretti sul conto corrente, i bonifici oltre che le carte di credito e di debito.

Acquisti diretti da intermediari e/o dalle compagnie petrolifere
È probabile un incremento dei pagamenti ‘elettronici’. Provvidenzialmente la Legge 205/2017 ha introdotto un credito d’imposta per i gestori: viene infatti riconosciuto un beneficio pari al 50% delle commissioni addebitate al gestore. Dunque, tutto risolto? Pare di no. A dire il vero, una parte dei contribuenti si troverà ad aver a che fare con la fattura elettronica per l’acquisto di carburante. È il caso, direi felice, dei contribuenti che acquistano carburante direttamente dagli intermediari o dalle compagnie petrolifere. Si tratta di un sistema di acquisto conosciuto come ‘netting’ in cui la compagnia petrolifera rilascia una sorta di carta di credito da utilizzare per effettuare il rifornimento presso i distributori della compagnia. È necessario sottoscrivere preventivamente un contratto di somministrazione. La fattura è generalmente mensile e il pagamento avviene con addebito sul conto corrente dell’acquirente. Peraltro, è anche possibile indicare a ogni rifornimento il numero di chilometri percorsi così da completare il set di dati richiesti per la corretta documentazione degli acquisti di carburante. Allo stato ritengo questa la soluzione migliore. Aziende e professionisti risolvono il rebus con una fattura elettronica di acquisto che reca il dettaglio dei rifornimenti ed un solo esborso mensile con pagamento tracciato. Ma anche i gestori degli impianti dovranno cimentarsi con la fattura elettronica. Per l’acquisto di carburante dalle compagnie petrolifere riceveranno, appunto, una fattura elettronica. E questo sin dal 1° luglio. Stessa sorte per le aziende con deposito carburante interno. Anche loro riceveranno fattura elettronica poiché il carburante è destinato ad un impianto di distribuzione ‘privato’.

Periodo transitorio
La data del 1° gennaio 2019 segna l’avvio della fatturazione elettronica per gran parte delle transazioni tra privati. Ne consegue che le aziende ed i professionisti coinvolti dovranno dotarsi di strumenti e procedure coerenti con le nuove modalità di fatturazione. L’anticipo al 1° luglio rappresenta, pur con una portata ridotta, una buona occasione per selezionare gli opportuni strumenti informatici e per formulare e testare le nuove procedure operative. Ecco 3 punti a cui prestare attenzione (per chi non lo abbia ancora fatto n.d.r) 

Identificazione
L’Agenzia delle Entrate ha predisposto un sistema per facilitare l’identificazione degli operatori economici. Mediante l’accesso al portale Fisconline è possibile indicare il proprio indirizzo PEC o codice univoco per ottenere un QR code contenete tutti i dati necessari da comunicare al fornitore per l’emissione della fattura elettronica. Per gli operatori sprovvisti dell’accesso a Fisconline è possibile delegare un soggetto terzo (in genere un professionista) mediante delega scritta da presentare all’Agenzia delle Entrate. In tal caso è il professionista che indicherà i dati dell’operatore e consegnerà il QR code.

Sistema gestione fatture elettroniche
Sempre l’Agenzia delle Entrate fornisce un sistema di gestione delle fatture elettroniche. Vi si accede direttamente con proprie credenziali al portale Fisconline o tramite professionista delegato. Come si può ben immaginare il portale mette a disposizione del contribuente (azienda o professionista) soluzioni software ‘basiche’, utili se il numero dei documenti da gestire (sia in ingresso, fatture di acquisto, che in uscita, fatture di vendita) non è consistente. Sistema che, va ricordato, è assolutamente gratuito ma che credo sia poco utile in assenza di un rigore amministrativo teutonico. Diversamente, se si vuole spingere l’automazione dei processi, se si desidera un controllo rigoroso nella gestione delle fatture ricevute o emesse, esistono soluzioni più o meno integrabili e integrate che permettono una forte automazione dei processi e il controllo e la tracciabilità delle attività svolte e da svolgere, anche a mezzo di professionisti abilitati. Per l’amministrazione, la contabilità di queste fatture può avvenire su uno specifico registro contabile dedicato alle sole fatture elettroniche.

Sistema di conservazione
Va ricordato l’obbligo di conservazione delle fatture. In generale la documentazione delle imprese deve essere conservata per dieci anni. Questo è il termine previsto dal Codice Civile che assorbe il minor termine previsto dalle norme fiscali. La conservazione dei documenti elettronici con valore legale (la fattura elettronica è uno di questi) osserva regole specifiche previste da varie norme. Tali norme presiedono alla necessità di garantire la leggibilità e l’immodificabilità del documento per tutto il periodo di conservazione. Data la possibile alterazione di un documento elettronico, i presidi da attuare sono diversi e vanno garantiti nel tempo, pena la perdita del valore legale del documento elettronico. Ne consegue la prassi di affidare a soggetti terzi, in possesso di specifici requisiti previsti dalla norma, la conservazione dei documenti elettronici con valore legale. Quindi, l’utilità (la reale necessità) di acquisire un servizio di conservazione dei documenti elettronici.


 

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