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09/06/2017

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di Paolo Morati

Certezze digitali

Sono tante le opportunità offerte dalla trasformazione digitale, ma altrettante le sfide per non renderla un rischio. Corvallis con le sue società indirizza le diverse esigenze delle aziende.

Corvallis

Oggi gli effetti della trasformazione digitale sono sotto gli occhi di tutti, influendo sulla vita quotidiana delle persone, che si trovano in mano strumenti costantemente connessi e operativi, così come sui processi aziendali di front e back office, che vivono un’automazione e intelligenza sempre più spinte. Si tratta di cambiamenti significativi che introducono strumenti innovativi che, in certe occasioni, stravolgono anche le regole di interazione e azione più consolidate. “Il vero tema dei cambiamenti in atto non è però tanto da ricercare nella loro origine ma nelle opportunità che essi generano, cioè cosa possono concretamente permettere di fare, ed i rischi connessi alla loro adozione. L’IT oltre che assumere la veste di fattore abilitante si pone come elemento di confine e controllo tra un loro uso corretto o scorretto, in uno scenario dove un asset strategico come il singolo dato, la singola informazione sta registrando trend di crescita inarrestabili”, spiega Carlo Di Lello, Amministratore Delegato di Corvallis SpA, società del Gruppo Corvallis che controlla una quindicina di realtà focalizzate su diversi ambiti del mondo ICT. Un primo esempio che viene fatto proprio quando si parla di dati è quello degli apparati ‘black box’ intelligenti sempre più presenti nei veicoli automobilistici, in grado di offrire una serie di opportunità non solo per il costruttore stesso in termini di manutenzione elettronica diretta e da remoto, ma anche per società esterne che possono monitorare il comportamento del guidatore e affinare i servizi a lui erogati. O ancora gli aspetti di domotica che permettono di automatizzare e controllare dispositivi e funzioni presenti nelle abitazioni. “Ecco che queste tecnologie, espressione emblematica del tema dell’Internet of Things, con i miliardi di sensori in circolazione previsti per i prossimi anni, offrono degli indubbi vantaggi. Nel contempo emerge il tema della sicurezza come un tassello sul quale chi produce sensoristica o scrive/utilizza i software di raccolta, trasmissione ed elaborazione dei dati deve necessariamente focalizzare la propria attenzione”, prosegue Di Lello.

Carlo Di LelloDalle piante alle polizze
Procedendo con ordine, Corvallis sta oggi lavorando su diversi progetti legati all’uso della sensoristica applicata a svariati settori applicativi e con forti verticalizzazioni. Un primo riguarda la realizzazione di un sistema di sorveglianza fitosanitaria con l’utilizzo di sensori posizionati nei siti d’ispezione nel territorio di Puglia e Sicilia per monitorare lo stato di salute delle piante da remoto, grazie a un progetto realizzato con il MISE e con Istituti specializzati su tale ambito di ricerca. Una seconda iniziativa riguarda invece l’esecuzione da remoto del monitoraggio strutturale interno di edifici e opere civili in calcestruzzo, nell’ambito dei progetti Smart Cities Nazionali. Sono inoltre in corso iniziative progettuali relative all’utilizzo dell’IoT in ambito infomobility, turismo 2.0 e per il monitoraggio dell’inquinamento. E ancora, è in corso una collaborazione con una importante compagnia assicurativa per l’utilizzo dei dati provenienti dai veicoli per far emergere nuove opportunità commerciali e calibrare, non solamente, i premi delle polizze. “Si tratta di tre iniziative alle quali abbiamo lavorato partendo da zero, individuando i processi di dialogo con i centri remoti, compiendo un percorso completo che va dal pensiero all’esecuzione pratica. In alcuni casi rappresenta un valore enorme non solo relativamente all’oggetto che viene tenuto sotto controllo, ma per la generazione di informazioni preziose da destinare a strategie che vanno ben oltre l’obbiettivo primario di monitoraggio”, precisa Di Lello. Il riferimento è ad esempio alle strategie promozionali che possono essere pianificate e messe in atto commercialmente incrociando i dati comportamentali, analizzandoli a livello sempre più granulare, fino a modificare gli stessi modelli di business delle aziende fornitrici che hanno l’occasione di veicolare, in forma digitale, pubblicità e offerte mirate basandosi sulla posizione in cui una persona effettivamente si trova, qualora abbia autorizzato il rilevamento della propria posizione. Se da un lato si parla dunque di opportunità di sviluppo, l’altro tema che emerge con forza è quello della sicurezza del dato, che Corvallis copre già commercializzando prodotti di protezione terze parti, ma operando anche direttamente con società del Gruppo come Julia, focalizzata sul tema dell’Automatic Software Code Analysis. “Nata da un gruppo di ricerca dell’Università di Verona e acquisita da Corvallis nel 2015, Julia fornisce una piattaforma unica sul mercato che, disponibile on premises e in cloud, si occupa dell’analisi statica di software su ambienti Android, Java e Microsoft .Net. Il tutto servendosi di un metodo scientifico di interpretazione astratta per la comprensione della semantica del software, anziché operare semplicemente sulla sua sintassi e sul relativo controllo formale. Il tutto in pochi minuti anche su decine di migliaia di righe di codice”, spiega Francesco Savino, Amministratore Delegato di Julia.
“In questo modo arriviamo a una comprensione completa di quanto si analizza, superando i limiti di un approccio tradizionale proposto dagli altri strumenti largamente diffusi sul mercato, che riescono a individuare al più un 50% di errori, e si portano dietro anche tanti falsi positivi. Per fare un esempio, dopo un semplice configurazione dei parametri di controllo, Julia permette di individuare con assoluta precisione la presenza di vulnerabilità all’interno dei programmi installati nell’infrastruttura IT di un’azienda e se, in determinate condizioni, questi sono nella condizione di inviare informazioni sensibili all’esterno o aprire porte di accesso a malware. Contemporaneamente viene affrontato, attraverso l’analisi di alcuni parametri specifici del codice, anche il tema dell’efficienza dei programmi e di come, qualora non venga garantita, i processi possano rallentare determinando la necessità di ampliare la dimensione delle infrastrutture IT ed i relativi costi di manutenzione, che potrebbero essere altrimenti evitati. “In termini più generali – prosegue Savino – indaghiamo su tutti gli aspetti di qualità e vulnerabilità del software, rilevando anche eventuali bachi con una precisione vicina al 100%, come da benchmark condotti da Organizzazioni indipendenti: ad esempio la Open Web Application Security Project (OWASP). Julia genera, inoltre, una reportistica evoluta, che mostra in sintesi grafica ed in dettaglio i difetti emersi, la loro pericolosità e fornisce un rating oggettivo dei programmi analizzati che può essere poi utilizzato internamente dai clienti anche a fini di valutazione dei fornitori da scegliere per i propri servizi (Vendor Rating)”.
Tra le realtà che si sono già affidate a Julia ci sono organizzazioni che operano in campo militare e aerospaziale, come ad esempio Airbus, quindi in contesti dove anche un semplice errore applicativo e anomalia di sistema può generare una catastrofe. Ma ci sono anche grandi aziende che più semplicemente devono tutelare l’asset più prezioso che hanno dopo le persone, ossia i dati. Il tutto alla luce delle nuove normative di compliance varate dalla Comunità Europea, come il General Data Privacy Regulation, che prevede importanti interventi a tutela della privacy dei dati da rendere efficaci entro il 2018. “Per comprendere i rischi di cui parliamo, abbiamo ad esempio individuato in una applicazione su smartphone, sviluppata da un nostro cliente, che in determinate circostanze di blocco del sistema, inviava alle comunità di sviluppatori Android, non solo le segnalazioni diagnostiche di malfunzionamento, ma anche molti dati personali dell’utente finale presenti sul dispositivo. Ecco che una verifica a priori del codice avrebbe evitato questo problema”, spiega Savino.

Francesco SavinoL’interesse di tanti
In uno scenario come quello appena descritto, diverse sono le figure coinvolte nella valutazione degli aspetti critici che una piattaforma come Julia è sostanzialmente in grado di far emergere. “Parliamo certamente di chi si occupa di qualità del software, quindi responsabili dello sviluppo che hanno la necessità di verificare l’adeguatezza delle applicazioni adottate. Oppure di Ciso, che guardano al tema della sicurezza con l’attenzione prevalente sui sistemi informativi, e ancora dei Cfo che sono interessati a sapere se con semplici interventi di rimozione anomalie software possono ridurre, ad esempio i tempi di latenza di un contact center, migliorando in questo modo sia il Tco (Total Cost of Ownership) correlato al servizio, sia gli indicatori di Customer Experience. Il tutto tenendo conto che in Italia bisognerebbe spingere maggiormente sul tema della qualità del software come prerogativa per far partire un progetto, laddove l’IT è elemento pervasivo e abilitante anche dell’ambito industriale”, commenta Savino facendo riferimento al fatto che nell’epoca delle iniziative legate a Industria 4.0 queste criticità vanno a toccare anche gli impianti e processi produttivi, e il software assume il ruolo di guida nella generazione del prodotto finito.
Andando invece più nel dettaglio dell’universo Corvallis e della sua multidisciplinarietà, Carlo Di Lello conferma dal canto suo che l’IT non deve essere certamente visto solo come un costo, bensì come un vero fattore abilitante che richiede però anche lo sviluppo di nuove competenze da parte di fornitori e utenti: “Oggi quando si parla di trasformazione digitale i primi interlocutori sono oltre al Cio anche le funzioni di business, oppure quelle marketing, o ancora quelle legate alla sicurezza o alle risorse umane. Dipende tutto dai temi che bisogna affrontare, e noi con le nostre proposte siamo in definitiva in grado di rispondere a ogni esigenza, dal punto di vista progettuale così come realizzativo”, conclude Di Lello.

 

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