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Applicazioni
 

08/05/2018

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di Raffaela Citterio

Comprendere il linguaggio per capire i clienti

L’Associazione Italiana di Linguistica Computazionale è in prima linea per promuovere e diffondere la riflessione teorica e sperimentarle su questa tematica, alla base delle tecnologie più innovative.

Linguaggio

Sulle piattaforme social e web più svariate troviamo sempre più spesso degli assistenti virtuali capaci di rispondere - in maniera più o meno esaustiva e congruente - ai nostri quesiti. Il compito di mediare tra il linguaggio umano, ricco di sfumature e in continua evoluzione, e la capacità di comprensione di una macchina, che necessita di regole precise, spetta alla linguistica computazionale, una disciplina con una lunga storia che oggi sta registrando una forte accelerazione. Per promuovere e diffondere la riflessione teorica e sperimentarle su questa tematica, la collaborazione scientifica e lo sviluppo di applicazioni pratiche nel settembre del 2015 è nata l’Associazione Italiana di Linguistica Computazionale che riunisce, in un valido esempio di collaborazione tra pubblico e privato, gruppi di ricerca italiani e internazionali ed esponenti del mondo industriale e imprenditoriale. Il presidente dell’Associazione, Bernardo Magnini, segue da molti anni questi temi, anche grazie al suo impegno presso la Fondazione Bruno Kessler di Trento che ha deciso di dedicare il 2018 proprio all’intelligenza artificiale, organizzando diverse iniziative intorno a questo tema. Abbiamo quindi voluto fare il punto con lui sull’evoluzione che sta vivendo questa disciplina e sulle prospettive che si aprono in molti campi, incluso quello del customer care.

Bernardo MagniniQuali sono i principali settori in cui la linguistica computazionale trova applicazione?
La traduzione automatica è certamente un settore trainante, ma oggi il campo d’applicazione è molto più vasto, basti pensare a strumenti come Siri o Cortana, presenti su un numero crescente di dispositivi mobili, in grado di interpretare comandi e rispondere alle domande, al mondo della domotica, della robotica, della sanità, a quello finanziario e, naturalmente, a quello del customer care, dove il primo livello di contatto tra un’azienda e i propri clienti è sempre più spesso automatizzato. Oggi, poi, non si tratta solo di rendere disponibili soluzioni in grado di ottimizzare l’interazione uomo-macchina ma anche di comprenderla, estrapolando un reale valore dal dialogo. Non dimentichiamo poi tutto il mondo del web semantico, un altro settore in cui è necessario analizzare una mole di contenuti in crescita esponenziale, assegnando metadati che li rendano comprensibili a una macchina. L’esempio più eclatante è quello di Google, che continua ad affinare sempre più il proprio motore di ricerca e oggi riesce a correlare informazioni sempre più vaste e complesse, proprio grazie alla linguistica computazionale.

A che punto è la ricerca italiana in questo campo?
Come abbiamo visto la linguistica computazionale è un settore dell’intelligenza artificiale centrale in molti comparti, e questo sta favorendo un aumento della richiesta di tecnologie correlate, anche in Italia. Molte aziende stanno puntando su questo settore, cercando di ritagliarsi un proprio spazio, magari focalizzandosi su particolari nicchie di mercato, a cominciare dalla lingua italiana. C’è infatti un mercato domestico alla ricerca di soluzioni localizzate, e anche una forte spinta da parte dell’Unione Europea, tesa a realizzare un ‘Digital Single Market’. Di fatto la Commissione Europea sta investendo in maniera significativa sulle lingue dei Paesi membri per fornire un supporto al loro sviluppo internazionale, e questo impatta anche gli sviluppi legati alla linguistica computazionale. Insomma, se fino a 10 anni fa questo settore era appannaggio di pochi, grandi centri di ricerca, negli ultimi anni anche alcune aziende hanno cominciato a sviluppare tecnologia di alto livello e a proporla con successo sul mercato.

Quali sono le principali iniziative promosse dall’Associazione?
L’obiettivo principale è rappresentare un punto di riferimento per questo settore. Abbiamo una rappresentanza su quasi tutto il territorio nazionale e ad oggi contiamo oltre 150 soci, che possono essere sia ricercatori o professionisti, sia ‘soci collettivi’, vale a dire realtà imprenditoriali. Questo permette uno scambio proficuo di esperienze e informazioni tra mondo accademico e della ricerca e mondo del lavoro, creando un circolo virtuoso. In pochi anni abbiamo costruito una comunità dinamica e molto attiva anche a livello internazionale. Oltre a pubblicare un sito web costantemente aggiornato e una rivista, organizziamo diversi eventi che culminano in un convegno annuale - la IV edizione si è svolta a Roma lo scorso mese di dicembre. Nel 2019 taglieremo un altro importante traguardo: sarà Firenze a ospitare, per la prima volta in Italia, la 57ma edizione dell’Annual Meeting of the Association for Computational Linguistics (ACL 2019), un appuntamento in programma dal 28 luglio al 2 agosto 2019 che porterà in Italia circa 2.000 partecipanti da tutto il mondo, un risultato raggiunto grazie a un lavoro di squadra che ha coinvolto, oltre alla nostra Associazione, istituzioni, mondo accademico e operatori del settore.

Su quali altri progetti lavorate?
A livello tecnico è significativo il progetto Evalita, nato ancora prima dell’associazione. Si tratta di una iniziativa rivolta alla valutazione degli strumenti per il trattamento automatico della lingua italiana. L’obiettivo è la promozione delle tecnologie per la lingua italiana, sia scritta che parlata, tramite pratiche condivise ove differenti strumenti e approcci possono essere valutati in modo adeguato: vengono proposte delle competizioni (ad esempio assegnare il sentiment corretto a un tweet), e per esse vengono preparati dei benchmark di riferimento. Al termine dei lavori emergono le soluzioni più performanti. È un format lanciato in Italia che ha suscitato molto interesse, tanto che Paesi come Francia, Spagna e Germania hanno deciso di imitarlo.

Siete impegnati anche nel campo della formazione?
La formazione, o meglio la mancanza di skill adeguati, è un tema di grande attualità. Per questo ci stiamo impegnando anche in questo senso. Il nostro, infatti, è un campo di ricerca interdisciplinare, dove competenze umanistiche, come la linguistica e la glottologia, devono integrarsi con altre di tipo tecnico-scientifico, informatica, matematica e statistica in primis. Purtroppo queste discipline faticano a trovare una sintesi, sono disperse in varie facoltà e corsi universitari, per cui abbiamo avviato la prima scuola di linguistica computazionale italiana, che inizierà a operare a breve. La richiesta di questo tipo di figure professionali è in forte crescita, per cui vogliamo dare un contributo concreto per fare incontrare il mondo della formazione e quello del lavoro.

Quali sono, infine, le metodologie emergenti?
Come è emerso anche nel corso del convegno di dicembre, la tendenza principale in atto è un massiccio utilizzo delle reti neurali all’interno della linguistica computazionale. Oggi, infatti, con l’approccio deep learning basato su reti neurali artificiali, i tempi di progettazione e sviluppo sono diventati molto più brevi. Le prime applicazioni si sono avute nel campo della traduzione automatica, ma oggi le applicazioni sono sempre di più, pensiamo proprio agli agenti conversazionali delle chat bot, ma non solo. Un esempio può essere d’aiuto: per riconoscere i nomi propri di persona fino a pochi anni fa bisognava compilare un numero molto elevato di specifiche per ottenere risultati apprezzabili, oggi attraverso tecniche di deep learning è possibile realizzare sistemi in grado di ‘auto-apprendere’ e perfezionarsi di continuo in tempi relativamente brevi. Possiamo dire, per concludere, che una disciplina nata più di 60 anni fa sta vivendo una seconda giovinezza, dando un contributo fondamentale alla trasformazione digitale in atto.

 

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