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05/12/2016

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Primo Bonacina

Come sta cambiando il ruolo del CIO?

Le divisioni IT sono in bilico tra vecchia IT e nuova IT, tra spinta alla conservazione e trasformazione. Di quale canale hanno bisogno i CIO? Quali sono i punti qualificanti dei loro accordi di partnership con il canale? Hanno forse bisogno di un ‘nuovo’ canale?

ValuePoint: il ruolo del Canale ha un formato fisso e congruente. Ogni mese ospitiamo un momento di aggregazione, tramite il formato della tavola rotonda, dove raccogliere il pensiero dei manager del canale. Vogliamo parlare di processi, manager, attività, mentre per temi come tecnologia, IoT, Cloud e altre buzzword di questo tipo, ci saranno altri spazi nella rivista e nei convegni SOIEL. All’interno delle pagine di ValuePoint abbiamo dapprima parlato di finanziamenti, poi di e-commerce e app, di marketing, intervistando distributori e system integrator. Abbiamo poi parlato di cloud. Ci manca adesso il pensiero del CIO. Come deve essere l’IT moderna? Tradizionale, bimodale o multimodale? Quali sono le priorità che i CIO hanno messo nero su bianco in cima alle loro agende? Infrastrutture sempre più efficienti, innovative e incentrate sul cliente per sviluppare nuovi prodotti, servizi e processi di business, adozione di metodologie di data governance. E occhi puntati sulla sicurezza, mentre la forza dirompente della ‘Terza Piattaforma’ impone ai CIO un salto culturale. In realtà, le divisioni IT sono in bilico tra vecchia IT e nuova IT, tra spinta alla conservazione e trasformazione.

Secondo Gartner, entro il 2017, i CMO (chief marketing officer) controlleranno forse più spesa IT dei CIO. E secondo gli analisti di IDC, c’è una spinta al cambiamento che nella maggior parte dei casi è guidata dalle Line of Business. A questo punto, molti cominciano a chiedersi se i CIO siano più conservatori o innovatori. Trasformazione e innovazione vogliono dire molte cose diverse. Secondo la visione di IDC, Business e IT diventano terreni contigui con una contaminazione costante di reciproche competenze. La cultura dei dati entra nelle direzioni marketing. E la cultura informatica esce dai dipartimenti IT, che ormai non sono più solo la stanza dei bottoni, ma sono sempre più ‘trasformazionali’. La convergenza di cloud, social, mobile, big data e analytics, ha messo le aziende nella condizione di incrementare notevolmente le proprie capacità e potenzialità, rendendo accessibili ‘everywhere and anytime’ le risorse IT necessarie. Da un lato i mondi fisici e virtuali convergono, dall’altro emerge il cosiddetto ‘mesh digitale’. In questo scenario, il software diventa il principio ordinatore alla base di molti modelli di business e i dati diventano i mattoni su cui fondare nuove strategie. Il problema dell’innovazione tecnologica è più ampio di quello che sembra. Ogni CIO ha una definizione diversa d’innovazione e deve confrontarsi con ambienti di lavoro molto eterogenei per formazione, competenze, età e stili di lavoro. Essendo questo uno spazio dedicato al canale, per parlare delle priorità del CIO, abbiamo intervistato diversi system integrator che sono a contatto giornaliero con loro. Di quale canale hanno bisogno questi CIO? Quali sono i punti qualificanti dei loro accordi di partnership con il canale? Hanno forse bisogno di un ‘nuovo’ canale? Ecco a voi le risposte!

Paolo MarsellaPaolo Marsella, CEO, Aditinet
Nell’area large enterprise e settore pubblico centrale, da sempre mercato di riferimento per Aditinet, osserviamo una crescita della domanda su temi vitali per il business, ma prima trascurati, quali la sicurezza delle infrastrutture IT, delle applicazioni in rete e dei dati, dove sta maturando, per quanto in ritardo rispetto ad altri Paesi, una maggiore consapevolezza. Vediamo poi ancora in fase di costruzione, ma a interesse rapidamente crescente, il tema del Software-Defined Data Center centrato sull’esigenza di ridurre costi operativi e velocizzare i cambiamenti, nonostante questo passaggio imponga ai clienti evoluzioni culturali non solo sul piano tecnologico ma anche organizzativo. D’altra parte i budget in innovazione sono ancora compressi dopo anni di spending review e i costi ricorrenti in manutenzioni assorbono una quota elevata della capacità totale. Sono quindi necessarie professionalità elevate per l’esecuzione di servizi professionali avanzati richiesti dall’implementazione di soluzioni allo stato dell’arte, in termini di configurazioni e tuning complessi, e una delle maggiori sfide organizzative e imprenditoriali per l’integratore sta nella capacità di allineare i costi delle professionalità alla capacità di spesa disponibile dei clienti. Per l’anno in corso il focus di Aditinet è stato rivolto allo sviluppo del portafoglio di soluzioni e tecnologie nei settori menzionati, sviluppo ed evoluzione da sempre nel DNA di questa impresa, ma porremo anche attenzione all’organizzazione interna e mirando a supportare al meglio l’implementazione di progetti complessi in modo agile e in linea con i costi attesi dai clienti.

Marco SpoldiMarco Spoldi, Software-Defined Evangelist, BCLOUD
“Sforzo intellettuale molto intenso, sollecitazione e stato derivante dall’applicazione di una o più forze di trazione”. Queste sono le definizioni che accompagnano la “tensione” dei CIO e il termine di ‘applicazione’ in questo contesto è quella che ha maggiore attinenza al mondo IT. Oggi sono le business unit aziendali che forniscono la maggiore trazione per l’IT. Oltre oceano ci sono corsi universitari che preparano al ruolo del Business Technology Manager, ovvero come gestire i maggiori bisogni tecnologici del business aziendale nell’IT. Il ruolo del CIO rischia di essere svuotato nella responsabilità e nel budget annuale quando i vari responsabili delle business unit non vogliono attendere gli adeguamenti infrastrutturali dell’IT. L’altra tensione è dovuta ai fornitori di tecnologia. La via di uscita per i CIO, è quella evolvere verso infrastrutture semplici e scalabili, per non dover consumare risorse in costosissime migrazioni, come nel caso dello storage. I costi dell’hardware e delle performance richieste dalle applicazioni sono altri elementi che devono essere risolti. Inoltre, devono essere considerate le restrizioni al budget dell’IT, e alla possibilità che i responsabili delle business unit, trovino le motivazioni per utilizzare il loro budget su piattaforme cloud esterne all’azienda riducendo ulteriormente il budget annuo a disposizione del CIO. Di fatto il mestiere del CIO è diventato molto complesso, se deve fare attenzione alle fughe verso l’esterno dei dati aziendali; a questo dobbiamo aggiungere il costo energetico dell’IT, prima a carico di altre funzioni aziendali. In questo scenario, il ruolo del system integrator deve essere a supporto dei CIO con soluzioni evolute che rispondano alle necessità del business aziendale. Scegliere oggi una tecnologia obsoleta, nello storage, significa non evolvere, e rendere ancora più critici i prossimi quattro anni. La vera scelta c’è e si chiama ‘software defined IT’ e permette al business di cambiare rapidamente direzione e di seguire le necessità del mercato. Con il software defined storage, disponiamo tutte le soluzioni che permettono di risparmiare sui costi e una scalabilità provata. Per esempio, il nostro servizio Object Storage S3 permette al cliente di decidere rapidamente e in modo semplice come utilizzare i dati e dove metterli, con la libertà di localizzarli geograficamente. I principali clienti di BCLOUD sono service provider e aziende enterprise. I CIO devono pianificare i loro investimenti tenendo conto di quello che è innovativo per la gestione delle applicazioni e BCLOUD è sempre alla ricerca dell’innovazione con uno scouting continuo delle migliori soluzioni software defined e cloud, incluso OpenStack.

Stefania DonnabellaStefania Donnabella, Amministratore Delegato, Cegeka Italia
Il ruolo del CIO si sta evolvendo in maniera estremamente rapida e, a dispetto di quanto si pensi, è ormai un ruolo trasversale all’interno delle organizzazioni. L’aspetto puramente tecnologico, seppur sempre rilevante, lascerà il posto a un maggior impegno nella gestione dei processi aziendali. Dal CIO di domani ci si aspetterà un focus sull’innovazione e uno sforzo importante sul migliorare flessibilità ed efficienza dell’infrastruttura IT. Oggi il CIO deve essere in grado di trovare il giusto equilibrio tra operatività e innovazione, con un occhio attento al budget. È forse questo l’aspetto più delicato: essere coinvolto nella strategia non deve tradursi in una minore attenzione nei confronti delle esigenze tecnologiche di base. Naturalmente tutto dipende dal settore in cui si opera, dal tipo di azienda e dalla realtà economica che ci si trova ad affrontare. Non dimentichiamoci, poi, che il marketing assumerà un ruolo sempre più centrale da un punto di vista tecnologico, i CIO dovranno assolutamente tenerne conto. Sicuramente digital, cloud, mobile, sviluppo agile, big data, analytics, security rappresentano trend in crescita. Ancora una volta la tecnologia non rappresenta che uno strato di quelle che sono le effettive richieste e necessità di mercato. L’azienda connessa di oggi, e soprattutto quella di domani, sarà l’organizzazione che si rivolge a una nuova generazione di clienti. Certo, il front-end dev’essere in grado di comunicare efficacemente nell’universo digitale dei social media e deve offrire un’user experience innovativa, ma secondo noi l’azienda vincente è soprattutto quella che nel mondo iperconnesso di oggi riesce a distinguersi. Perché dovrei preferire un brand piuttosto che un altro, a parità di servizio generale offerto? La nostra risposta a questa domanda risiede nella personalità, nel timbro che l’azienda riesce a imprimere alla propria relazione con i clienti. E questo è un vantaggio competitivo che si costruisce sia con la cultura aziendale sia con la potenza degli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia. Per noi, la parola d’ordine è trasformazione. La tecnologia disruptive ha aperto le porte alla digital transformation imponendo un cambio dei modelli dei business. Noi vogliamo accompagnare le aziende in questo percorso e vogliamo farlo mantenendo la flessibilità che ci ha sempre contraddistinto. Cegeka sta crescendo a ritmi sostenuti, sempre ‘double-digit’. Questo per noi comporta sia sfide sia opportunità di business. Cegeka, con 370 milioni di euro di fatturato e 23 milioni di EBIT, ha la dimensione sia economica sia finanziaria per essere partner nella strategia IT volta alla trasformazione del business delle aziende.

Roberto VicenziRoberto Vicenzi, Vice Presidente, Centro Computer
Da anni sentiamo parlare dei nuovi bisogni d’imprenditori e manager che, spinti da una concorrenza pressante, devono rispondere ai clienti con velocità e soprattutto qualità. In questo contesto, emergono precise le aspettative verso i sistemi informativi, che devono poter abilitare i nuovi modelli di business, e talvolta il CIO si dimostra poco disponibile. Gli utenti oggi sono molto più digitali rispetto a 10 anni fa, la mobilità e il cloud hanno modificato la cultura e le richieste. Il maggiore cambiamento che riscontriamo nel CIO è che deve adeguarsi alle nuove tecnologie e non può solo sfruttare al massimo l’infrastruttura IT, ma deve ottimizzare i costi operativi intervenendo su tutti i servizi e le soluzioni cloud da integrare in modalità ibrida. Come società di consulenza da oltre 30 anni specializzata nella progettazione di soluzioni IT in aree strategiche come virtualizzazione, cloud e sicurezza, siamo un punto di riferimento per il CIO, ponendoci come partner in grado di supportare nei progetti integrati e personalizzati. In azienda ci si muove sempre più verso la diffusione di servizi cloud, operando in contesti di lavoro più in mobilità, e riducendo ulteriormente l’utilizzo del classico desktop. Riceviamo numerose richieste di poter migliorare e integrare la comunicazione aziendale in modo veloce e intuitivo, gestendo da un’unica applicazione, voce, messaggistica, riunioni e condivisione dello schermo. Oggi i clienti, stanno facendo, con realtà come Centro Computer, contratti equivalenti nei servizi, di fatto staccandosi dai carrier tradizionali e, attraverso contratti di mobility management possono noleggiare hardware, software e i servizi di gestione del dispositivo mobile ed essere sicuri che in caso di guasto, di perdita o di furto saranno immediatamente garantiti con un nuovo dispositivo ovunque lo richiedano. Attraverso i nostri contratti, infatti, è previsto il ripristino veloce del vecchio device. Ai nostri team specializzati nei servizi, nelle aree di cloud, software defined data center, networking e sicurezza, unified communication, managed service provider, print management e fleet management, lo scorso gennaio abbiamo aggiunto la soluzione di mobility management. Inoltre, i nostri servizi di sicurezza aiutano ad analizzare e verificare i punti di debolezza della rete, di server e pc, affinché, insieme all’azienda, si definiscano azioni concrete per proteggere l’integrità del sistema. Infine, con il team dei managed service provider, i clienti attivano immediatamente i contratti di outsourcing per la gestione completa, in modalità remota, di tutti i loro pc o server con accesso a chiamate illimitate al nostro help-desk e corrispondendo una quota fissa mensile molto vantaggiosa.

Claudio SalutaClaudio Saluta, Direttore Commerciale, Consoft Sistemi
Il CIO di oggi deve essere in grado di giocare il proprio ruolo su due fronti apparentemente opposti fra loro, ma parimenti importanti. Da un lato, deve essere artefice del cambiamento digitale dell’impresa, accettando la sfida del cambiamento e adottando un approccio proattivo e aperto all’interno e all’esterno della stessa. Dall’altro, deve continuare a ‘far funzionare l’impresa’, garantendo operatività e sicurezza anche e soprattutto nel nuovo contesto digitale e perseguendo una continua ottimizzazione dei costi, soprattutto quelli che portano scarso valore aggiunto al business, per liberare risorse da investire nell’innovazione. L’approccio ‘bimodale’ che si sta affermando nelle organizzazioni ICT si riflette anche nelle politiche di sourcing delle aziende e nelle loro relazioni con i fornitori. Sulla governance i nostri clienti ci chiedono di collaborare all’automazione dei processi e all’ottimizzazione dei costi e delle prestazioni aziendali attraverso metodologie e soluzioni innovative quali DevOps, testing, monitoraggio e performance management. Parallelamente ci chiedono di essere propositivi e di integrare le loro competenze (analytics, digital marketing, gestione di API, IoT) sui progetti di digital transformation. All’innovazione tecnologica si accompagnano anche nuove modalità di erogazione dei servizi. Sempre più spesso i clienti ci chiedono di adottare metodologie ‘agile’, di assumere la responsabilità d’interi processi tecnologici, di condividere il rischio e di essere premiati sul risultato. Il Gruppo Consoft ha definito una serie di best practice per aiutare i propri clienti a percorrere il cammino della trasformazione digitale, dal DevOps ai big data, dalla gestione dei contenuti digitali all’IoT e alla sicurezza. L’ha fatto cercando di integrare l’approccio del grande system integrator, capace di garantire economie di scala, metodologie innovative, flessibilità e rispetto degli SLA, con la mentalità della startup, sempre focalizzata sull’innovazione, sul cambiamento, sulla rapidità di esecuzione. Consoft sostiene questa strategia con centri di competenza, partnership con importanti operatori ICT internazionali, relazioni con università e istituti di ricerca, una divisione R&D che partecipa a progetti nazionali e internazionali.

Stefano FanfaniStefano Fanfani, Country Manager, Datapoint Europe
Oggi stiamo assistendo a un forte cambiamento strutturale, dove l’elemento abilitante è ottenere e organizzare al meglio l’innovazione del business. L’ICT è sempre più significativo per il business, permettendo innovazione, miglioramento delle performance aziendali, della conoscenza e della relazione con il cliente, creazione di nuovi modelli di business, nuovi prodotti/servizi e canali di vendita. La relazione tra strategia e ICT sta diventando sempre più stretta. I CIO richiedono infrastrutture sempre più efficienti, innovative e incentrate sul cliente per sviluppare nuovi prodotti, servizi e processi di business. Le richieste verso ‘sistemi’ fissi diminuiscono, mentre aumentano le richieste come: multimedialità, multicanalità, cloud, controllo e fidelizzazione del cliente (reportistica), mobile, social e self service. Di fronte alla crescente concorrenza è necessario analizzare il comportamento dei clienti in dettaglio, registrare i loro gusti e le esigenze per adeguare l’offerta dando loro il massimo del supporto. Il self service, la multicanalità e la multimedialità continueranno a prosperare, poiché tutti noi ci sentiamo più contenti se riusciamo a risolvere i nostri dubbi. In poche parole in futuro il contact center diventerà un centro di ‘intelligence’. Alcuni strumenti, come chat online o co-browser, saranno di grande importanza, come lo è già per i social network che consentono di rilevare problemi e rispondere alle richieste quasi immediatamente. L’utilizzo dello smartphone accelera e aiuta a risolvere le interazioni voce, web, chat, video e social. La missione di Datapoint Europe è aiutare a sfruttare al meglio il potenziale dei contact center e l’ambiente di comunicazione dei nostri clienti, consentendo di raggiungere i propri obiettivi organizzativi con soluzioni applicative e tecnologiche avanzate. Ci presentiamo ai nostri clienti come unico partner tecnologico per le varie fasi di consulenza, progettazione, realizzazione, sviluppo, tecnologie, soluzioni dedicate e servizi gestiti, assistenza di soluzioni innovative e complesse in ambito ICT. In virtù dei nuovi cambiamenti e i nuovi servizi richiesti dal mercato, Datapoint Europe ha inoltre sviluppato due soluzioni interattive per il monitoraggio e la fidelizzazione del cliente:

- Superchannel è un’applicazione completamente interattiva studiata e sviluppata per aiutare il cliente finale a risolvere la propria necessità alla prima chiamata con l’agente di contact center.

- Performance Testing permette di verificare le capacità del proprio sistema di contact center in produzione, creando l’ambiente di test completamente speculare a quello in produzione permettendo di rilevare possibili errori, identificare problemi di prestazioni, strozzature e di scalabilità, misurando la qualità del servizio erogato.

Giovanni CollettiGiovanni Colletti, Direttore Generale, DGS System Integration
Negli ultimi venti anni il mestiere del CIO è cambiato in maniera radicale sia per l’incontenibile evoluzione delle tecnologie che per il ruolo sempre più attivo che esse hanno nei processi ‘core’ delle aziende, passando da strumento a supporto delle attività di back-office a una presenza massiccia nel front-end anche commerciale. La trasformazione digitale ha imposto tempi di reazione neanche immaginabili qualche anno fa. I servizi tradizionali di gestione applicativa e sistemistica continuano a essere indispensabili e continuano a essere richiesti ma sono assolutamente inadeguati a rispondere ai nuovi paradigmi dell’innovazione. Ogni azienda che voglia innovare la propria offerta e/o immagine ha bisogno di tempi incompatibili con l’approccio tradizionale e si rivolge al mercato per chiedere non solo supporto e soluzioni ma un vero e proprio affiancamento nella costruzione dell’innovazione. Tale richiesta, proprio per sua natura, deve essere rivolta a interlocutori che interpretino il ruolo di fornitori in maniera sostanzialmente diversa dal passato. DGS, attiva da vent’anni nel mondo della system integration, dispone di strumenti software che consentono di sviluppare soluzioni molto innovative in tempi molto contenuti e con un grado di flessibilità neanche lontanamente comparabili a quelli tradizionali. Pertanto DGS mette a disposizione dei suoi clienti sia i grandi maratoneti, che li accompagnano sui percorsi lunghi dei sistemi robusti, sia i centometristi, che li portano in pochi secondi al traguardo. Quest’approccio, definito da Gartner Group con il termine ‘bimodal IT’, ha già permesso a grandi organizzazioni pubbliche e private di verificarne sul campo l’efficacia.

Stefano PaganelliStefano Paganelli, Senior Business Technology Consultant, Dimension Data Italia
In base alla nostra esperienza diretta, possiamo affermare che sempre più spesso i CIO contribuiscono in modo attivo e rilevante alla definizione dei processi di business, a seguito di una spinta sempre più forte nella digitalizzazione stessa del business. La loro sfida diventa quella di continuare ad avere un ruolo di partner strategico per i CEO con l’obiettivo di contribuire alla crescita della propria azienda. Di conseguenza, l’attenzione dei CIO è sempre più rivolta a temi quali l’industria 4.0, lo smart working o più nello specifico ad agilità, bimodalità (approccio ‘hybrid IT’) nell’erogazione dei servizi, utilizzo ‘intelligente’ dei dati e sicurezza. Lo scenario attuale e i limiti imposti dai budget hanno portato le strutture IT a doversi focalizzare sulla gestione delle operation. Al tempo stesso, le nuove dinamiche del mercato e le crescenti richieste provenienti dalle line of business si sono scontrate con un’impossibilità nello svolgere progetti legati a innovazione e strettamente connessi ai nuovi obiettivi aziendali. I clienti ci chiedono espressamente di supportarli in queste fasi, cruciali per rimanere rilevanti agli occhi del proprio business. Veniamo sempre più coinvolti nella valutazione di un cambiamento del modello di erogazione dell’IT tradizionale, come l’esternalizzazione di parte o dell’intera gestione dell’infrastruttura IT, per sollevarli dalla gestione ordinaria e straordinaria, che rappresenta una scelta in grado di liberare risorse preziose. Oppure introducendo servizi a consumo, per una maggiore agilità nell’indirizzare le esigenze del mercato. Analizziamo e interpretiamo la necessità di trasformazione delle infrastrutture esistenti e di realizzazione di nuove. La nostra offerta di servizi si è evoluta per consentire la trasformazione e facilitare la gestione delle infrastrutture dei clienti guidandoli e supportandoli in tali attività, in ambiti quali hybrid IT, cloud, mobile and mobility, IoT e cybersecurity. Siamo in grado di erogare e gestire servizi e soluzioni nella modalità migliore per il soddisfacimento dei requisiti del cliente: in cloud pubblico o privato, on premise o ibrido. Nell’ottica di offrire il massimo della flessibilità e delle opzioni i servizi possono anche essere ‘consumati’ as a service o pay-per-use. Di conseguenza, ci siamo impegnati nella definizione di contratti e strumenti finanziari a supporto. Raggiungiamo l’obiettivo tramite la nostra struttura di Business Technology Consulting che accompagna il cliente in una roadmap evolutiva in linea con gli obiettivi di business dell’azienda stessa.

Diego SampaoliDiego Sampaoli, CEO, Gruppo FastERA
In cima alle priorità dei CIO c’è la Sicurezza dell’IT. Basti pensare che oggi le aziende stanno spostandosi verso un modello ibrido per le loro infrastrutture aziendali, capace di abbracciare tutte le componenti IT e questo presuppone una maggior attenzione al tema della sicurezza pervasiva. I processi da gestire crescono a grande velocità. Siamo passati repentinamente dalla gestione delle informazioni all’interno delle aziende a strumenti sempre più integrati ed evoluti a supporto di utenti che ormai lavorano ovunque e a qualunque orario. I CIO devono progettare l’innovazione tecnologica all’interno della loro azienda e contribuire quindi a costruire una nuova cultura gestionale in linea con i profondi cambiamenti di questi anni. Devono dotare l’azienda di strumenti capaci di eliminare qualsiasi tipo di barriera alla crescita e che garantiscano prestazioni ed efficienza straordinarie. Accanto alla sicurezza, le priorità dei CIO riguardano quindi la gestione dei nuovi processi aziendali, l’ottimizzazione dei costi e della connettività. Il modo in cui le persone lavorano, come già accennato, è molto cambiato nel corso degli anni. Da qualche anno il trend è quello dello ‘smart working’, poter lavorare ovunque e in qualunque momento, senza più confini né di orario né di luogo. La aziende e le PMI stanno evolvendo verso nuovi modelli organizzativi in cui la disponibilità dei sistemi informativi e dei servizi è al centro di questa evoluzione. CIO e manager aziendali ci chiedono di ‘accompagnarli’ in questo percorso sviluppando processi di lavoro evoluti e disegnati sulle loro specifiche esigenze, di disporre d’infrastrutture sempre più efficienti, innovative e incentrate sul cliente allo scopo di poter raggiungere, in tempi sempre più ridotti, gli obiettivi di business. Da più di dieci anni sviluppiamo soluzioni cloud-based sulla nostra piattaforma OGICloud. Il cloud, è un catalizzatore per le trasformazioni di cui abbiamo parlato poiché velocizza il rilascio di applicazioni e servizi a tutto vantaggio del time-to-market. Da sempre, in fastERA, puntiamo sulla sicurezza dell’IT. OGICloud è certificata ISO/IEC 27001:2013 ‘Provisioning of Cloud Services’: garantisce la protezione delle informazioni e assicura, attraverso la gestione controllata dei processi aziendali, i livelli di riservatezza e accessibilità e disponibilità del dato richiesti dalle aziende e in linea con quanto previsto dalla normativa. All’inizio del 2016, per assicurare la costante disponibilità dei servizi cloud, abbiamo anche affiancato ai nostri servizi cloud una soluzione per la connettività Internet LTE 4G a banda larga che risolve i problemi di disponibilità di banda in molte aree del territorio italiano.

Carlo TojaCarlo Toja, Responsabile Direzione Tecnica – Area Infrastruttura, Gruppo Reti
Le priorità dei CIO rimangono molto incentrate sul contenimento dei costi di funzionamento, anche se, contrariamente a quanto avveniva negli anni precedenti in cui l’accento era esclusivamente sul saving ad ogni costo, ultimamente notiamo una maggior propensione alle spese in conto capitale e quindi alla realizzazione di progetti che portino all’ingresso di nuove idee, tecnologie e nuovi modelli di erogazione dei servizi. A patto che, alla fine, il tutto porti a un risparmio dei costi operativi. In particolare, dietro la spinta del cloud si fanno più richiesti i modelli di erogazione a servizio ‘pay per use’ e all’esternalizzazione su cloud pubblico di servizi ormai ritenuti commodity come la posta elettronica. La necessità di rispondere in modo tempestivo alle richieste del business guida inoltre la priorità a rendere snelle e rapide le infrastrutture IT. Questo spinge ulteriormente lo spostamento di workload su cloud pubblico o, viceversa, la ricerca di flessibilità e automazione all’interno del proprio cloud privato. La disponibilità di grosse moli di dati (big data) porta poi a richieste sempre più raffinate di analisi dei dati e generazione veloce e flessibile di report per il business. Rispondere a queste esigenze significa essere pronti a cambiare il proprio offering stipulando partnership con i principali cloud provider e approfondendo le proprie conoscenze negli ambiti dell’automazione e dell’ottimizzazione dei processi di operation/sviluppo/rilascio applicativo e dell’analisi dei dati. Investimenti in formazione e ricerca sono a nostro avviso indispensabili per anticipare le nuove tendenze del mercato così come l’adozione di nuove figure professionali specializzate come data scientist, cloud architect e specialista DevOps.

Carlo BorelloCarlo Borello, Direttore Marketing, Gruppo Sintesi
Ai CIO oggi è sempre più richiesta la capacità di rendere disponibili soluzioni di business. L’esplosione di piattaforme tecnologiche come Amazon EC2 e VMware hanno spostato il paradigma verso reti ibride (on premise + cloud) concepite e gestite come unico livello di astrazione, indipendentemente dalle tecnologie utilizzate e dalle infrastrutture sottostanti. È un cambiamento che da una parte semplifica la fruizione delle applicazioni da parte degli utilizzatori e allo stesso tempo trasferisce la pressione sulle aziende che si occupano dell’integrazione del sistema informativo e della relativa gestione. Per chi opera la sfida consiste nel nascondere la complessità tecnologica per rendere visibile solo lo strato superiore di astrazione che di fatto è l’infrastruttura as a service. Pur avendo una forte specializzazione nel mondo retail, lusso e in genere ovunque vi è una supply chain, l’ubiquità dell’IT ci sta portando a richieste universali sebbene calate nella realtà di ogni situazione. I clienti oggi vogliono soluzioni che li aiutino a snellire il loro IT affinché si guadagni in versatilità, velocità di implementazione ed efficientamento dei processi aziendali, senza aumentare i costi. L’altro trend, ineluttabile, è l’apertura delle infrastrutture IT sia in termini fisici verso impianti di tipo tradizionale, sia in senso applicativo per abilitare le nuove applicazioni digitali e consentire l’integrazione di dispositivi non più solo aziendali (Byod). Tutte queste esigenze necessitano di reti aperte, facilmente scalabili e soprattutto sicure e controllate. Questo nuovo paradigma se implementato correttamente offre grandi opportunità ed efficienza operativa. Al contrario se invece viene subito, anziché gestito, rischia di aggiungere complessità e aumentare i costi di gestione. Le prospettive sono quindi di un aumento esponenziale della capacità di calcolo e delle risorse a disposizione del business. Per rispondere a queste esigenze, Gruppo Sintesi sta sviluppando applicazioni di monitoring e cruscotti aziendali che diano una visibilità in tempo reale dello stato delle applicazioni e dell’efficienza dell’infrastruttura.

Antonio TrimarchiAntonio Trimarchi, CEO, Injoin
Il continuo processo di digitalizzazione all’interno delle organizzazioni aziendali, anche negli ambiti storicamente più reticenti all’utilizzo di strumenti informatici sta sicuramente aumentando le responsabilità dei CIO all’interno delle proprie aziende. I CIO si trovano quindi di fronte alla sfida di dover aggiungere all’interno del loro ambito di responsabilità nuove tecnologie per indirizzare al meglio questo importante processo di digitalizzazione. Tra le principali priorità che ho riscontrato in questo ultimo periodo, di sicuro la big data analysis ed il cloud computing rappresentano le tecnologie per le quali i CIO sono maggiormente disposti a investire sviluppando progetti con un respiro di medio periodo. I servizi per i quali riscontriamo un interesse sempre maggiore sono la possibilità di utilizzare risorse cloud da attivare in modalità disaster recovery in caso di ‘disastro’ (disaster recovery as a service); questo servizio consente di non immobilizzare investimenti ed asset aziendali in un data center fisico e remoto, ma di utilizzare un servizio attivando all’occorrenza le risorse necessarie. Un altro importante focus risiede nei servizi orientati all’analisi dei dati per applicazioni di proximity marketing, grazie all’intensificarsi dei collegamenti tra il mondo social e l’IT. Injoin, in questo ambito, ha da sempre puntato sulla ricerca e sviluppo per affrontare nuove sfide e porsi al mercato come innovatore. In un recente caso siamo diventati Cisco Cloud Reseller per offrire i servizi di Brennercom e abbiamo ingegnerizzato internamente un prototipo software che attraverso la tecnologia beacons e Wi-Fi è in grado di analizzare il comportamento degli shopper in un punto vendita e quindi interagire con loro attraverso notifiche di marketing distribuite in modalità push.

Antonio GiacominiAntonio Giacomini, CEO, Innovaway
Il ruolo del CIO è in evoluzione così come sono in evoluzione la tecnologia e il mercato ICT. Cloud computing, big data e analytics, la mobility e l’esplosione social stanno trasformando i processi e modelli di business e il CIO ha il compito di monitorare e coordinare questi nuovi trend, non solo dal punto di vista IT, ma insieme a tutte le divisioni di business. Il CIO assume quindi sempre più una responsabilità di controllo dei processi, volta a selezionare le tecnologie più performanti e innovative, con un’attenzione particolare al contenimento dei costi e all’ottimizzazione delle risorse. Le esigenze del mercato sono in trasformazione ed è fondamentale essere preparati a rispondervi. Negli ultimi dodici mesi abbiamo notato un incremento continuo di richieste da parte delle aziende di supporto nei processi (business process outsourcing) e di sviluppo software, per ridurre i costi gestionali e aver la possibilità di concentrarsi sul proprio core business. In questo modo possono affidare a noi l’amministrazione e l’ottimizzazione di specifici processi interni e la gestione di determinate applicazioni, ottimizzando tempi e risorse interne su attività critiche. Innovaway ha ampliato l’offerta con la creazione di una business unit dedicata proprio alle attività di business process outsourcing (BPO), e una software factory operativa su tecnologie avanzate, per rispondere alle esigenze di business, supportare le applicazioni - sviluppate e in produzione - e per far fronte a importanti nuove opportunità, come per esempio nell’area della Pubblica Amministrazione. La software factory raggruppa invece le attività di progettazione e sviluppo software condotte dal personale interno, è distribuita su tre sedi (Napoli, Milano e Tirana), e può contare su oltre 50 risorse di consolidata esperienza e professionalità, con certificazioni professionali in molteplici aree, tra le quali Java, Microsoft, Oracle.

Luigi Pedrotta, CEO, LAN & WAN
Il ruolo del CIO negli ultimi tempi, nelle aziende di medie e grandi dimensioni, ha avuto un’evoluzione verso un incarico sempre più da tecnico a manageriale. La competenza di un CIO oggi, deve partire da quella che è una visione globale dell’azienda nella quale lavora, dove la responsabilità dello stesso, è preponderante tanto quanto può essere quella di un direttore di stabilimento, un direttore commerciale e così via. Oggi un’azienda, per essere una ‘grande azienda’, non può prescindere da quella che dev’essere una corretta gestione dei propri asset ICT. Ovviamente il prodotto/servizio che l’azienda eroga ai propri clienti, rimane il core business, che dev’essere eccellente e che, senza una corretta organizzazione e gestione dei sistemi informatici e di telecomunicazione aziendali, rischia di svalutarsi e perdere molta potenzialità. Su questo il CIO dev’essere determinante, nel guidare le aziende ad avere soluzioni tecnologiche che sostanzialmente rispettino almeno quattro fattori fondamentali:

1. Garanzia della business continuity – dove tutti i nodi critici aziendali siano stati ridondati e messi in sicurezza, secondo le politiche aziendali, ovvero dove il CIO e la direzione aziendale, abbiano analizzato e concordato insieme quali parametri di RPO e RTO dare ai propri sistemi ICT.

2. Monitoraggio dei business process e della user experience – le aziende oggi hanno la necessità di evolvere e dotarsi di servizi/piattaforme in grado di monitorare questi due elementi. Il monitoraggio dei business process porta ad azzerare i tempi di diagnostica da parte del team ICT che opera nei sistemi digitali, dando la possibilità di sapere sempre in tempo reale, quale sia il singolo ingranaggio che nella filiera del processo analizzato determina un rischio di blocco del processo stesso, piuttosto che avere sistemi in grado di fare dei test sulla tolleranza di possibili incident. Altrettanto il monitoraggio della user experience dà la possibilità, una volta stabiliti gli SLA sull’operatività dell’utenza, di poter essere informati in tempo reale di quale sia l’elemento/i che determinano la perdita del rispetto dello SLA stabilito verso l’utente. E quindi di conseguenza di poter intervenire rapidamente per ridare l’operatività concordata, tale per cui la produttività delle utenze risulti sempre ai massimi livelli.

3. L’implementazione di valide architetture di sicurezza informatica che mettano a un buon livello di protezione l’azienda cliente.

4. L’implementazione di soluzioni digitali in grado di aumentare la produttività dell’azienda e al contempo produrre nel tempo degli ottimi ritorni dell’investimento.
Lan & Wan Solutions, nei confronti dell’aziende clienti, si presenta come un system integrator che vuole operare in un’ottica di partner più che di fornitore.

Roberta ViglioneRoberta Viglione, AD e Presidente, Mauden
Oggi i CIO hanno bisogno di rispondere alle necessità del business in modo sempre più proattivo. L’IT che hanno in mente non è più solo una ‘gestione di fatti’, ma deve tradursi in una maggior capacità di fare business e di ottimizzare i risultati. Per questo, s’interessano anche al mondo digitale e a una parte del mondo dei social, prima ritenuti appannaggio solo di chi si occupava di marketing e di comunicazione verso l’esterno. Oggi, invece, si guarda a questi ambiti come a un basket dal quale attingere informazioni per ‘spingere’ il business e il compito di identificare gli strumenti e i mezzi innovativi per sfruttarle spetta all’IT. Inevitabilmente, per potersi dedicare alle nuove esigenze e ai nuovi progetti, i CIO hanno bisogno di essere sempre meno impegnati nella gestione dell’ordinario: servono tipologie di gestione innovative che siano maggiormente di aiuto al business. E infatti, molti dei nostri clienti di dimensione ‘media’ richiedono la nostra consulenza per ridisegnare il modello della loro direzione IT, affinché sia più vicina al mercato. Un altro aspetto del cambiamento in atto riguarda le infrastrutture e i modelli di business e di erogazione dei servizi IT: il cloud sta acquisendo sempre più valore. Inizialmente, la ‘nuvola’ era percepita più che altro come una moda, non come un reale modello di erogazione di servizi IT. Oggi, invece, sta acquisendo connotati sempre più chiari e i clienti ci chiedono un supporto concreto per utilizzare al meglio questa modalità. È comune la necessità di esternalizzare fisicamente componenti dell’IT mantenendo la consueta continuità di erogazione dei servizi e noi supportiamo in questo le aziende con strutture le cui componenti hardware e software non sono più fisicamente nello stesso luogo, ma dislocate in data center interni ed esterni. L’utente finale non se ne accorge, ma ‘dietro le quinte’ è cambiato tutto: da ‘nebuloso’, qual era prima, il concetto di cloud oggi ha acquisito forma e sostanza definite. Notiamo poi una crescente attenzione anche verso servizi legati a realtà un tempo associate solo a specifici ambiti aziendali - quali marketing, retail, ecc. - , ma che oggi sono divenute centrali, perché integrate in sistemi e network di comunicazione complessi. Ne è un esempio il ‘digital signage’, nel quale i singoli dispositivi smettono di essere semplici apparecchi tecnologici acquistando valore perché elementi di un’infrastruttura molto più ampia e complessa. La gestione di questi device diventa un servizio altrettanto delicato e le aziende devono adeguarsi a questa trasformazione.

Matteo MaseraMatteo Masera, Direttore Commerciale, PRES
Al CIO negli ultimi anni era richiesto di mantenere livelli di servizio soddisfacenti, riducendo gli investimenti e i costi di gestione. Oggi invece il CIO è divenuto determinante per l’innovazione e la trasformazione delle aziende. Deve supportare le linee di business migliorando processi con soluzioni innovative. In virtù di questo nuovo ruolo, il CIO ha sempre più bisogno di partner che portino idee, prodotti, soluzioni. Collaboration, social e applicazioni sono gli argomenti chiave che stanno portando le aziende nel mondo digitale. Produzione, marketing, vendite, acquisti, finanza: nessuno può evitare questa trasformazione. Capire il business del cliente e proporre le soluzioni tecnologiche più adatte e redditizie: questo è il ruolo del system integrator oggi. Da sempre PRES ha ricercato prodotti innovativi e ha costruito servizi gestiti che sollevano i clienti dalla gestione del running business per potersi concentrare sull’innovazione e sul core business. Abbiamo inoltre aiutato i nostri clienti a migliorare la collaborazione in azienda, a trasformare il posto di lavoro, a controllare e migliorare la user experience delle applicazioni sia all’interno sia all’esterno dell’azienda, a mettere in sicurezza le informazioni. Continuiamo a investire nella formazione e nella creazione di servizi best in class, che supportano e accompagnano i nostri clienti nella trasformazione digitale.

Federico ProttoFederico Protto, Amministratore Delegato e Direttore Generale, Retelit
Il CIO oggi è la figura preposta alla gestione economica e tecnologica dell’asset ICT aziendale. Il cambiamento che sta avvenendo riguarda innanzitutto l’esigenza delle aziende di avere processi di business flessibili, aperti e facilmente adattabili a nuovi modelli e a nuovi mercati. L’asset ICT, di conseguenza, sta diventando un asset di servizi e sempre meno un asset tecnologico fatto di hardware, software e competenze interne. Il cloud ibrido porta indubbi benefici alle aziende in termini di riduzione dei Capex ma, spesso, per il CIO significa governare rapporti commerciali cliente-fornitore con più aziende, ricercando la miglior sinergia tra esse. In Italia, soprattutto negli ultimi mesi, è sempre più massiccia la spinta verso la digital transformation: l’opportunità per il CIO, quindi, è quella di essere innovatore dei processi di business, scegliendo partner di servizi ICT adeguati in grado di fornire alti livelli di innovazione tecnologica, integrazione e garanzia nell’erogazione degli stessi e riducendo al minimo le problematiche relative alla gestione e al dimensionamento di un’infrastruttura IT. Il mercato chiede servizi che sollevino il cliente dalla necessità di avere competenze specifiche in casa, che gli permettano di espandersi senza dover ricorrere a investimenti eccessivi, ma in una modalità pay-as-you-grow e che siano velocemente implementati e integrati nei processi aziendali. Non ultimo, il mercato chiede la trasformazione dell’investimento da Capex a Opex, abbattendo i costi di manutenzione e licenze software. Le richieste del mercato riguardano i servizi legati alla gestione delle esigenze ICT, quali per esempio i servizi di tipo IaaS e i servizi di gestione infrastrutturale, sistemistica e applicativa. Sempre di più cresce anche la richiesta, e quindi l’offerta, di soluzioni e piattaforme end-to-end in modalità ‘as a service’, che permettono alle aziende di espandere le proprie capacità di comunicazione, analisi del mercato e collaborazione. Questa esplosione di offerta di servizi porta il CIO a dover affrontare il problema della selezione e della gestione in sinergia dei partner scelti. La consolidata garanzia di performance, affidabilità e capillarità della nostra connettività in fibra ottica, unita alla disponibilità di data center di proprietà per l’erogazione di servizi IaaS e PaaS/SaaS, attraverso partner tecnologici garantiscono al cliente un unico interlocutore per un’offerta con un elevato livello di integrazione e qualità. Il CIO può contare su un singolo business partner di fiducia, in grado di erogare servizi innovativi e adattarli alle richieste, garantendo gli SLA richiesti.

Andrea NavalesiAndrea Navalesi, Amministratore Delegato, Sinergy
Sicuramente ci relazioniamo con un CIO che deve lavorare in grande equilibrio fra la gestione delle operation e l’innovazione. Evolvendo da una situazione in cui l’attenzione ai costi è stata, e continua a essere determinante, serve saper guardare con lungimiranza alle opportunità della digital transformation. In questa ottica il dialogo con il business è fondamentale. L’avvento del cloud ha poi indirettamente incrementato la richiesta della modalità ‘as a service’ di fruizione dei prodotti e servizi IT. Inoltre è forte la scommessa verso soluzioni convergenti e ‘ready to start’ anche in ambiti applicativi. Da qui l’esigenza di proteggere i diversi accessi alle applicazioni on demand e gestire utenti in mobilità con la massima flessibilità. Abbiamo, pertanto, consolidato un approccio che prevede di affiancare i clienti nella definizione di un modello misto ‘hybrid cloud’ (onpremise, cloud pubblico, cloud privato) e nella sua gestione (flexible managed services). Il cloud può essere la soluzione giusta per alcuni tipi di azienda ma ogni realtà è differente dalle altre. Quello che noi mettiamo in campo è un approccio di ‘cloud eseguibile’, fruibile e personalizzabile in funzione delle diverse esigenze dei clienti. Grazie ai nostri servizi di advisory per gestire l’eterogeneità di soluzioni garantiamo efficacia ed efficienza nella strategia di passaggio al cloud, che attraverso una fase denominata cloud impact analysis, ne definisca fattibilità e benefici. Una roadmap evolutiva per il cliente e una fase di progettazione e deployment con una focalizzazione specifica per soluzioni ibride lato infrastrutturale. Il tutto senza trascurare i nuovi elementi legati ad aspetti di disponibilità, sicurezza, riservatezza, integrità e governance in una logica che pone al centro il servizio.

Marco MoriniMarco Morini, Amministratore Delegato, TechMobile
Rispetto anche solo a cinque anni fa, il CIO non è più l’unico interlocutore aziendale e non è il solo responsabile del budget destinato all’innovazione tecnologica. Questo grazie alla ‘consumerization’ e a una maggiore consapevolezza delle altre divisioni aziendali rispetto a ruolo e strumenti dell’IT. Ritengo questa evoluzione una croce e una delizia per un fornitore IT. Da una parte, interloquire con persone non specializzate ci obbliga a essere più chiari su processi e ROI. Dall’altra, qualche volta può capitare di incontrare persone più pragmatiche e più entusiaste, se vogliamo, rispetto a un CIO. Per nostra precisa mission aziendale lavoriamo prevalentemente su progetti di enterprise mobile management (EMM). Ovvero supportiamo le aziende a diventare estese, a essere altrettanto produttive dentro e fuori dalle mura aziendali. Le accompagniamo nell’aggiornamento della loro infrastruttura mobile attraverso progetti tailormade e gli garantiamo servizi ‘premium’ di assistenza e app specifiche per il mobile work. Proponiamo, inoltre, servizi in ottica SaaS, basate su cloud private e architetture legacy free che, devo dire, rilassano molto il CIO. Fortunatamente l’EMM è uno dei servizi più richiesti dalle PMI italiane in questo momento, e l’esperienza di otto anni in quest’ambito, insieme alle referenze conquistate sul campo, rappresentano un plus riconosciuto. In TechMobile crediamo molto nella chiarezza dell’offerta e nel rapporto continuativo con il cliente: preferiamo ascoltare più che parlare. Inoltre, consideriamo parte dell’offerta il rapporto consolidato con vendor e carrier. Per mancanza di tempo o di risorse, la software selection per le aziende clienti è un onere. Noi, invece, investiamo volentieri in risorse interne capaci di scegliere sul mercato le soluzioni migliori e più innovative perché, oltre a presentare un’offerta esclusiva ai nostri clienti, diamo un’ulteriore opportunità di crescita ai vendor stranieri.

Giancarlo GervasoniGiancarlo Gervasoni, VP Sales/Marketing/R&D/Purchasing, ZeroUno Informatica
Il ruolo del CIO è e sarà sempre di meno orientato alla gestione delle operazioni di base relative all’infrastruttura, si sposterà infatti, sempre più verso un ruolo di consulenza e mediazione. La diffusione dei servizi in cloud infatti comporterà un ampliamento della gamma delle attività che il CIO dovrà svolgere permettendogli di assumere un ruolo più rilevante nelle decisioni strategiche. La scelta e l’integrazione delle nuove soluzioni cloud based con l’infrastruttura esistente dell’azienda renderà il suo ruolo fondamentale a tal punto da poter portare in alcuni casi alla fusione dei ruoli di CIO e COO. La conseguenza di questo mutamento nel ruolo del CIO è direttamente legato al mutamento del mercato ICT; osserviamo infatti, un sempre maggiore interesse verso le soluzioni cloud based che siano IaaS (lo spostamento dell’intera infrastruttura nel cloud), PaaS (erogazione di servizi), o SaaS (Office 365) in quanto quest’approccio permette una maggiore flessibilità nella gestione delle risorse e minori tempi di deployment. Un approccio di questo genere permette inoltre di trasformare i costi IT da Capex a Opex. Il ‘modello cloud’ porta con sé, infatti, il concetto di sottoscrizione, mensile o annuale, eliminando i costi iniziali per infrastruttura e licenze software permettendo di pagare solamente per le risorse che si usano, secondo la modalità ‘as-you-go’. Quest’approccio permette inoltre di avere il software aggiornato all’ultima edizione garantendo di poter usufruire sempre delle ultime feature disponibili. Per rimanere al passo con l’evoluzione tecnologica e del mercato ci stiamo orientando sempre più alla logica dei servizi e sempre meno verso la vendita di hardware e licenze. Come conseguenza per soddisfare a pieno le esigenze dei nostri clienti abbiamo optato per un approccio ibrido al cloud: abbiamo un nostro data center, InBrescia.cloud, da cui possiamo erogare servizi e ospitare le macchine legacy (come gli AS400) che non sono ‘portabili’ nel cloud pubblico; siamo inoltre, Microsoft Cloud Solution Provider. In questo modo possiamo integrare i nostri servizi con quelli di Azure, il cloud pubblico di Microsoft, unendo il meglio dei due mondi. Per i soggetti che lo desiderano possiamo addirittura fornire l’intera infrastruttura come servizio dal nostro data center sgravando il cliente da tutti i costi relativi alla gestione della stessa.

 
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