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26/04/2018

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di Raffaela Citterio

AI, ecco come cambierà il mondo del lavoro

È in atto un cambiamento profondo: molte attività tradizionali vengono automatizzate, ma nel contempo nascono tante nuove opportunità.

AI lavoro

Il lavoro umano è destinato a scomparire, come è avvenuto per quello animale con l’avvento della meccanizzazione? Sociologi, politici e futurologi si stanno da tempo interrogando, presentando scenari spesso diametralmente opposti. Nessuno possiede la sfera di cristallo, ma con molta probabilità l’impatto della rivoluzione digitale in atto sarà simile a quello avuto dalle rivoluzioni precedenti: molti mestieri tradizionali scompariranno, ma ne nasceranno di nuovi, che probabilmente avranno un effetto positivo sulla vita sociale e personale.

È questa, per esempio, la tesi che emerge dalla ricerca ‘Turning AI into concrete value: the successful implementers toolikt’ realizzata da Capgemini Consulting che ha coinvolto nove Paesi, Italia inclusa. Abbiamo chiesto a Massimo Ippoliti, Head of Insights & Data Practice di Capgemini Italia, di commentarne alcuni punti.

Massimo IppolitiSecondo la ricerca, come impatta l’Intelligenza Artificiale sul mondo del lavoro?
La ricerca ha evidenziato che grazie all’utilizzo dell’Intelligenza Ar tificiale, 4 imprese su 5 (83%) hanno creato nuovi posti di lavoro. Nello specifico, si tratta di posti di lavoro a livello senior, con i due terzi delle nuove assunzioni a livello manageriale o di livello superiore. Oltre i tre quinti delle imprese che hanno implementato l’IA su larga scala (63%) inoltre, affermano che non vi è stata alcuna perdita di posti di lavoro. Insieme al trend legato alla creazione di nuovi posti di lavoro a livello manageriale, il report rivela che per molte imprese l’IA rappresenta un mezzo per diminuire lo svolgimento di attività ripetitive e di mansioni amministrative, in modo da poter generare più valore. La maggior parte degli intervistati (71%), infatti, ha avviato in maniera proattiva un efficientamento delle competenze/riqualificazione dei dipendenti così da poter trarre vantaggio dagli investimenti fatti in termini di IA. La stragrande maggioranza delle aziende che hanno implementato l’Intelligenza Artificiale su larga scala, invece, ritiene che l’IA semplificherà i lavori più complessi (89%) e che le macchine intelligenti coesisteranno con la forza lavoro all’interno dell’azienda (88%).

L’Italia rispecchia queste percentuali?
Per quanto attiene all’Italia, il 94% delle aziende italiane intervistate hanno confermato che l’IA sta creando nuovi posti di lavoro: l’Italia, assieme alla Spagna, è infatti il Paese con il più alto numero di nuovi posti di lavoro. Secondo l’89% degli intervistati, inoltre, i nuovi posti di lavoro riguardano ruoli di livello manageriale o superiore. Infine il 64%, è convinto che l’IA non stia mettendo a rischio i posti di lavoro esistenti.

Può fornirci una vostra previsione per il prossimo futuro dell’IA?
L’Intelligenza Artificiale si sta articolando su tre vettori evolutivi, anche nel mercato italiano.

Machine Learning – pur rappresentando il fondamento tecnologico delle diverse applicazioni di Intelligenza Artificiale, i modelli di Machine Learning si stanno diffondendo, in Italia, con use case quali: previsione di vendita, manutenzione predittiva, arricchimento dei profili demo-sociografici e comportamentali dei clienti grazie ai dati di canale e contesto, motori di raccomandazione. La diffusione di modelli di Machine Learning è dovuta sia all’aumentata disponibilità dei dati storici dei fenomeni da prevedere che di quelli relativi alle variabili di contesto, grazie alla connessione di sensori (pensiamo all’IoT) e al riscontro diretto dei clienti (diffusione di canali di interazione diretti quali App e social network). L’utilizzo di tecniche e framework di Deep Learning e Swarm Intelligence si sta diffondendo nelle aree dove sono necessari sistemi di classificazione più sofisticati o per l’interpretazione di contenuti destrutturati. L’aumento dei dati e della complessità dei modelli predittivi sta richiedendo capacità di calcolo e memorizzazione sempre più elevati, per periodi di tempo limitati; il ricorso quindi a soluzioni cloud (prevalentemente PaaS) si sta dimostrando efficace, riducendo il time to market delle soluzioni di IA.

Riconoscimento ed interpretazione del linguaggio naturale – queste tecniche di Intelligenza Artificiale si stanno diffondendo sia nell’ambito della trasposizione della voce in testo che nella, eventualmente successiva, interpretazione del testo. L’attuale tendenza in atto consiste nell’adozione, ove possibile, di servizi cognitivi già resi disponibili dalle principali piattaforme cloud pubbliche (ad esempio Watson e Cortana), integrandoli ove necessari con servizi cognitivi sviluppati ad hoc utilizzando framework di reti neurali. L’interpretazione del linguaggio naturale è particolarmente utilizzata per estrarre dati strutturati dalle interazioni testuali che avvengono sui social network, attraverso lo scambio di email o sul web. Servizi cognitivi per il riconoscimento vocale si stanno invece diffondendo, in Italia, nell’ambito di contact center o per comandi vocali in ambienti ‘hands free’.

Riconoscimento ed interpretazione delle immagini – tali tecniche si stanno diffondendo per estrarre dati strutturati da immagini ed in par ticolare la dove le immagini siano da ‘classificare’ (attribuire specifici ‘tags’) o dove siano da identificare immagini simili (come nel caso di sistemi antifrode) o par ticolari pattern grafici (per esempio potenziali anomalie, guasti, gesti oppure oggetti). Anche in tale contesto, per applicazioni standard (come il riconoscimento facciale o ambienti standard) si sta diffondendo l’adozione di servizi cognitivi predefiniti.

Che ruolo hanno i BOT in questo scenario?
La diffusione di BOT come Chatbot o VoiceBot, che integrano diversi strumenti di IA quali servizi cognitivi di riconoscimento vocale e di interpretazione del linguaggio naturale o servizi di machine learning personalizzati, è particolarmente interessante. Tali servizi sono orchestrati attraverso un flusso di interazioni che portano alla esecuzione di specifici task grazie a strumenti di roboticprocess automation o web services. I parametri necessari a guidare il flusso di interazione e i parametri per l’esecuzione dei task esecutivi automatizzati sono proprio determinati con le tecniche di intelligenza artificiale descritte in precedenza. Proprio i BOT sono il cuore della nuova era di automazione dei processi e dei nuovi modelli operativi per aumentare l’efficienza e l’industrializzazione di processi personalizzati sia di tipo industriale che di servizio al cliente. E proprio questi BOT rappresentano una delle caratterizzazioni principali di questa nuova rivoluzione basata sulla ‘personalizzazione industrializzata’.

Qual è, secondo voi, la maturità del mercato italiano?
Secondo quanto rilevato dalla ricerca, il nostro Paese si posiziona al terzo posto tra i Paesi analizzati, con più di 2 aziende su 5 (44%) che stanno implementando progetti di Intelligenza Artificiale su larga scala. Nello specifico, le aziende del nostro Paese hanno impiegato l’IA in progetti finance (21%), customer service (20%), sales & marketing (19%), IT (17%), di gestione della catena di distribuzione (16%) e risorse umane (7%). È interessante notare, infine, che l’88% delle aziende italiane ha già avviato in modo proattivo corsi di formazione/aggiornamento per i dipendenti in modo da gestire l’impatto dell’IA. In questo campo, infatti, l’Italia si posiziona al secondo posto, preceduta solo dall’India (92%). Il 63% delle aziende italiane prevede infine di aumentare del 20% i propri investimenti in IA nei prossimi 5 anni.

 

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