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03/11/2015

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Come cambiano le regole del gioco

Agilità, flessibilità e riduzione dei costi stanno accelerando l'adozione di nuovi paradigmi che possono essere declinati in molti modi diversi

La gestione delle risorse ICT negli ambienti data center aziendali sta diventando sempre più complessa e l’affermarsi dei diversi modelli di cloud computing impone un approccio più flessibile e più rapido alla gestione delle infrastrutture informatiche. Per questo i professionisti dell'IT, un po' ovunque, sono arrivati alla conclusione che le architetture legacy non sono più in grado di rispondere efficacemente alle esigenze del business, dove la necessità è quella di proporre nuovi servizi in pochi giorni. I vecchi modelli, quindi, non sono più adeguati, ma intraprendere nuovi percorsi non è facile. Da qualche tempo si sta facendo strada l'idea che una risposta efficace possa arrivare dal cloud, dai sistemi iperconvergenti e dalle Software Defined Architecture, modelli su cui molti vendor stanno investendo in maniera significativa. Il mercato potenziale è molto vasto, ma a oggi le realizzazioni in tal senso presenti in Italia sono ancora poche. Con questo articolovogliamo presentare lo stato dell’arte di queste nuove offerte tecnologiche, analizzando le diverse modalità in cui possono essere declinate. 


Secondo la vostra esperienza da dove nasce l’esigenza di implementare l’approccio Software Defined Architecture nelle infrastrutture ICT aziendali?

Paolo Lossa, Regional Director di Brocade Italia e Iberia - Le aziende esprimono la necessità di dotarsi di architetture sempre più agili, veloci e performanti e sono consapevoli che il Software Defined può consentire loro di ottenere i benefici richiesti. Brocade sviluppa soluzioni SDN dedicato al segmento del networking, permettendo così all’infrastruttura di rete di fornire capacità quali il provisioning automatizzato, la gestione programmatica, il collegamento di servizi e l’integrazione con l’orchestrazione cloud, che supporta la rete a superare quelle barriere che da lungo tempo limitavano l’agilità del business, l’efficienza IT e la produttività complessiva. Inoltre, permette maggiore scalabilità e protezione degli investimenti, elemento fondamentale in un momento economico ancora difficile per molte organizzazioni. È importante che le aziende capiscano i reali benefici offerti.

 

Massimiliano Grassi, Marketing Manager di Citrix Italia - Negli ultimi anni, le organizzazioni stanno ricorrendo alla Software-Defined Architecture per migliorare l’agilità di rete, integrando l’automazione della rete nelle piattaforme di cloud computing. Il vantaggio principale di una soluzione che punti sulla virtualizzazione dell’architettura è la possibilità di offrire il supporto per una mobility delle macchine virtuali a prescindere dalla rete fisica. Ma un’architettura software defined ha altri vantaggi potenziali, tra cui quello di alleggerire il carico amministrativo del provisioning di funzionalità quali QoS e sicurezza. Mentre alcune delle caratteristiche della Software-Defined Architecture, come il crescente ricorso a software, sono già ampiamente diffuse sul mercato, i fornitori hanno iniziato a proporre soluzioni di Software-Defined Architecture soltanto di recente, e l’adozione di questo tipo di tecnologia è in questo momento in una fase iniziale. Tenuto però conto di tutti i potenziali vantaggi che un’architettura di questo tipo è in grado di fornire, le organizzazioni IT devono sviluppare un piano sull’evoluzione che intendono perseguire per le proprie reti al fine di incorporare una Software-Defined Architecture

 

Filippo Cassini VP International, Systems Engineering, Fortinet - Il principale vantaggio consiste nell’automatizzazione di procedure che in passato richiedevano cambi di configurazione complessi. Questa automazione permette di velocizzare il processo di messa in produzione di applicazioni e di riflesso il 'time to market' di nuovi servizi.

Davide Benelli, Business Project Manager di Fujitsu Italia - Le attuali architetture IT vengono oggi spinte ai limiti delle loro capacità dall’esigenza di performance sempre più elevate generate dalla necessità di rispondere in tempo reale e in modo affidabile alle priorità di business. In ambito storage, ad esempio, fattori come la gestione di volumi di dati sempre maggiori, le prestazioni nell'I/O di sistema, la scalabilità e la migrazione di interi volumi di petabyte di dati stanno ponendo sfide dalla complessità crescente ai professionisti dello storage enterprise. Ne deriva la necessità di superare il tradizionale approccio basato su silos infrastrutturali per rivolgersi verso modelli più flessibili e dalla governance semplificata, come il modello cloud. In questo contesto, l’approccio software defined, basato su architettura hyperscale in combinazione con l’utilizzo di software di natura open source rappresenta una soluzione ottimale per salvaguardare gli investimenti passati, superare i limiti delle tradizionali infrastrutture storage e introdurre modelli cloud più flessibili e vicini al business. Questo modus operandi semplifica notevolmente la gestione di risorse eterogenee, offrendo nuovi livelli di scalabilità, flessibilità e agilità.

 

Agostino Rosso, Chief Technologist EMEA Enterprise Services, Hewlett Packard Enterprise - Allo stato attuale più offering cloud hanno raggiunto uno stato di maturità tale da essere adottate dalla maggior parte delle aziende. Esiste inoltre una maturità negli strumenti di automazione delle componenti architetturali atte all’utilizzo del cloud. L’adozione di questi strumenti e modelli ha molti vantaggi tra i quali avere più flessibilità nell’approvvigionamento delle infrastrutture informatiche, un costo complessivamente inferiore e sviluppo e manutenzione di applicazioni più rapidi. L’adozione è comunque un percorso nel quale le aziende si sono rese conto che esisterà uno scenario ibrido tra le vecchie e le nuove infrastrutture ICT e che per ottenere il massimo dei vantaggi da questi nuovi scenari si devono adottare nuovi paradigmi ICT (ad esempio i servizi cloud PaaS). Automatizzare la creazione e la gestione di architetture informatiche ibride includendo i paradigmi cloud è quindi un tema centrale per ottenere il massimo dei benefici da questo nuovo modo di fare ICT. È possibile fare ciò sia con architetture cosiddette ‘Cloud Native’ (nate e che utilizzano appieno le funzionalità del cloud), sia con architetture tradizionali (si pensi agli ERP) o a un mix delle due, creando uno scenario ibrido e automatizzando tutte le operazioni delle componenti architetturali ICT. Per esemplificare si pensi alla creazione di un servizio di una classica architettura three-tier (web-appl-db) in cui le risorse infrastrutturali vengono reperite tramite un servizio IaaS pubblico e il resto delle operazioni sulle componenti applicative vengono eseguite a mano in una logica di ICT tradizionale: sicuramente questo porterà ad avere un servizio in tempi lunghi, errori umani e costi complessivamente maggiori, specialmente se questa operazione deve essere ripetuta più volte, come nei rilasci applicativi e nelle manutenzioni correttive.

Roberto Patano, Senior Manager Systems Engineering, NetApp - L’approccio Software Defined Architecture segue il percorso tracciato da Software Defined Networking (SDN), Software-Defined Storage (SDS), e altri modelli introdotti dal cloud computing, ma in questo caso si applica a interi stack di software. L’esigenza per chi implementa questo tipo di approccio è solitamente quella di poter scalare software che si rivolgono a un’audience molto elevata in modo agile e adattivo. In sostanza, attraverso Software Defined Architecture si forniscono servizi applicativi definiti 'Web-scale' per il business digitale di organizzazioni che operano a livello di cloud service, come ad esempio Amazon o Netflix. Il risultato è la capacità di collegare una vasta gamma di consumatori a complessi sistemi di backend mascherando contemporaneamente tale complessità. SDA permette di modificare facilmente il software sottostante, senza compromettere l’esperienza del consumatore. Un SDA efficiente è una questione sia di soluzioni tecnologiche sia di persone e processi che lo gestiscono.

 

Alberto Filisetti, Country Manager Nutanix Italy - L’esigenza del radicale cambio di paradigma introdotto dal modello ‘software defined architecture’ è parte del percorso evolutivo dell’Information Technology. Lo stravolgimento, risalente a circa 15 anni or sono, apportato dalla virtualizzazione del data center, con gli indubbi vantaggi che ne hanno motivato negli anni una sempre più spinta adozione, non ha avuto un chiaro riscontro in tutte le componenti del data center stesso che oggi mostrano limiti infrastrutturali ben noti. Il modello di iperconvergenza introdotto da Nutanix ha saputo colmare e adeguare una componente critica, lo storage, alle esigenze della virtualizzazione. L’eliminazione dei colli di bottiglia prestazionali, un consolidamento fisico con un rapporto di oltre 5:1, con la relativa componente di consumi associati, unitamente ad una ridotta necessità di gestione delle attività più’ ripetitive, sono la risposta di Nutanix a un mercato sempre più’ esigente e improntato alla massimizzazione dell’efficienza e della produttività.


Alfredo Nulli, Emea Cloud Architect, Pure Storage - Software Defined Data Center (DC) è una transizione attesa nel disegno architetturale dei data center. Risponde al bisogno di flessibilità e cambiamenti nelle piattaforme di controllo e gestione. Introdurre una strategia di Software Defined DC significa, fondamentalmente cambiare il luogo logico dove il piano di controllo viene implementato, come viene sviluppato e soprattutto gestito. Ma cosa si intende per 'Defined', cosa stiamo definendo con questo approccio? La risposta è essenzialmente: l’architettura e in alcuni casi il layout stesso del data center, introducendo livelli di flessibilità che aiutano il gestore a ri-utilizzare gli strumenti del data center in modo rapido seguendo le esigenze del business. Questo trend di mercato chiaramente ha avuto inizio con la parte di computing con l’introduzione della virtualizzazione (che sostanzialmente altro non è che un software defined compute). A seguire la parte di computing (che nel frattempo è andata incontro a una massiva standardizzazione verso l’x86), è stata la rete a subire una trasformazione software defined seguendo due approcci differenti: control plan che viene assorbito nel sistema di virtualizzazione oppure control plan distribuito e condiviso con il livello applicativo. Al livello di rete anche i servizi di bilanciamento di carico e sicurezza (firewall etc..) hanno beneficiato di questa evoluzione architetturale permettendo di migliorare la flessibilità complessiva. La componente di storage sta seguendo questo trend in modo molto lento, molto più lento di quanto ci si attendesse. È necessario che questo 'viaggio' verso il software defined storage layer inizi in modo opportuno, per far si che la strategia complessiva di Software Defined Data Center sia portata a compimento. La strategia di software defined per molti CIO ha l’obiettivo di svincolare l’architettura dalle specifiche funzionalità fornite dai vendor (vendor lock-in). L’obiettivo è raggiungibile facendo ricorso ad un vera strategia di Software Defined a 360 gradi e aggiungendo gradi di innovazione che devono tendere alla semplificazione della infrastruttura sottostante. In caso contrario il livello software e quello di infrastruttura sommano vettorialmente le proprie complessità introducendo di fatto solo overhead operazionali.


Cristian Meloni, Regional Sales Manager, SimpliVity Italy - L’esigenza di implementare un approccio Software Defined Architecture nasce principalmente dalla necessità di semplificare le classiche infrastrutture legacy, diventate troppo complesse da gestire e troppo costose da manutenere e aggiornare. Questa ricerca di semplificazione deriva soprattutto dal proliferare incontrollato delle tecnologie di virtualizzazione che - ormai - sono diventate lo standard de facto all’interno dei data center moderni. La virtualizzazione è stata introdotta come strumento di riduzione dei costi diretti e per meglio sfruttare le risorse IT; ha portato inoltre velocità di approvvigionamento lato infrastrutturale e applicativo. Troppo difficile però cercare di adattare le infrastrutture legacy – nate per fare altro – a questo nuovo paradigma; il rischio è l’aumento complessivo dei costi (soprattutto quelli di gestione). La flessibilità di tutto quello che è Software Defined si sposa invece alla perfezione con le richieste degli ambienti virtuali.


Luca Zerminiani, Senior Manager Systems Engineering di VMware Italia - Oggi molte aziende si stanno rendendo conto di avere infrastrutture IT troppo rigide e complesse per rispondere prontamente alle esigenze di un business sempre più veloce. Sentono quindi la necessità di aumentarne agilità e flessibilità attraverso un percorso di semplificazione, standardizzazione e automazione delle operazioni. Il Software-Defined Data Center (SDDC) rappresenta una risposta a queste esigenze, perché, attraverso la virtualizzazione di tutte le componenti del data center (server, storage, rete) offre molteplici vantaggi: maggiore flessibilità grazie al disaccoppiamento dall’hardware, aumento dell’efficienza grazie al raggruppamento in pool delle risorse virtualizzate e agilità, grazie all’automazione dei servizi IT e all’aver portato tutte le componenti in modalità software.


Come si concretizza la vostra offerta volta ad abilitare infrastrutture governate da Software Defined Architecture?

Filippo Cassini, Fortinet - Fortinet non è un fornitore di core switch o core router, per cui non esiste specificamente una 'offerta SDN'. L’obiettivo di Fortinet è di poter integrare le sue soluzioni di sicurezza anche in ambienti SDN così da permettere all’utilizzatore finale di avere lo stesso livello di sicurezza indipendentemente dalla piattaforma utilizzata (fisica o virtuale).

 

Alberto Filisetti, Nutanix Italy - Nutanix ha introdotto nel 2009 il modello di iperconvergenza del data center, basato sul concetto di 'Software Defined Architecture', portando questo nuovo paradigma, fino ad allora riservato ai grossi cloud provider, nel mercato Enterprise. Proprio seguendo il concetto di ‘Software Defined’, Nutanix ha arricchito I propri sistemi di nuove funzionalità e di prestazioni crescenti lavorando alacremente sulla sola componente software, basata su un hardware assolutamente standard, fino a diventare il riferimento del mercato. Nell’intento di rendere l’intera infrastruttura di data center assolutamente invisibile ai suoi utilizzatori, eliminando anche i lock-in introdotti dalla specifica Hypervisor utilizzata, Nutanix ha presentato il progetto Acropolis, una combinazione tra quanto precedentemente sviluppato nell’ambito dell’iperconvergenza unitamente alla gestione di un ambiente eterogeneo e volto a garantire un rapporto prezzo/prestazioni e funzionalità per ogni applicazione e ambiente IT.

 

Agostino Rosso, Hewlett Packard Enterprise - HP Helion è il nome dell’offerta HP per il cloud. Questa comprende tutti i componenti architetturali, software e hardware, i servizi cloud e i servizi professionali per aiutare i clienti a intraprendere qualsiasi percorso di trasformazione verso questi nuovi paradigmi ICT. Tra le componenti chiavi troviamo Helion Open Stack (HOS), che abilita la creazione di servizi IaaS, Helion Development Platform (HDP), che abilita la creazione di servizi PaaS basati su Cloud Foundry e Docker e la Cloud Service Automation (CSA), che è un componente software in grado di definire e automatizzare tutti i passi necessari per la creazione di un servizio ICT, utilizzando sia componenti architetturali tradizionali (ad esempio. automatizzando anche il provisioning di server fisici), sia componenti architetturali aaS come HOS o HDP. HP CSA può operare sia con componenti HP IaaS e PaaS, che con componenti di terze parti cloud native aaS o con architetture hardware e software tradizionali. HP abbraccia da sempre l’approccio agli standard aperti nelle creazioni di architetture (pensiamo ad OpenFlow, OpenStack e Cloud Foundry), su cui ha delle offerte e conoscenze specifiche, oltre ad essere principale contributore dei progetti open, ed è in grado di integrare e automatizzare qualsiasi componente architetturale di terze parti, virtuale o fisica, aaS fino ad arrivare ai comandi proprietari delle varie architetture. Per fare questo HP si avvale di migliaia di pre-integrazioni con le principali architetture cloud e componenti architetturali tradizionali e dell’esperienza dei servizi professionali HP abilitando così un percorso personalizzato verso il cloud per le esigenze specifiche di ogni cliente. Ovviamente queste tecnologie sono già state adottate da HP a dai Partner HP (tramite il progetto europeo di Cloud28+) e trasformate in servizi cloud che sono disponibili in maniera sicura e affidabile, anche su data center italiani, in linea con le normative Italiane vigenti in ambito data privacy, regolatorie bancarie o telco.

Roberto Patano, NetApp - La Software Defined Architecture è un approccio strettamente legato al paradigma del cloud computing, per il quale NetApp ha sviluppato una serie di soluzioni che ricadono all’interno della vision 'data fabric', un framework che favorisce la gestione coerente dei dati e consente il trasferimento perfetto delle informazioni fra diverse parti del cloud. NetApp aiuta le imprese a creare un ponte fra la propria architettura interna e il cloud. NetApp. Data Fabric è l'architettura ideale per la costruzione di cloud ibridi di livello enterprise. Il software NetApp aiuta a migliorare i fattori economici, la flessibilità e l'impatto sul business dell'infrastruttura dei clienti, che possono affidarsi senza preoccupazioni alle soluzioni per la tecnologia cloud NetApp per risolvere i propri problemi. Attraverso le soluzioni NetApp Data Fabric, inoltre, le imprese possono applicare una serie di policy e servizi coerenti ai dati presenti nel cloud ibrido, senza alcun legame con i provider scelti per applicazioni, tecnologia o infrastruttura cloud.

 

Cristian Meloni, SimpliVity Italy - L’approccio Software Defined Architecture è offerto da SimpliVity sotto forma di appliance 'iperconvergente' di nuova generazione che semplifica all’ennesima potenza la creazione di questo tipo di ambienti. Il termine 'iperconvergenza' indica un approccio integrato che offre potenza computazionale, storage e connettività all’interno di tradizionali server x86. Questo approccio 'iperconvergente' risponde agli standard dei cosiddetti cloud economics, ovvero utilizzo di sistemi x86, crescita scale-out e costi di acquisizione ridotti rispetto alle infrastrutture legacy. SimpliVity è andata ben oltre questi cloud economics offrendo all’interno dei propri appliance iperconvergenti anche tutte le Enterprise Capabilities, ovvero protezione dei dati, alta affidabilità, performance, efficienza e gestione globale unificata. La tecnologia SimpliVity è disponibile come soluzione hardware/software completa che prende il nome di OmniCube, piuttosto che come soluzione solo software (corredata da una scheda acceleratrice proprietaria) - che prende invece il nome di OmniStack - da installare all’interno dei server UCS C240 di Cisco.

 

Luca Zerminiani, VMware Italia - Il Software-Defined Data Center (SDDC) estende il concetto di virtualizzazione a tutte le componenti del data center, concentrandole in pool di risorse aggregate, flessibili, sicuri ed efficienti. In particolare, l’offerta di VMware SDDC si articola nel seguente modo:
. Server: VMware vSphere, la soluzione per la virtualizzazione leader di mercato, che offre una infrastruttura cloud altamente disponibile, resiliente e on-demand.
. Storage: VMware Virtual SAN è la piattaforma storage ideale per macchine virtuali, comprese applicazioni business critical.
. Networking: VMware NSX riduce il tempo di provisioning di reti multi-tier e dei servizi di sicurezza da settimane a secondi, astraendo le reti virtuali dal sottostante network fisico.
. Management: VMware vRealize Operations fornisce gestione intelligente delle operation su infrastrutture fisiche, virtuali e cloud usando analisi predittive e automazione basata su policy. Inoltre, poche settimane fa, nel corso del VMworld US, VMware ha annunciato VMware EVO SDDC una piattaforma hyper-converged capace di rendere disponibile tutto lo stack SDDC in poche ore dall’accensione e in maniera totalmente automatizzata.

 

Alfredo Nulli, Pure Storage - Ci sono differenti approcci per le architetture software defined. Per quanto concerne il livello dello storage, dove Pure Storage si focalizza, possiamo prevedere i seguenti approcci: introdurre un concetto di 'proxy' che divide l’accesso ai dati dalla memorizzazione fisica in sistemi legacy esistenti o futuri; gestire un livello di orchestrazione (magari basato su OpenSource) che fa leva sullo storage allocato nei server o attaccato direttamente ad essi o cambiare completamente il paradigma e focalizzarci sulle soluzioni guidate dal software. Soluzioni storage guidate dal software sono quelle in cui il front end di accesso ai dati gestisce ed implementa tutte le funzionalità che sono richieste, rendendo nei fatti indipendente tale livello con quello dei media fisici. Questo è il caso di Pure Storage che è essenzialmente un Enterprise Storage vendor che basa la sua strategia su un software chiamato Purity, ossia il suo sistema operativo, il cui obiettivo primario è quello di accettare e gestire le richieste dagli host nel più breve tempo possibile e contemporaneamente rendere i dati velocemente persistenti all’interno della struttura di memorizzazione (che è AllFlash). Nel fare questo il sistema operativo applica i criteri di deduplica del dato, compressione e crittografia. Chiunque gestisca il data center non deve vedere nello storage un sistema complesso da gestire. La vera rivoluzione è la semplicità. Semplicità di pianificazione, gestione, installazione, upgrade. È la possibilità, con le potenti funzionalità di deduplica dei dati, di raggiungere efficienze incredibili, ribaltando completamente il tradizionale modo di pensare lo storage.
Pure Storage è stata creata su tre fondamentali punti fermi: creata per il flash (per gestire questo media e massimizzare i benefici in esso presenti); creata per il cloud (per massimizzare gli effetti dello storage condiviso in ambienti con carichi di lavoro eterogenei); creata per essere semplice (per ridurre tutte le complessità tipiche di un ambiente storage tradizionale). Se a tutto ciò aggiungiamo il nostro sistema di gestione disponibile in cloud, è chiaro come Pure ha l’obiettivo di portare una vera evoluzione nel campo dello storage basata sul software e sulla semplificazione. Perché la rivoluzione software driven nello storage è differente? Perché solo in questo modo si è davvero indipendenti dai media sottostanti, dalle capacità che cambiano nel tempo, dagli incubi di incremento della capacità, di aggiornamento tecnologico. Unitamente a tutto questo, Pure fornisce un modello di business che permette di non dover più pagare il dazio dei cosiddetti tech-refresh, ossia quel processo che ogni 4 anni costringe a ricomprare le capacità già in uso solo perché la piattaforma esistente ha costi di manutenzione troppo elevati e mettere quindi in atto pericolose migrazioni di dati. Questo è un punto fondamentale della strategia software defined di una azienda. È necessario affinché sia efficace, che sia accompagnata da una profonda innovazione che eviti di classificare come software defined solo una mera aggiunta di overlay software per la gestione di legacy che rimangono con tutte le limitazioni e le funzioni del passato.

 

Massimiliano Grassi, Citrix Italia - La creazione di spazi di lavoro mobili software-defined passa innanzi tutto attraverso una strategia unificata di Software Defined Data Center che Citrix sta mettendo in atto da diversi anni e che si è rafforzata significativamente con l’acquisizione di Sanbolic, annunciata a gennaio 2015. Grazie al software di virtualizzazione open source XenServer e a NetScaler, software per il controllo della distribuzione delle applicazioni, Citrix ha realizzato una piattaforma di Software Defined Data Center il cui risultato è un’infrastruttura moderna e innovativa capace di distribuire nuove applicazioni e nuovi servizi nel giro pochi minuti, migliorando l’agilità, semplificando l’operatività e riducendo i costi. La virtualizzazione del data center si traduce nella virtualizzazione dello spazio di lavoro e i risultati tecnologici e operativi si trasformano in risultati di business, grazie a una migliorata produttività e a una maggiore agilità dei processi.

 

Davide Benelli, Fujitsu Italia - Fujitsu ha messo a punto nuove appliance storage per permettere ai clienti – che necessitano di accesso online istantaneo a enormi volumi di dati – di fare leva su soluzioni storage hyper-scale e software-defined, basate su tecnologie Intel e software open source Ceph. In questo modo è possibile affidarsi interamente alla solidità e all’esperienza di un player che opera su scala internazionale, superando l’oneroso approccio 'do-it-yourself' che caratterizza molti progetti di integrazione hardware – software. La soluzione Fujitsu che ben rappresenta questo contesto è l’Eternus CD10000, che fornisce una scalabilità pressoché illimitata in termini di performance e capacità, garantendo zero downtime per un accesso istantaneo a enormi volumi di dati online. L’Eternus CD10000 integra i vantaggi del software open source Ceph con l’affidabilità e l’esperienza infrastrutturale Fujitsu, permettendo alle organizzazioni IT di trarre il massimo beneficio dall’open standard senza rischi di implementazione. I clienti a cui si rivolgono le appliance software defined storage Fujitsu sono service e cloud provider, enti pubblici, istituzioni finanziarie, società di broadcasting e mediastreaming: tutte quelle aziende che hanno la necessità di gestire elevatissimi volumi di dati online, accedere ai dati in tempo reale e rispondere in modo flessibile alle esigenze di business, il tutto tenendo sotto controllo la spesa IT.

 

Paolo Lossa, Brocade Italia e Iberia - L’architettura SDN aperta di Brocade è una soluzione a basso rischio e modulare, composta dall’applicazione Brocade Flow Optimizer, da Brocade controller SDN, dai router Brocade MLXe e dagli switch campus Brocade ICX. Questo approccio esclusivo all’SDN consente alle aziende di utilizzare protocolli basati su standard, come OpenFlow; controller SDN basati su OpenDaylight e API aperte per l’integrazione con sistemi di orchestrazione di terze parti. Grazie alla tecnologia Brocade Hybrid Port, il forwarding tradizionale e il traffico OpenFlow sono supportati simultaneamente sulla stessa porta. Ciò consente alle aziende di iniziare immediatamente a migrare verso il New IP, introducendo l’SDN in modo trasparente all’interno delle proprie reti esistenti, salvaguardando gli investimenti attuali.

 

Come le aziende utenti italiane stanno rispondendo alla vostra offerta di soluzioni per le Software Defined Architecture?

Agostino Rosso, Hewlett Packard Enterprise - Oramai tutte le aziende sono interessate al cloud e la maggior parte di queste ha metabolizzato il fatto che questo fenomeno trasformerà profondamente il modo con cui si erogheranno servizi ICT. Ricordiamoci comunque che le aziende hanno degli asset ICT che non sono basati sul paradigma SDA e che devono essere ancora capitalizzati in termini di investimento. Molte aziende hanno già fatto la scelta di abbandonare progressivamente le architetture tradizionali e andare verso questi nuovi paradigmi; ad esempio mediante l’adozione di modelli PaaS tramite la HDP. In questo scenario le aziende ci chiedono in primis di definire un percorso di evoluzione per l’adozione del SDA cercando di fare leva sugli asset attuali e innovando i servizi ICT incrementalmente con l’introduzione di questo tipi di strumenti, processi e alle volte cambiamenti organizzativi. Ricordiamoci infatti che l’introduzione del cloud e del SDA stravolge il modo con cui si progettano ed erogano sistemi ICT: c’è quindi bisogno di un partner strategico aperto ai nuovi standard con una conoscenza approfondita delle tecnologie e con una comprovata esperienza nell’implementazione ed erogazione di queste nuove architetture e servizi. HP è sicuramente un partner di riferimento per definire questo percorso e trasformazione sia per clienti italiani che per clienti internazionali. Un caso di riferimento di questa trasformazione e di utilizzo di SDA lo si ha nel recente accordo con Deutsche Bank a livello globale, che ha portato ad automatizzare tutte le componenti infrastrutturali della banca in un private cloud gestito da HP con notevoli risparmi sia in termini di tempi che di costi.


Alfredo Nulli, Pure Storage - Il feedback che stiamo avendo dai nostri clienti è davvero positivo. Sono aperti e manifestano la richiesta di approcci innovativi nella gestione dello storage in modo software driven, con lo scopo di effettuare e pianificare le transizioni verso modelli operativi migliori. I clienti percepiscono come il paradigma dello storage deve fondamentalmente cambiare per beneficiare al massimo di un approccio software defined. Stiamo osservando che per i clienti le soluzione All Flash stanno diventando velocemente orizzontali, abbandonando di fatto l’idea che fossero possibili solo in workload di nicchia ed esigenti dal punto di vista prestazionale all’interno del data center. Questo perché molti clienti erano spaventati dall’ipotesi di prezzo di tali soluzioni. Ma, come ci aspettavamo, grazie alla legge di Moore e alle condizioni di mercato, le nostre soluzioni approcciano livelli di prezzo che la rendono utilizzabile in ambiti più estesi. Offriamo la soluzione con algoritmo di deduplica più efficiente del mercato, rendendo il TCO davvero attraente. Aggiungendo a questo un modello di business innovativo e un sistema di gestione completamente in cloud (così che i clienti possono risparmiare le risorse da dedicare alla gestione e monitoraggio) riusciamo a catturare la piena attenzione dei nostri clienti insieme ai nostri partner. Essendo 100% focalizzati sul canale la relazione con questi attori è strategica per il successo di Pure nel mercato italiano.

 

Luca Zerminiani, VMware Italia - Il Software-Defined Data Center è stato accolto da subito con favore da analisti e aziende, che ne intravedevano le potenzialità sin dai primi annunci, e questo favore si è presto trasformato in una risposta positiva in termini di adozione. Contrariamente infatti all’idea secondo cui le aziende italiane sarebbero poco propense all’innovazione e frenate dal complesso momento che la nostra economia sta ancora attraversando, incontriamo sempre più spesso manager illuminati che credono in un nuovo modello di IT 'coraggioso' e che stanno mettendo in piedi progetti di IT tranformation e ambiziose implementazioni di software defined data center, con l’obiettivo di costruire una infrastruttura radicalmente più semplice e più efficiente e disporre di quella agilità e quella flessibilità necessarie per supportare il business. Questo è ancor più vero per aziende che hanno già realizzato un risparmio dei costi grazie alla virtualizzazione dei server e che quindi possono facilmente immaginare i vantaggi ottenibili da un passaggio al software defined data center come la soluzione migliore per semplificare l'IT ed evolvere verso il modello cloud.


Cristian Meloni, SimpliVity Italy - La risposta del mercato italiano alla nostra tecnologia software defined è assolutamente positiva. Ogni giorno ci confrontiamo con aziende che sono alla ricerca di tecnologie innovative che possano portare sensibili vantaggi economici, razionalizzando le componenti all’interno dei data center moderni, semplificando l’operatività e abbassandone i costi di gestione. La soluzione SimpliVity OmniCube permette alle aziende di ridurne di almeno tre volte il Total Cost of Ownership (TCO). Per dare più sicurezza e tranquillità nella scelta della nostra tecnologia, abbiamo lanciato a fine agosto cinque garanzie ben precise sulle effettive efficienze che si potranno raggiungere implementando la nostra soluzione - pena il ritiro delle macchine stesse. Riduzione minima del 90% dello spazio disco occupato rispetto a una soluzione tradizionale e backup/restore di una VM da un TB in meno di un minuto ne sono un esempio. L’unione dei cloud economics e delle enterprise capabilities offerte permette di estendere gli use case di questa tecnologia software defined a diversi ambiti, dal VDI a progetti che coinvolgono sedi remote, dal backup al disaster recovery, da ambienti test/dev alle performance richieste da applicazioni mission critical e tante altre.


Roberto Patano, NetApp - Il modello software defined è già di fatto adottato dai nostri clienti sin dall’epoca in cui NetApp ha presentato il proprio sistema operativo Data ONTAP che ha virtualizzato lo storage. È possibile considerare uno step evolutivo software defined delle cloud (al plurale) il passaggio all’ultima versione di Clustered Data ONTAP che di fatto rende ancora più attuabile la mobilità dinamica dei dati tra diversi datacenter, service provider e Hyperscaler. L’adozione di questa versione è in costante accelerazione: in Italia abbiamo ottenuto crescite davvero significative rispetto all’anno precedente - abbiamo quasi triplicato le vendite di unità in Clustered Data ONTAP. I clienti hanno così più possibilità di scelta circa la distribuzione dei propri dati. Per completare questo disegno sta crescendo anche l’adozione di una soluzione chiamata ON Command Insight che permette di governare le architetture dati indipendentemente dalla tecnologia e dal vendor storage in uso. Con ON Command Insight si possono fare valutazioni corrette su crescita o ottimizzazione dell’ambiente storage, calcolare il costo dell’infrastruttura storage e fornire al dipartimento finance dati precisi per il charge back, eseguire analisi sulle performance anche per ambienti dati che non risiedono all’interno del datacenter, ma magari sono presso un service provider o presso un grande Hyperscaler come Amazon Web Services, Azure o Softlayer. Alla libertà di scelta, alle garanzie su efficienza e non disruptive operations aggiungiamo una nuova importante componente che è il reale controllo su tutti i dati dell’organizzazione.


Alberto Filisetti, Nutanix Italy - L’argomento Software Defined Architecture è ovviamente un forte richiamo per i contenuti tecnologici e funzionali introdotti a dispetto delle infrastrutture monolitiche tradizionali. Indiscutibilmente, a tanto interesse corrisponde altrettanto scetticismo dovuto alla novità, basti pensare quanto ancora la virtualizzazione sia lungi dallo scardinare alcune installazioni tradizionali basate sull’infrastruttura fisica. L’incessante attività dei componenti della sede Italiana di Nutanix, unitamente al supporto dei partner e delle numerose iniziative di marketing, stanno concorrendo alla maturazione della consapevolezza che anche il data center possa essere riconsiderato su un nuovo modello più funzionale alle esigenze di business.


Massimiliano Grassi, Citrix Italia - Le aziende italiane stanno confrontandosi con problematiche ormai comuni a livello globale: la remotizzazione di diverse posizioni, la necessità di collaborazione tra persone fisicamente in luoghi diversi (situazioni tipiche dei contesti post acquisizione), l’esigenza di contenere i costi e di garantire al massimo la sicurezza sono tra i più importanti driver che spingono verso soluzioni come le nostre. Sempre di più, infatti, i driver sono l’innovazione e la velocità nel rispondere alle sfide di un mercato che si muove molto velocemente, e le aziende italiane iniziano a rispondere positivamente a questa sfida in diversi settori, dall’automotive all’education, alla pubblica amministrazione. Sono sempre di più, quindi, i mercati che decidono di affidarsi ai vantaggi che la tecnologia software-defined offre a chi la adotta.

 

Paolo Lossa, Brocade Italia e Iberia - Le aziende sono interessate e consapevoli dell’importanza di dotarsi di architetture aggiornate e sempre più performanti. Stiamo già assistendo a un cambiamento verso soluzioni aperte, più flessibili, efficienti, altamente programmabili ed elastiche per l’infrastruttura di rete, con iniziative chiave come OpenStack e Open Daylight Project che stanno avendo un grande impatto. Purtroppo, a rallentare i processi è la situazione economica italiana che sta vivendo ancora numerose difficoltà, le quali si riflettono in budget ridotti e investimenti bloccati. Per supportare le aziende, Brocade mette a disposizione Brocade Network Subscription, un modello pay-as-you-scale particolarmente apprezzato dai managed service provider e da tutti coloro che stanno puntando sul cloud e consente l’acquisto-as-a-service di soluzioni per l’infrastruttura di rete, allineando le capacità del network alle esigenze di business. In questo modo è possibile implementare soluzioni efficaci ed efficienti senza grossi investimenti di capitale iniziale: l'abbonamento mensile, che cresce o decresce in base all'effettivo utilizzo, è una minima parte dei costi d'acquisto in conto capitale dei modelli tradizionali di approvvigionamento IT.

 

Filippo Cassini, Fortinet - Vediamo molta attenzione nell’ambito ISP ma anche nella grande impresa, dove i vantaggi delle soluzioni SDN sono probabilmente i più sentiti. Il cloud come SaaS prende piede anche in ambito small/medium per i suoi costi di accesso ridotti.

 

 

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