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02/07/2018

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di Raffaela Citterio

Come cambia la gestione del dato in azienda

Da una indagine realizzata da NetApp e Sinergy in collaborazione con Soiel International emerge un crescente interesse nei confronti del cloud e delle infrastrutture iperconvergenti.

© iSergey – iStock

È sempre più evidente che i dati rappresentano uno degli asset più importanti di un’azienda, se non il principale in assoluto, indipendentemente dalla dimensione o dal contesto in cui questa opera. La trasformazione digitale in atto e i nuovi trend tecnologici stanno inoltre cambiando profondamente le modalità con cui questa preziosa risorsa viene gestita e governata.
Per capire come si stanno muovendo le aziende italiane per massimizzare il valore della mole di dati sempre più ampia ed eterogenea che hanno a disposizione NetApp e Sinergy, in collaborazione con Soiel International, nel mese di maggio hanno realizzato l’indagine “Il futuro delle infrastrutture per il Data Management’ a cui hanno aderito un centinaio di aziende italiane di varia dimensione, da quelle con meno di 50 dipendenti a quelle con oltre 500 dipendenti, quasi la metà delle quali attive nel settore dei servizi, anche se molti altri settori (manifatturiero, pubblica amministrazione centrale e locale, banche e assicurazioni e altri) erano rappresentati. Lo stato dell’arte L’indagine ha innanzitutto preso in considerazione l’as-is, ossia la situazione attuale dei data center aziendali. Il 55% dei rispondenti ha definito ‘classica’ la propria infrastruttura, il 26% ‘convergente’, il 9% ‘iperconvergente’ e il 10% ‘software defined’ (figura 1). Aggregando convergenza, iperconvergenza e software defined si arriva a un 45%, ancora minoritario rispetto alle infrastrutture di tipo tradizionale, ma sicuramente significativo. Anche la domanda successiva, relativa al budget da indirizzare verso progetti di Digital Transformation, mostra un trend similare. Il 38% dei rispondenti prevede infatti di destinare più del 20% del budget a progetti di questo tipo, il 33% ha indicato un range tra il 10 e il 20%, mentre il restante 29% destinerà una percentuale inferiore al 10% a questo tipo di progetti. Vi è poi l’annosa questione di bilanciare gli investimenti indirizzati alla gestione ordinaria e quelli destinati ai progetti innovativi: dall’indagine emerge un sostanziale equilibrio, con un lieve sbilanciamento verso l’innovazione.

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I modelli di sourcing

Si è poi passati ad analizzare gli orientamenti legati ai modelli di sourcing a livello applicativo. In questo caso (figura 2) l’orientamento futuro delle aziende che hanno preso parte alla survey - potendo dare più di una risposta - è sicuramente volto all’impiego di soluzioni di mercato as-aservice, selezionate da più della metà dei partecipanti (56%). Seguono, quasi a pari merito, l’adozione di framework open source per lo sviluppo applicativo (30%) e l’utilizzo on premise di soluzioni pacchettizzate di mercato (29%), mentre a distanza si colloca l’adozione di framework di mercato per la realizzazione di applicazioni. Non poteva naturalmente mancare una domanda legata al cloud, un paradigma ormai entrato definitivamente nelle agende dei CIO. È stato quindi chiesto Fonte: Soiel International, maggio 2018 che percentuale di workload sarebbe stata portata o gestita nel cloud nei prossimi 24 mesi. Una percentuale abbastanza consistente (18%) sta pensando di portare o gestire nel cloud oltre il 50% dei propri workload, la maggioranza (47%) una percentuale oscillante tra il 15 e il 30%, mentre un terzo circa delle aziende (35%) meno del 15%.


Applicazioni: Orientamenti Futuri
Verso l’iperconvergenza

Parlando del futuro delle infrastrutture IT, l’indagine si è posta l’obiettivo di analizzare un altro trend di grande attualità, quello legato alle infrastrutture iperconvergenti che, secondo Gartner, offrono la possibilità di soddisfare sia le esigenze tradizionali che quelle più innovative grazie alla semplicità operativa e ai vantaggi che offrono. Consapevoli del fatto che queste tecnologie sono apparse sul mercato solo pochi anni fa, i promotori dell’indagine hanno voluto capire quali fossero i limiti e le criticità che ne frenano attualmente l’adozione. Il limite maggiore evidenziato (figura 3) è lo scarso controllo dei costi, che rischiano di diventare molto elevati; seguono scarsa flessibilità, vincoli alla crescita, criticità in termini di sicurezza, e altro. Che cosa si aspettano allora le aziende dalla prossima generazione di infrastrutture iperconvergenti? Quattro aspetti risultano prioritari: la possibilità di fare crescere le componenti storage e computing in maniera graduale e indipendente l’una dall’altra, una maggiore apertura e integrazione con il cloud, una maggiore integrazione applicativa e maggiori garanzie in termini di performance delle applicazioni. A distanza sono stati indicati, tra i desiderata, anche una maggiore automazione e la gestione multiprotocollo dei dati.

Limiti delle attuali infrastrutture iperconvergenti
Conclusioni

Per gestire in maniera coerente, efficace, sicura e cost effective una mole di dati sempre più grande ed eterogenea le aziende devono liberarsi dai silos di informazioni separate che ancora oggi popolano le infrastrutture tradizionali e adottare un approccio che consenta di mettere i dati a fattor comune rendendoli disponibili al business in maniera sinergica, indipendentemente dalla loro ubicazione e consistenza. Le infrastrutture iperconvergenti di ultima generazione, come la piattaforma resa disponibile da NetApp e già proposta sul mercato da Sinergy, risolvono i problemi evidenziati dalle aziende che hanno partecipato all’indagine, presenti nella prima generazione di sistemi iperconvergenti, che effettivamente erano caratterizzati da eccessiva rigidità perché basati su unità costituite da capacità di elaborazione e storage sostanzialmente fisse. Questo portava a doversi dotare di capacità elaborativa in eccesso anche quando serviva solo nuovo storage, e/o viceversa. La piattaforma iperconvergente di seconda generazione di NetApp comprende invece in un’unica architettura building block indipendenti che forniscono le risorse di storage, di calcolo e di connettività. La prima stagione dell’iperconvergenza, che NetApp ha declinato con sistemi iperconvergenti tradizionali e con solide partnership tecnologiche con altri attori dell’industria IT, sta quindi entrando in una fase nuova, caratterizzata dai sistemi iperconvergenti di seconda generazione, più flessibili, sicuri e interoperabili che si pongono l’obiettivo di dare risposte concrete alla propensione al cambiamento che emerge in maniera abbastanza evidente dall’indagine.

 

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