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31/01/2019

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Come affrontare il 'rimpatrio' del cloud

La formula Cloud At Customer di Oracle entra in gioco su più versanti della ‘nuvola’ e dei relativi servizi.



Uno dei ‘miti’ dell’information technology più recente è che il public cloud costituisca la miglior risposta a tutte le esigenze di business, garantendone lo sviluppo in modo veloce ed economico. Spesso ad avvalorare questa visione vengono portati a titolo di esempio aziende come Airbnb o Uber sottintendendo che il loro successo commerciale è direttamente collegato all’adozione di servizi public cloud. La realtà è invece che alcuni di questi protagonisti della nuova economia, come Whatsapp o Dropbox, hanno riportato on-premise, cioè all’interno di datacenter di loro proprietà, molti se non tutti i carichi di lavoro che inizialmente avevano sviluppato su Public Cloud. Diversi analisti parlano di questo processo inverso, denominato ‘cloud repatriation’ , anche come fenomeno in crescita tra aziende più convenzionali, sopratutto in Europa Occidentale (fonte IDC report “Cloud Repatriation Accelerates in a Multi-Cloud World“ 2018).

Riccardo Romani“Alcune delle ragioni per le quali il Public Cloud non è sempre facile da adottare sono legate alle regole di ‘data sovereignty & security’ (ovvero, all’appartenenza dei dati per legge al territorio dove sono stati creati e archiviati, anche per ragioni di sicurezza) particolarmente stringenti, applicate in modo particolare in Europa e in Italia”, spiega Riccardo Romani, Cloud Systems Sales Consulting Leader di Oracle. “Un’altra ragione molto diffusa che può rendere ostico l’approccio al public cloud è la cosiddetta ‘data gravity’, che rende disagevole il trasporto in cloud di grandi quantità di dati e delle applicazioni ad essi connesse, che devono accedere a tali dati in tempi molto ristretti, non sempre assicurati dalle infrastrutture IaaS di molti Cloud Service Provider. Ecco perché spesso le aziende che vorrebbero abbracciare il paradigma Cloud hanno come unica alternativa quella della modernizzazione del proprio datacenter, mediante progetti di Cloud Privato, realizzati su infrastrutture convergenti/iperconvergenti tradizionali. Ma nel farlo, il loro rischio è quello di perdere, nel tempo, competitività ed efficienza, non avendo modo di sfruttare l’innovazione continua tipica delle dinamiche del Public Cloud”.

Il Public Cloud... all’interno
In questo ambito cosi difficile Oracle si propone con una particolare e unica intuizione, nota come ‘Cloud At Customer’, una innovativa formula tecnico-commerciale che, letteralmente, distacca una porzione del Public Cloud Oracle e lo colloca nel datacenter del cliente – mantenendone però la gestione a livello di infrastruttura e consentendogli di usufruirne come se fosse un servizio, mediante un modello di consumo ‘pay per use’ . “Nel dettaglio, ciò che viene posizionato nel datacenter del cliente è un sistema perfettamente speculare a ciò che Oracle stessa utilizza nei propri Public cloud datacenter, dotato quindi dello stesso stack software Iaas e PaaS”, commenta Romani. “Inoltre, il Cloud At Customer fornisce l’innovazione continua che caratterizza i servizi rilasciati su Public Cloud: un cliente Cloud At Customer interessato a un nuovo servizio non dovrà far altro che usare l’interfaccia self-service del sistema per scegliere il servizio PaaS di cui desidera usufruire e il package selezionato verrà ‘iniettato’ nel sistema da remoto e reso pronto all’uso con la stessa flessibilità e velocità del Public Cloud”. Uno di questi servizi, in prospettiva, sarà ad esempio l’Autonomous Database: un set di algoritmi di Artificial Intelligence alimentati da enormi quantità di dati collezionati e anonimizzati da Oracle, che si gestiscono, ottimizzano e riparano da soli (ad esempio anche applicandosi automaticamente le patch di risoluzione di vunerabilità man mano che vengono rese disponibili, ed evitando così l’errore o il ritardo umano) e migliorano via via le proprie performance con il Machine Learning, lasciando ai clienti maggior tempo per dedicarsi allo sviluppo del business anziché preoccuparsi dell’operatività IT. Un ulteriore aspetto da considerare nell’inquadrare correttamente la proposta Oracle Cloud at Customer è quello che in Oracle viene chiamato ‘humanware’: vale a dire la pluriennale esperienza maturata dalle sue persone nel predisporre basi dati per i più disparati segmenti di mercato, dall’industria manifatturiera alle banche, e per le diverse dimensioni aziendali, piccola e media impresa comprese.
“Capitalizzare tale esperienza e riversarla all’interno del Cloud at Customer in forma di software ottimizzato e pre-integrato nel sistema è il lavoro che ha svolto la nostra ricerca e sviluppo e che ha dato vita ad una particolare versione di Cloud At Customer, nota come Exadata Cloud At Customer. Quest’ultimo è stato specificamente progettato per realizzare ambienti DaaS - Database As a Service - molto efficienti e volti a risolvere le problematiche legate alla crescita ingovernabile della quantità di informazioni e della velocità con le quali vanno rese disponibili affinché possano essere funzionali a prendere decisioni di business. Ciò che propone Oracle con Exadata Cloud At Customer è una sorta di ‘catalogo servizi’ che rende immediata la scelta del DataBase più appropriato da parte del cliente, che lo seleziona sulla base delle proprie esigenze attraverso un’interfaccia user-friendly, per poi implementarlo in pochi minuti su una infrastruttura ad altissime prestazioni, con tempi e flessibilità identici a quelli del Public Cloud. “Exadata Cloud At Customer è capace di fornire dinamicamente risorse di Datawarehouse, DB transazionale o DB ‘in-memory’, senza costringere gli utenti a dover creare ambienti ad hoc e consentendo di modificare dinamicamente le risorse disponibili a seconda delle variazioni o dei picchi di business, con pochi semplici clic”, sottolinea Romani.

Libertà di scelta
Infine, un altro vantaggio fornito dall’approccio Oracle Cloud At Customer è quello di poter far fronte con successo a un’esigenza di mercato nota come Multi-Cloud. Tale esigenza sta crescendo molto, in termini di priorità e attenzione da parte dei clienti: si tratta della richiesta di poter dislocare le applicazioni contemporaneamente su diversi cloud, con il massimo della libertà nella scelta del modello di consumo e sfruttando le caratteristiche peculiari di diverse infrastrutture in un modo omogeneo. Oracle Cloud at Customer può essere agevolmente interconnesso a qualsiasi cloud pubblico, consentendo così ai clienti di ottiene la massima libertà nella composizione della propria infrastruttura applicativa, mescolando Data- Base ad alte prestazioni su cloud at customer con i più diversi servizi disponibili sulle ‘nuvole’ già eventualmente scelte e utilizzate. “Il nostro differenziatore risiede però nel collegare il Cloud At Customer con il nostro stesso Public Cloud – quello cioè di Oracle: un’esperienza che lascia sempre stupiti clienti e osservatori di mercato, che notano quanto premiante sia l’esperienza utente – in modo immediato e davvero omogenea, senza alcuna discontinuità tra l’uno e l’altro elemento. Spostare un database tra Cloud at Customer e Public Cloud di Oracle (e procedere anche nel senso inverso) è un’operazione particolarmente semplice e fornisce un’esperienza d’uso praticamente ‘plug and play’.
In conclusione, possiamo affermare che Oracle ha disegnato la propria strategia Cloud partendo da un punto di osservazione privilegiato - quello della software company che, fedele al suo Brand dall’etimologia ‘predittiva’ è stata negli anni l’ideatrice di alcune soluzioni anticipatrici di interi trend di mercato. La nostra scelta è stata quella di sviluppare un Cloud con delle unicità tecnologiche e un grande contenuto innovativo, come qui abbiamo provato a spiegare, piuttosto che dedicarci a costruire un Cloud infrastrutturale di tipo general purpose – approccio che altri attori di questo mercato hanno preferito prendere, prima di noi”, conclude Romani.

 

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