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25/06/2014

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Cloud: una rivoluzione guidata dall'esperienza

Il Cloud è sviluppo di business e non solo efficienza. Così dichiara Bruna Bottesi, Managing Director di NetApp Italia che in questa intervista spiega come è possibile cogliere le opportunità del nuovo modello dell’IT.

Cambiare i paradigmi consolidati del mercato in cui si opera applicando una logica inclusiva dei modelli e delle tecnologie, mantenendo dritto lo sguardo rivolto al futuro. È questo il DNA di NetApp fin dalla sua nascita, avvenuta nel 1992. L’operatore nella sua storia ha cambiato il mondo dell’offerta di sistemi di storage attraverso importanti innovazioni; basti ricordare a titolo di esempio l’introduzione della deduplica dei dati. Oggi, di fronte all’importante rivoluzione del Cloud la strategia di NetApp tiene conto della necessità di proteggere gli investimenti dei clienti, affiancando i nuovi strumenti per governare i dati – asset aziendale strategico – e integrando competenze e tecnologie emergenti nell’era dell’Internet of Everything e dei Big Data. Di questo scenario parliamo con Bruna Bottesi, Managing Director di NetApp Italia da luglio del 2012, partendo dai temi di più stretta attualità.

 

Come vede lo scenario di mercato in Italia in questo periodo in cui la situazione economica in generale rimane difficile?
In una situazione fortemente condizionata dalla crisi economica globale, l’IT è l’abilitatore alla competitività alla crescita del business delle aziende.
Quando ci confrontiamo con i CIO italiani per condividere i cambiamenti a cui sta andando incontro il loro ruolo, emerge in modo incontrovertibile il ritardo della realtà italiana rispetto a quella internazionale. In Italia l’IT è ancora percepito come un’area nella quale operare in mera logica di efficientamento e riduzione dei costi operativi. Questo è una posizione assolutamente condivisibile, purcheé le risorse liberate da operazioni di ottimizzazione possano trovare impiego in progetti di innovazione che facilitino la competitività delle aziende sul mercato globale. Ciò nonostante osserviamo un trend di mercato positivo, trainato dalla crescita esponenziale dei dati alimentata dall’Internet delle cose, dalla mobilità e dai social.

 

A cosa fa riferimento nella situazione odierna quando indica questo ritardo?
Mi riferisco al fatto che a livello globale sono già una realtà dei trend di business finanziari e tecnologici che potrebbero essere già fattore di crescita anche in Italia. Nel nostro Paese non è ancora percepita l’importanza che l’IT può avere in una strategia di rilancio complessiva dell’economia. E in questo scenario i temi focalizzati dall’Agenda Digitale non sono del tutto allineati con questa esigenza. Le aziende sono generalmente ancora concentrate sul tema dell’efficientamento, mentre invece si fa poco sul fronte dell’innovazione di processo che può portare benefici diretti al business. Ciò non toglie che ci siano diverse realtà italiane, anche molto grandi, che hanno fatto progetti innovativi e che ci siano CIO che tutti i giorni portano avanti una visione di sviluppo.

Ci parli dei principali macro trend, partendo dal business, che emergono da questa condivisione con i clienti. Le infrastrutture IT più innovative si basano sulla capacità di integrarsi con architetture diverse, interne od estere ai sistemi informativi aziendali.
A livello internazionale, generalmente ormai il fenomeno dei ‘silos’ tecnologici e applicativi si può ritenere quasi del tutto superato. Così come sono state superate cautele e diffidenze verso il Cloud Computing, pur nella consapevolezza che determinate applicazioni critiche continueranno a essere gestite on-premise. Quello che si sta affermando è quindi il modello del Cloud ibrido, valutato come molto più adatto ad abilitare lo sviluppo del business rispetto al modello che prevede l’utilizzo esclusivo del Cloud privato.
A queste realtà è altrettanto evidente che insieme al Cloud, anche mobility, Internet of Things e Big Data stiano portando a un forte cambiamento che necessariamente le aziende dovranno abbracciare per guadagnare un vantaggio in termini di competitività.

 

In questo scenario qual è quindi la sfida del CIO?
Il cambiamento delle tecnologie ha permesso ai CIO delle organizzazioni internazionali di guardare al di là del proprio ambito aziendale. La trasformazione delle loro architetture è andata oltre al modello del Cloud privato, per abbracciare in pieno, come dicevo, quello ibrido. La trasformazione del ruolo del CIO fa un passo in più rispetto a quello di gestore di servizi nell’ambito dell’infrastruttura IT interna. Il CIO oggi guarda oltre questi confini, ovvero svolge un ruolo di vero e proprio broker di servizi che in quota parte vengono acquisiti sul mercato con le logiche del business: si ragiona quindi con indicatori di livello di servizio, tempi di risposta, qualità del servizio, riduzione dei costi e benefici portati al business. Questo cambiamento di ruolo permette anche di evitare che le linee di business cerchino direttamente sul mercato risposte ai loro problemi. Il CIO è consapevole che se non dà lui questi servizi, il business prima o poi potrebbe escluderlo.

 

Da cosa nasce questa consapevolezza?
Internet of Things e Big Data e Social alimentano questo fenomeno. Oggi non basta più assicurare la sola memorizzazione del dato: i dati devono essere analizzati e resi fruibili al business in modo rapido e con facilità. Ad esempio se si analizzano le propensioni di acquisto dei consumatori andando a vedere quello che dicono nei social network è auspicabile portare al business i risultati di queste analisi nel modo più rapido possibile per facilitare le decisioni di business. Oggi non basta gestire bene i dati, ma bisogna dimostrare di avere le capacità di aggregarli, trarne valore e reinserirli nei processi aziendali.

 

Come le aziende italiane possono fare il salto di qualità, a cui accennava, dall’efficientamento allo sviluppo, dal punto di vista proprio delle infrastrutture IT?
Le infrastrutture IT sono da sempre connotate con il backoffice, ovvero il luogo ‘fisico’ dove le tecnologie abilitano il business aziendale, ma non si occupano direttamente del business. Il concetto di infrastruttura IT sta però perdendo, naturalmente solo in parte, la connotazione di ‘materialità’, e questo è un cambio di paradigma rivoluzionario rispetto a quanto appena detto. A esclusione delle startup tutte le aziende hanno alle spalle una storia infrastrutturale e applicativa che talvolta vincola il rinnovamento tecnologico e di processo. Il Cloud non è soltanto una nuova modalità di supporto delle risorse IT, ma è un vero e proprio nuovo spazio nel quale inizia a muoversi l’IT nel suo complesso. Abbracciare il tema del Cloud è necessario per guadagnare competitività nel mercato globale in ambito tecnologico, ma soprattutto a livello economico e finanziario.
Il salto di qualità lo si fa intraprendendo la strada dell’evoluzione verso il Cloud e aprendosi a nuovi modelli che permettano di avere più efficienza oggi e maggiore flessibilità domani per dare le risposte giuste nei tempi richiesti dal business. In questo ambito il change management e la trasformazione degli skill sono due aspetti fondamentali.

 

Chi è l’interlocutore giusto del CIO per arrivare a compiere fino in fondo il cambiamento portato dal Cloud?
L’impulso a un cambiamento di questa portata non può che arrivare dal CEO e dalla capacità del CIO di proporre la visione più corretta del Cloud rispetto alle strategia di crescita del business. Da un lato penso che ormai si stiano superando tutte le paure legate a temi come la localizzazione dei dati aziendali. Dall’altro è prevedibile che i dati e le applicazioni core rimarranno verosimilmente all’interno dei data center aziendali interni o dedicati. Secondo alcune recenti ricerche nel mondo la crescita di quello che viene definito “line of business tech spend” sarà di oltre il 7% annuo nei prossimi 5 anni, contro una crescita dell’1,9% anno su anno della spesa IT come la conosciamo oggi. Non solo: nel 2014 il 55% dell’IT spend sarà coperto da budget non IT. È quindi compito del CIO quello di aiutare l’azienda ad indirizzare correttamente questi investimenti con un atteggiamento aperto e proattivo.

 

In che modo il Cloud riesce ad abilitare un nuovo rapporto positivo tra IT e Business?
Secondo il modello del Cloud ibrido si possono tranquillamente acquistare servizi ad hoc da un service provider o da un hyperscaler in grado di rendere rapidamente disponibili le risorse o i livelli di performance necessari che per diversi motivi non è utile o non ha senso tenere in casa. Infrastrutture IT sovradimensionate all’interno dell’azienda rappresentano un costo eccessivo e il provisioning secondo i vecchi modelli organizzativi per quanto efficienti non riesce a reggere il ritmo delle continue richieste del business. Comprare un servizio all’esterno per svolgere alcuni processi offre opportunità interessanti e un’efficacia indiscutibile. In questo modo il CIO libera risorse importanti per lo sviluppo delle attività core. Il Cloud dà all’IT questa nuova impronta. L’occasione di costruire un piano che dà il giusto valore e un’adeguata velocità ai progetti, mettendo in gioco le proprie competenze prevalentemente sui progetti più strategici e quelle dei fornitori esterni su tutte le altre attività che devono essere realizzate.

 

Che supporto potete dare al CIO che vuole imprimere una strategia di cambiamento che vada in questa direzione?
NetApp è pronta a supportare il CIO nella strategia di cambiamento attraverso tre elementi chiave: un’efficienza nella gestione del dato che è stata il modello di sviluppo di tutto il settore; la possibilità di eliminare le interruzioni di servizio gestendo i carichi di lavoro, i livelli di performance e la sicurezza delle applicazioni tra più sistemi senza necessità di fermare i sistemi e – novità esclusiva una scalabilità quasi infinita sia in verticale all’interno della capacità di un singolo sistema – sia in orizzontale ovvero tra sistemi o data center collegati. Questi tre pilastri sono il fondamento del nostro Sistema operativo Clustered Data ONTAP che si occupa della gestione del dato e interfaccia i nostri sistemi alle infrastrutture e ai software di virtualizzazione realizzando il concetto di Software Defined Data Center.
NetApp ha sempre avuto un approccio inclusivo per quanto riguarda le tecnologie nuove e attuali che prendono consistenza nel mercato. La nostra è una proposizione essenzialmente software. Il nostro punto di forza è proprio questo, parte dal fatto che il nostro sistema operativo è in grado di operare e gestire il dato in molteplici contesti anche a prescindere dalla tecnologia in cui questo è memorizzato e se questa è all’interno dell’azienda del cliente o all’esterno presso una terza parte che opera nel Cloud. Questa visione viene confermata in ogni cosa che facciamo e in modo coerente permette al CIO di scegliere le strategie migliori per la gestione del dato in relazione a scelte tecnologiche e organizzative.

 

Come si coniuga la gestione del dato negli ambienti Cloud?
La problematica è complessa, perché nel Cloud si può agilmente spostare la capacità di calcolo, mentre è più difficile fare la stessa cosa con i dati. È una sfida che NetApp è però riuscita ad affrontare e a vincere. Il nostro software in maniera del tutto trasparente gestisce allo stesso modo i dati che possono essere movimentati a seconda delle necessità e delle opportunità nei sistemi interni, nei contesti ibridi e in quelli pubblici. Questo per noi è l’elemento chiave che permette al CIO una piena libertà di azione senza vincoli nel nuovo contesto del Cloud ibrido. Clustered Data ONTAP permette di trovare il giusto equilibrio tra tutti gli elementi in gioco, ovvero: tempi di risposta, costi, performance, il livello di qualità che si vuole ottenere e altro ancora. Per dare le risposte che servono al CEO, ai responsabili di business, per supportare per esempio tutte le esigenze del marketing, che grazie ai social network sta diventando sempre più digitale, non è più necessario fare tutto in casa. Come abbiamo visto il CIO governa oggi la tecnologia a un livello di astrazione superiore rispetto al passato, ma affrontare questo cambiamento non è certo facile senza strumenti che agevolino proprio anche la gestione più quotidiana di un ambiente Cloud ibrido, dove un dato a seconda delle opportunità in momenti diversi può stare in posti diversi. Questo è solo uno dei contesti dove NetApp possiede dei forti differenziatori.

 

In quali altri contesti potete fare la differenza?
Facciamo la differenza attraverso una ricetta i cui ingredienti sono un ecosistema completo e competente di partner, system integrator, service provider e hyperscaler sul quale si innesta la nostra tecnologia. In questo modo copriamo tutti gli aspetti del Cloud. Mettiamo a disposizione un’unica infrastruttura storage che può essere implementata on-premise, oppure presso service provider e che permette agli amministratori di sistema di vedere tutti i dati come se fossero sotto un unico volume. Un’infrastruttura in cui molti servizi di gestione del passaggio dall’ambiente interno ed esterno sono automatizzati o semi automatizzati. La semplicità di gestione è un altro aspetto fondamentale di una infrastruttura.
Molti nostri clienti, nonostante una complessità rilevante nei volumi e nei formati dei dati trattati, gestiscono la loro architettura Cloud ibrida con solo due persone! Un secondo punto è il fatto che diamo piena tranquillità nella gestione dei dati sensibili critici per il business: le aziende oggi aprono i propri servizi all’esterno e operano in modalità ‘always on’. Ne consegue che i sistemi aziendali non devono solo essere affidabili e ridondati, ma dovrebbero essere sempre disponibili, mentre i tempi di fermo non sono più accettabili per il business. Si pensi al settore gaming: se succede qualcosa di grave all’infrastruttura IT di questi operatori, un secondo dopo iniziano a perdere profitti. Molti dei principali operatori del gaming a livello internazionale e in Italia hanno infrastrutture storage con noi proprio perché assicuriamo dei livelli di disponibilità molto elevati.
Il nostro sistema permette di poter realizzare questo concetto: i dati possono essere movimentati tra diversi sistemi collegati, e le necessarie operazioni di cambio di sistemi e di componenti, le manutenzioni programmate o le sostituzioni di interi apparati, dovuti a fine ciclo di vita o fine leasing, possono essere eseguiti senza fermare le applicazioni.
Questo è ciò che chiamiamo “Non Disruptive Operations”, ed è un elemento che viene garantito grazie alla capacità di scale out dei sistemi NetApp. La nostra tecnologia permette quindi di continuare a erogare servizi mettendo il sistema nelle condizioni di non interrompere mai per manutenzione, aggiornamenti e altro, la distribuzione degli stessi.

 

Faccia un esempio di come un ambiente Cloud abilitato dalle vostre soluzioni ha portato benefici di business.
Le aziende devono rendere molto snelle le proprie IT operation: in diversi casi siamo riusciti a trasformare da mesi a qualche giorno, e anche in qualche ora, la disponibilità dei dati per lanciare dei nuovi prodotti sul mercato. In questo ambito, per esempio, potrei citare il caso di ING DIRECT in Australia che, grazie alle nostre tecnologie, mette a disposizione degli sviluppatori copie di ambienti dati perfettamente identiche ai sistemi di produzione in pochissimi minuti. Tutto questo lo riusciamo a raggiungere con un’impostazione tecnologica che preserva gli investimenti del passato, ovvero grazie al fatto che il nostro layer software integra tutte le soluzioni tecnologiche esistenti, e al contempo siamo sempre attenti ad aprirci ai trend emergenti che si affermeranno in futuro.

 

Può farci un esempio di come ultimamente la vostra tecnologia si è aperta alle novità di mercato?
Un esempio sono le memorie flash. Abbiamo un portafoglio estremamente articolato per offrire tecnologia flash ai nostri clienti e abbiamo visto come sia sempre più frequente la richiesta di utilizzare questa tecnologia in maniera ibrida, ovvero in abbinamento con tecnologia storage standard. NetApp può implementare la tecnologia flash a livello server, di controller storage o di disco: abbiamo sviluppato software per accelerare la prima modalità, proponiamo da sempre di accelerare i carichi a livello di controller, e su questo abbiamo tecnologie differenzianti, e infine ogni nostra soluzione può essere equipaggiata da dischi a stato solido. Ogni nuova tecnologia, come oggi è il caso delle memorie flash, è integrata nell’intelligenza del software che come detto si concentra sulla capacità di gestire il dato a prescindere dal supporto su cui è memorizzato.
Le memorie flash rappresentano nel mercato storage attuale la migliore risposta alla richiesta di alte performance nell’accesso al dato memorizzato su supporto fisico. D’altro canto, il loro costo è ancora molto elevato nelle configurazioni di utilizzo per gli ambiti enterprise. Grazie alla diffusione delle memoria flash nei contesti aziendali aumenteranno i volumi e questa tecnologia sarà sempre più accessibile. Detto questo però, abbiamo clienti che vogliono già utilizzarla. Il nostro approccio permette ai clienti di integrare l’utilizzo delle tecnologie flash nelle loro architetture di storage e quindi di trovare il giusto equilibrio tra i costi e le esigenze di performance nell’accesso al dato. Ciò che osserviamo è che il nostro cliente non ragiona più in termini di costo a TeraByte di dati da memorizzare e da gestire, ma sempre più in termini di costo per la prestazione di accesso al dato che la sua applicazione richiede.

 

Cosa significa questo spostamento di paradigma?
Semplicemente un’impostazione più legata al business rispetto a come si comprava lo storage fino a poco tempo fa. Paradossalmente NetApp si è sempre distinta per la propria capacità di efficientare gli ambienti storage e quindi un sistema NetApp ha storicamente meno bisogno di spazio disco rispetto a un sistema tradizionale.
La logica che diceva ‘il costo dello storage per unità informativa è comunque in diminuzione e quindi se i dati da gestire aumentano, questo non è un problema’ ormai è definitivamente superata perché i clienti chiedono oggi di ottimizzare anche questo costo.
In definitiva lo storage deve costare il giusto per quello che il cliente gli chiede di fare. La nostra strategia si basa su piattaforme flessibili : poter gestire i dati su più sistemi, utilizzando diverse tipologie di supporto senza aumentare la complessità gestionale degli ambienti storage; questa, secondo me è la garanzia per il futuro.

 

In che senso?
Un’architettura di questo tipo garantisce l’utilizzo di qualsiasi tipologia di storage, permette un’espansione capacitiva in senso verticale, ma anche in orizzontale aumentando i nodi da gestire in un cluster. Con il Cloud oggi il cliente inizia con un’infrastruttura interna e/o esterna – adeguata alle proprie esigenze di servizio, ma per garantirsi il futuro la sua architettura deve avere la capacità di espandersi con il crescere delle sue esigenze e con la libertà sempre di decidere in quale direzione vuole andare. È possibile così diluire e controllare l’investimento nel tempo. L’obiettivo è quello di aggiungere risorse pubbliche mantenendo sempre il controllo su tutti gli elementi che entrano in gioco, compreso naturalmente il costo. Offriamo inoltre una soluzione finanziaria che risponde a questa logica.

 

Cosa offrite grazie alla leva finanziaria?
Chi ha un’infrastruttura Cloud ormai è orientato a chiedere l’accesso a modalità di pagamento on demand. Questa esigenza la traduciamo, come altri, offrendo al cliente la possibilità di pagare attraverso un canone mensile un’infrastruttura di storage che viene dimensionata direttamente dal cliente sulle sue esigenze. Quando però si verificano picchi di richieste capacitive, normalmente gli altri operatori pongono il problema di come si pagano questi picchi. Con NetApp Capital Solutions invece abbiamo costruito un modello finanziario che permette di far rientrare i picchi nella banda di dimensionamento base. Questa è costituita da una parte dimensionata per supportare l’operatività ordinaria che è a pagamento, e da una parte che è pronta ad assorbire i picchi occasionali che invece è gratuita fino a che resta inutilizzata.
Se invece la richiesta capacitiva straordinaria viene confermata, e quindi diventa ordinaria, vuol dire che il sistema ha già scalato rispetto al dimensionamento iniziale quindi si aumenta la parte ordinaria della banda di dimensionamento base e il relativo canone mensile; a cui si aggiunge naturalmente una nuova parte capacitiva gratuita.
È un modello finanziario che sta funzionando molto bene in Italia su diversi grandi clienti. Il vantaggio per il CIO nell’utilizzo di questo strumento sta nella capacità di rispondere con capacità aggiuntiva senza latenze, e nella prevedibilità della spesa in storage: un fattore a cui il CEO e il CFO sono molto attenti.

 

Tornando al tema Cloud ibrido, non possiamo non parlare anche di un terzo attore importante dello scenario oltre ai fornitori di soluzioni e ai clienti, ovvero i service provider. Anche in questo ambito vede delle differenze tra gli operatori internazionali e quelli italiani?
Esistono grandi differenze tra operatori statunitensi e quelli europei in genere. I nostri clienti a livello mondiale operano con i più importanti Cloud Service Provider di tipo hyperscaler internazionali, generalmente statunitensi. Di questi 12 sui 15 più importanti hanno basato i loro servizi sulle soluzioni NetApp.
In questo senso la relazione tra le nostre aziende clienti e i fornitori di servizi Cloud che hanno scelto la nostra tecnologia è facilitata proprio nella gestione di dati complessi collegati al business. Partiamo dal fatto che il nostro software permette di operare idealmente come un’unica grande piattaforma virtualizzata.
I grandi hyperscaler hanno come mission quella di fornire i servizi Cloud al più basso costo possibile. Adottando la nostra soluzione si trovano molto facilitati in questo compito quando si relazionano con le aziende clienti che hanno scelto la nostra stessa tecnologia. L’integrazione tra i due ambienti avviene in modo automatico facendo leva sulle nostre funzionalità, e sulla capacità di spostamento dei dati, che portano valore aggiunto al loro business. Dal lato dell’azienda cliente, chi gestisce questi dati opera quindi nella totale trasparenza, senza dover affrontare problematiche particolari indotte dal fatto che le informazioni da utilizzare arrivano da ambienti diversi. In Europa e in Italia siamo condizionati dal fatto che il modello non è maturo. Oltre al fatto che in molti casi i clienti si trovano in condizione di digital divide, c’è ancora una resistenza al cambiamento perché nelle aziende, sia end user sia Cloud Service Provider, si tende a proteggere quello che si è costruito fino a oggi, ovvero la propria infrastruttura IT. Chi invece ha una mentalità più aperta vede già che è un errore non sperimentare altre soluzioni, dato che ci sono forti spinte verso un’altra direzione, che è quella tracciata dal Cloud.

 

Che giudizio dà sull’offerta dei Cloud Service Provider italiani?
Siamo davanti a uno scenario differenziato, generalmente però troviamo molti operatori che hanno tre linee di offerta. Alcuni continuano a operare partendo da una proposizione di infrastruttura fisica tradizionale, cioè hardware, alla quale generalmente aggiungono servizi di hosting e outsourcing. Solo recentemente questo tipo di operatori ha aggiunto l’opzione Cloud. In questo complesso di offerta la parte Cloud pesa ancora poco, in molti casi non supera il 20%. Il core business è ancora hosting, che certamente è erogazione di servizi attraverso reti di comunicazione, ma non si tratta ancora di Cloud.

 

Come spiega ai clienti la differenza tra hosting e Cloud?
Al di là delle diverse tipologie di contrattuali disponibili sul mondo hosting, possiamo definire questo modello come la presa in carico della gestione dell’infrastruttura IT del cliente che può essere svolta in modalità on-premise o nel data center del service provider; in quest’ultimo caso questa impostazione ha portato al fatto che in questi Data Center oggi sono fisicamente installate tante infrastrutture dei clienti diverse tra loro, difficilmente governate da un’unica logica. Oltre alla possibilità di fornire servizi infrastrutturali veramente on-demand con una tariffazione secondo la logica pay per use pura il Cloud come modello organizzativo in senso più lato per il service provider significa erogare servizi al cliente da un’infrastruttura virtualmente unica. Il cliente può disinteressarsi dove questa sia collocata fisicamente. Naturalmente il Cloud Service Provider deve garantire la sicurezza, i livelli di servizio promessi e deve disporre di un meccanismo automatico di provisioning delle risorse che il cliente può gestire in autonomia. Si tratta in sostanza di un modello diverso, ed è un percorso di evoluzione della relazione tra cliente e service provider che entrambe le parti devono fare. E non devono farlo da soli, ma insieme ai vendor di tecnologia.

 

Un tema di attualità è quello del Software Defined applicato alle infrastrutture IT, cosa può dirci su questo?
Uno dei macro trend tecnologici che vediamo è proprio il Software Defined Storage. Sarà sempre di più la componente software a fare la differenza nella gestione del data center. Sarà un software evoluto e integrato, in grado di tenere tutto sotto controllo, senza tralasciare temi la cui esistenza, come avviene oggi, aumenta la complessità di gestione delle infrastrutture. Chi opera nell’offerta IT come noi deve guardare ai trend tecnologici come questo in anticipo, se vuole rimanere competitivo offrendo le soluzioni corrette che vanno incontro alla richiesta del mercato. L’impostazione di quello che oggi chiamiamo Software Defined Storage, l’abbiamo già sviluppata fin dalla nostra nascita. NetApp è un’azienda che esprime il 100% del proprio valore attraverso il software: è questo il nostro vero punto di forza. L’approccio al tema della gestione delle architetture di storage o del data center nel suo complesso via software è la nostra impostazione originaria, e che fa parte della nostra storia. Si potrebbe affermare che il Software Defined Storage è da sempre un nostro cavallo di battaglia.

 

Concludendo. Visto che spesso abbiamo parlato di rivoluzione trattando il tema Cloud, NetApp deve cambiare qualcosa nel suo modo di essere?
Il cambiamento è una necessità che viviamo quotidianamente e che nasce dal confronto con il mercato, i clienti, i partner. Certamente quindi NetApp è pronta a interpretare la realtà con la predisposizione a un cambiamento utile per tutti, ma soprattutto per i nostri interlocutori. Per esempio, quello che oggi offriamo attraverso le competenze infrastrutturali e di processo dei nostri partner e alle soluzioni finanziarie di NetApp Capital Solutions, di cui ho parlato prima, va in questa direzione. La capacità di individuare nuovi modelli di applicazione delle tecnologie in nuovi contesti di business è il nostro approccio distintivo: oggi applichiamo questa logica affrontando il tema Cloud: dobbiamo cambiare i paradigmi del mercato aprendoci a tutte le nuove opportunità possibili, ma con la predisposizione a includere tutte le proposizioni tecnologiche oggi in gioco. Non possiamo trascurarne nessuna, perché ognuna di queste può interessare a un nostro cliente.

 

 

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