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22/11/2013

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Cloud Computing: Parla Amazon Web Services

A colloquio con Nicola Previati, Territory Manager per l’Italia del fornitore di servizi nella nuvola

Il fenomeno del cloud computing ha visto in questi anni emergere diverse offerte declinate su vari servizi verticali che comunemente vengono categorizzati con il suffisso ‘as a service’. Tra i pionieri del settore c’è un operatore come Amazon Web Services nato per coprire questo comparto e che recentemente Gartner ha posizionato come leader indiscusso nel quadrante magico per il Cloud Infrastructure as a Service. In questa intervista a Nicola Previati, AWS Territory Manager - Italy, cerchiamo di capire meglio come è nato il successo di una piattaforma derivata dall’esperienza del retailer online e come la sua offerta viene veicolata sul mercato italiano.


Come mai una società nata su un fronte completamente diverso come quello dell’e-commerce ha deciso di diventare un provider di servizi?
Dopo oltre dieci anni di esperienza con Amazon.com, ossia il negozio retail, nella gestione di data center distribuiti globalmente con esigenze di sicurezza e uptime estremamente elevate, la società si è resa conto di poterla mettere a disposizione di chiunque avesse necessità simili di scalabilità, ottimizzazione e protezione dell’infrastruttura IT. Nel 2006 ha quindi effettuato il lancio dei primi servizi di cloud computing per offrirli a sviluppatori e aziende a fini di creazione di applicazioni scalabili e complesse, insomma una categoria di utenti molto diversa rispetto a quella servita fino ad allora. Da lì c’è stata una costante evoluzione con, solo per fornire un dato, nel 2012 il lancio di 150 nuovi servizi e funzionalità. Oggi nei nostri data center viene aggiunta ogni giorno una capacità server che nel 2003 sarebbe stata sufficiente a tenere in piedi Amazon.com per un anno intero. Gli investimenti in innovazione rappresentano di fatto uno dei motivi per cui abbiamo successo sul mercato.


Come vi ponete quindi di fronte alla concorrenza e quali sono i fattori che vi distinguono rispetto ai tradizionali fornitori IT che si propongono sul mercato cloud?
Pensiamo ci sia spazio per diverse realtà all’interno di questo specifico settore e di conseguenza anche diversi ‘vincitori’. La value proposition per i clienti è troppo vantaggiosa perché più operatori non provino a offrirla. Detto questo ci sono tre elementi che pensiamo ci caratterizzino in modo particolare: come detto uno dei motivi principali che ci ha portato a lanciare questi servizi diversi anni fa è che pensiamo di aver maturato una grande esperienza nel gestire datacenter e servizi infrastrutturali altamente scalabili, affidabili e cost-effective. E possiamo certamente dire che dopo sette anni, centinaia di migliaia di clienti e i più disparati casi d’uso, pensiamo di essere molto più preparati oggi che non sette anni fa.
Abbiamo poi visto come i clienti abbiano necessità di maggiore flessibilità e scelta. Vogliono poter scegliere il sistema operativo di cui necessitano, il linguaggio di programmazione che preferiscono, utilizzare solo i servizi di cui hanno necessità e non essere limitati nelle attività di ottimizzazione delle loro applicazioni. Quindi il nostro approccio è quello di rimanere focalizzati sui clienti, continuiamo ad ascoltarli con la massima attenzione e continueremo a fornire loro tutta la flessibilità di cui hanno bisogno per poter sviluppare le proprie applicazioni sulla nostra piattaforma.
Riteniamo infine che il mercato del cloud computing diventerà estremamente rilevante, in particolare con volumi molto elevati e marginalità relativamente basse. Ci vuole un certo DNA per poter operare in un mercato dagli alti volumi e bassi margini. Il modo in cui vedi le cose è completamente diverso rispetto a operare in un mercato con margini del 70-80%. Pensi ai costi in modo differente, agli investimenti e alla tua supply chain in modo differente, il pricing dei tuoi prodotti è diverso e ti impegni per poter trasferire sui clienti ogni possibile beneficio in termini di ottimizzazione dei costi. In Amazon abbiamo questo DNA, e siamo particolarmente a nostro agio nell’operare in un ambiente con tali caratteristiche.


Qual è la percezione che hanno di voi i vostri clienti e il ruolo di cui vi investono?
Abbiamo clienti che operano nei più diversi mercati e modelli di business: dalle startup alle grandi multinazionali, enti della Pubblica Amministrazione, Università e istituti di ricerca. I casi d’uso possono essere molto diversi e di conseguenza anche gli aspetti su cui i nostri clienti pongono maggiormente attenzione. Il nostro obiettivo è quello di offrire loro un ambiente flessibile, sicuro e scalabile dove sviluppare le proprie applicazioni. Pensiamo che questo aspetto insieme al continuo innovarsi della nostra offerta basata sui feedback che riceviamo dai nostri clienti, siano il motivo che rendono possibile una così rapida crescita. Vorrei poi sottolineare l’importanza che ha per noi la creazione di un solido ecosistema di partner, fondamentali per poter fornire ai nostri clienti ancor più valore e poter crescere insieme.


Qual è il vostro target e la risposta del mercato italiano? Può in tal senso citarci alcuni nomi di utenti della vostra piattaforma?
Fondamentalmente offriamo servizi a tutte le tipologie di utenti, dalle start-up a quelle enterprise, con queste ultime che posizionano su AWS le rispettive applicazioni business critical. Un esempio italiano che posso fare è quello di Imperia & Monferrina, un’eccellenza del Made in Italy nel campo della produzione di macchine per fare la pasta, che ha installato sulla nostra piattaforma il proprio ERP (Oracle eBusiness Suite). Un altro è quello di Unicredit che si serve di noi per una applicazione mobile e Web di gestione dei dati geospaziali. In breve gli utenti possono andare a cercare la posizione di bancomat, filiali, uffici bancari. Vodafone Italia ha invece realizzato, con il supporto di uno dei nostri partner (Storm Reply), un’applicazione per ricaricare credito telefonico senza effettuare login, utilizzando la carta di credito. Il tutto sfruttando siti e social network, come ad esempio Facebook. Questa applicazione necessita di un livello di sicurezza molto elevato e compliant alle specifiche PCI DSS (Payment Card Industry Data Security Standard). In termini di risultati, affidandosi alla cloud, Vodafone ha registrato una riduzione del CAPEX, ossia la spesa per capitale, del 30%, ottenendo anche altri vantaggi quale la riduzione del tempo di implementazione e la possibilità di crescere alla bisogna senza il rischio di sottostimare o sovrastimare l’investimento iniziale. Da non dimenticare infine anche settori quali la Pubblica Amministrazione ed Education: il Politecnico di Milano in tal senso impiega le nostre risorse a fini di data analysis.

 

E sul discorso start-up cosa ci può dire?
Tra i nostri utenti ce ne sono molte anche perché storicamente sono state le prime realtà ad affidarsi ai nostri servizi, dagli Stati Uniti in poi. Anche da noi in Italia abbiamo alcune eccellenze come ad esempio il servizio musiXmatch, un’applicazione mobile, per desktop, Spotify o tablet che permette di riconoscere una canzone e mostrare in tempo reale il relativo testo che scorre. In questo caso parliamo di una realtà focalizzata su un applicativo che necessita di un ambiente snello partendo da una infrastruttura che nel corso del tempo si è arricchita arrivando oggi a 15 milioni di utenti. E ancora sempre italiana è Spreaker che permette di agli utenti di creare una propria radio con trasmissioni in streaming live o registrazioni. Poiché voleva distribuire la piattaforma a livello mondiale con le massime performance ha effettuato una implementazione all’interno dei nostri diversi data center regionali in modo tale da essere il più vicini possibili ai propri utenti.
Va bene l’infrastruttura offerta come servizio, ma anche quando si lavora sulla cloud non si può prescindere da altri tasselli a partire da quelli di sviluppo e supporto…
Effettivamente esistono diverse tipologie di esigenze che possono mutare da azienda ad azienda. Partendo dalle start-up, sicuramente si tratta di realtà più autonome che conoscono molto bene la tecnologia e hanno bisogno solo di un supporto puntuale quando contattano i nostri specialisti. Sempre su questo fronte, inoltre, lavoriamo molto con venture capital e incubator, che aiutano a sviluppare le applicazioni e supportano anche nella parte di gestione dell’infrastruttura. Contestualmente offriamo anche workshop dedicati. La parte enterprise dal canto suo prevede richieste diverse e non sempre si ha la possibilità di utilizzare i nostri servizi in piena autonomia e completa modalità self service. Molte aziende di questa fascia certamente lo fanno, una cosa che mi ha piacevolmente sorpreso, ma per noi uno dei punti fondamentali sul quale abbiamo investito maggiormente, soprattutto in questo ultimo periodo, è quello dei nostri partner. Essi ci permettono di essere più presenti sul territorio, di offrire un supporto concreto ai clienti, migliorando da un lato il nostro servizio ma dando anche a loro la possibilità di ridurre il tempo di sviluppo di una applicazione per il cliente finale. I partner io li definisco per questo dei facilitatori.


Qual è il modello che seguite in tal senso?
Parliamo di due tipologie di partner. La prima è quella dei Consulting Partner che include consulenti e system integrator, che vanno dagli operatori globali – come ad esempio Accenture e Cap Gemini - a quelli come la già citata Storm Reply – fino ai più locali. C’è da dire che pur essendo il loro numero in crescita, quelli con i quali abbiamo un rapporto continuativo in Italia non superano la decina perché nella selezione ci siamo concentrati su determinati criteri di qualità da rispettare, che devono essere elevati, e tutti hanno ormai una esperienza importante nell’uso delle nostre tecnologie. La seconda categoria di partner sono i Technology Partner rappresentati in primis dagli ISV (Independent Software Vendor), che hanno un loro prodotto offerto as a service, appoggiato ai nostri servizi come base infrastrutturale; di alcuni non abbiamo dovuto nemmeno fare il recruiting in quanto sono stati loro a sceglierci. Un esempio di Technology partner è New Vision, realtà specializzata nell’Enterprise Content Management. In breve ha un prodotto disponibile anche nel nostro marketplace applicativo che consente di gestire i contenuti delle imprese, organizzarli in streaming audio video, appoggiandosi appunto ad AWS. E tra i clienti finali di questa infrastruttura c’è Canon che ha implementato una soluzione di totem installati nei negozi professionali attraverso la quale gli utenti possono raccogliere informazioni, farsi spedire brochure e così via. La stessa applicazione viene poi usata dai reseller a fini di training e per organizzare eventi in live streaming. Il tutto riducendo del 40% i costi stimati rispetto a una soluzione tradizionale.


Una delle critiche che vengono fatte ai servizi cloud riguarda l’aspetto della sicurezza. Cosa ha da dire su questo particolare punto?
La sicurezza è il nostro focus primario dove viene concentrata una gran parte dei nostri investimenti. Per fare un esempio posso dire che abbiamo ottenuto una serie di certificazioni che danno garanzia agli utenti in questo senso. E non è da sottovalutare che abbiamo clienti come Nasdaq e Shell che hanno esigenze di sicurezza estremamente elevate. Per cui, quando aggiungiamo delle funzionalità per questi clienti automaticamente esse sono a disposizione di tutti gli altri, da quelli grandi a quelli piccoli. E’ questo in sostanza uno dei benefici del cloud pubblico.


Una nuvola variegata
L’offerta di cloud computing proposta da Amazon Web Services è molto articolata, il nucleo centrale è composto dai servizi di Computing, Storage e Database a cui si aggiungono numerosi servizi a supporto che vanno dagli strumenti di gestione e monitoraggio, al networking e servizi applicativi. Si va quindi dall’offerta di capacità elaborativa, di analisi e interrogazione dei dati alla distribuzione di contenuti alla gestione e controllo di database e applicazioni, fino allo storage. Il tutto declinato su più livelli di offerta.

Il caso Imperia & Monferrina
A seguito della fusione tra i due produttori di macchine per la pasta Imperia e Monferrina avvenuta nel 2010 è stato avviato un progetto per dar vita a una nuova infrastruttura comprensiva di un ERP in grado di unificare le informazioni di gestione interna ed esterna, in meno di sei mesi. Con il contributo di Storm Reply, uno degli Advanced Consulting Partner dell’AWS Partner Network, è stato scelto di adottare Amazon Web Services (AWS) dove far funzionare Oracle eBusiness Suite. È stato quindi usato AWS Import/Export per impostare i dati destinati alla creazione di server virtuali su Amazon Elastic Compute Cloud e il funzionamento su Amazon Elastic Block Store (Amazon EBS). Amazon Elastic Load Balancing (Amazon ELB) viene invece impiegato per gestire la disponibilità tra le varie Availability Zones in Europa.
 

 

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