Estate 2020
Mobile/Wireless
 

20/03/2015

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Cisco: “Solo così sarà intelligente la Rete di ogni cosa”

I temi più importanti emersi all’Internet of Everything Italian Forum. Il confronto con il mondo della sensoristica per l’automazione industriale è aperto

“Gli oggetti non sono intelligenti solo perché comunicano, e non basta avere 50 miliardi di oggetti che comunicano per avere un’infrastruttura intelligente”, è da questa prima importante affermazione di David Bevilacqua, vice president south Europe di Cisco che ha preso il via la recente edizione dell’Internet of Everything Italian Forum organizzato in un momento in cui la rete delle cose, o la rete di ogni cosa come dice Cisco, sta godendo di ampia popolarità. Jeremy Rifkin, nel suo ultimo libro ‘La società a costo marginale zero’ assegna proprio all’Internet of Things il ruolo fondamentale di agente abilitatore della terza rivoluzione industriale; e il tema sta andando oltre la ‘stretta’ cerchia del mondo ICT: proprio qualche giorno prima dell’iniziativa di Cisco l’argomento è stato al centro del convegno ‘Automazione 4.0: il futuro è già qui?’, organizzato da Anie Automazione, l’associazione industriale che riunisce i principali operatori attivi nel nostro Paese sul fronte dell’automazione di fabbrica e di processo.


Insomma, l’argomento è caldo, ma l’avvertimento di Bevilacqua arriva anche per marcare il fatto che da questa rete le aziende si devono aspettare cose molto concrete; una su tutte: “La correlazione tra dati diversi che verranno raccolti dall’Internet of Everything da persone, cose, macchinari e quant’altro si deve tradurre in informazione utile per la persona giusta che al momento giusto deve avere le indicazioni giuste per prendere la decisione più giusta”. Uno sforzo non da poco che insieme all’IoE chiama all’appello altri fattori abilitanti: la capacità di raccolta, aggregazione e analisi di Big Data, ma anche di Fast Data, e soprattutto la piena digitalizzazione dei processi e delle attività di ogni realtà. Che sia un impianto di produzione industriale, un’azienda commerciale, un qualsiasi ente pubblico e quant’altro fino a oggi è rimasto fuori dalle fasi di automazione precedenti. “Per ogni entità la propria strategia di business e/o la propria mission diventerà una cosa unica con la sua strategia digitale. Tutte le aziende saranno aziende hi-tech specializzate nel business caratteristico del loro mercato originale e, quindi, tutte le aziende saranno aziende ICT”.


Questo scenario è però denso di criticità che devono essere affrontate con approcci diversi
rispetto al passato: “La prima criticità è la sicurezza che oggi non è più un tema solo di ogni singola azienda, ma della comunità nel suo complesso. Perciò deve essere affrontato con logiche end-to-end lungo tutta la filiera sulla quale opera l’impresa”. Il secondo ostacolo è quello della possibile mancanza di investimenti, che va a braccetto però con quello della mancanza di una visione del proprio futuro adeguata ai tempi: “Bisogna liberare quegli investimenti che vanno a semplificare l’IT e quindi a liberare risorse che dalla manutenzione possono essere indirizzate all’innovazione. Nel 2020 il 75% del business sarà totalmente digitale, chi non inizia oggi a focalizzare questo cambiamento rischia la marginalizzazione”. Infine l’ultima criticità è la mancanza di competenze: “Per prossimi 15 anni saranno necessari un milione di esperti di cybersicurezza in più rispetto a quelli di oggi, e due milioni di analisti di dati”.

A dare un contributo di sostanza al dibattito sull’Internet of Everythings è stato anche Carmine Stragapede, direttore generale di Intel Italia, che intervenendo subito dopo Bevilacqua ha toccato uno dei punti più di ‘attrito’ della realtà attuale: “Qualsiasi oggetto diventerà un oggetto intelligente, ma anche gli oggetti industriali di oggi che hanno delle funzionalità ICT embedded al loro interno devono cambiare. L’85% di questi non è collegato a reti IP, e i dati che rilevano e comunicano sono minimali”. In questo modo il manager di Intel ha lanciato un messaggio ai grandi operatori che oggi dominano il mercato dei sensori industriali, che può essere interpretato così: le rendite di posizione derivate da tecnologie proprietarie non resisteranno a lungo, il cambiamento investe prima di tutto anche voi. Come non ricordare quindi l’affermazione fatta qualche giorno prima al convegno di Anie Automazione da Vincenzo Pascariello di Lavazza: “Ci muoveremo con tranquillità verso l’Internet of Things quando avremo uno scenario di standard accettato e condiviso”.

 

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