Estate 2019
Mercati Verticali
 

30/01/2019

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di Paolo Morati

Cattolica Assicurazioni: lavoro di squadra per innovare

Ci sono settori con una storia pluricentenaria e consolidata, come quello assicurativo, dove l’introduzione delle tecnologie digitali sta modificando regole che apparivano inscalfibili. Così il Gruppo Cattolica Assicurazioni affronta il cambiamento.

Valter Trevisani

Il comparto assicurativo ha vissuto nella sua storia diverse fasi di cambiamento, ma l’avvento delle tecnologie basate sulle regole del digitale è stato di fatto uno dei più dirompenti per i modelli e i processi che lo guidano. Il Gruppo Cattolica Assicurazioni, fondato nel 1896 a Verona, ha raccolto questa sfida e nel Piano Industriale 2018-2020 ha indicato ‘innovazione & data management’, insieme a crescita profittevole ed eccellenza tecnica, come uno dei tre pilastri fondamentali su cui oggi poggia la sua ambiziosa strategia di miglioramento dei risultati. Il tutto con alla base un’azione di semplificazione e trasformazione culturale della Compagnia. Ne abbiamo parlato con Valter Trevisani, che dal 2 maggio di quest’anno ha assunto la carica di Direttore Generale Area Tecnica e Operations.

Dopo 30 anni di carriera in Assicurazioni Generali, con diversi ruoli svolti anche all’estero, lo scorso maggio entra nel Gruppo Cattolica Assicurazioni con l’incarico di Direttore Generale Area Tecnica e Operations. Qual è il mandato che ha ricevuto e perché per questo ruolo è stato scelto un manager con la sua esperienza?
Il mandato è stato quello di rafforzare tutte le iniziative di eccellenza tecnica del Gruppo. Nell’ambito di un Piano Industriale, come quello di Cattolica, che si propone il raddoppio del risultato operativo tra il 2018 e il 2020, e di uno scenario contraddistinto da bassi tassi di interesse e da un’elevata volatilità, l’eccellenza tecnica gioca di fatto un ruolo molto importante perché la redditività dipende parecchio dall’ottimizzazione delle componenti industriali della catena del valore. Nella mia carriera mi sono nutrito di pane e assicurazioni e negli anni più recenti mi sono confrontato con il fronte dell’eccellenza tecnica, con la soddisfazione anche di vedere la parte Danni così come quella Vita del Gruppo dove lavoravo esprimere il ‘combined ratio’ migliore e il ‘new business margin’ più elevato tra le multinazionali del settore. Ecco che sono stato attratto da questo progetto perché ho notato un forte commitment nei confronti della realizzazione di un Piano di trasformazione molto legato proprio alla modernizzazione e all’ottimizzazione del modo in cui si fa, si interpreta e si gestisce un’Assicurazione.

Quindi si può dire che l’innovazione sia il nuovo snodo epocale che questo settore sta vivendo...
In ambito assicurativo ci sono stati certamente diversi snodi epocali. Ricordo per esempio quando Predica lanciò le prime iniziative di bancassurance tra il 1987 e il 1988, o ancora l’avvento di Direct Line in Inghilterra che introdusse il concetto di vendita diretta. Ritengo che la fase che stiamo vivendo in questo momento sia assolutamente quella più dirompente tra tutte le altre da me viste, conosciute e sperimentate perché la combinazione tra il dinamismo della tecnologia, l’evoluzione dei regolamenti e la modifica nel comportamento e nelle aspettative del cliente inducono e impongono un cambiamento radicale dei modelli ai quali ci dobbiamo effettivamente oggi ispirare.

Come si posiziona oggi il Gruppo Cattolica Assicurazioni nel panorama dell’offerta di servizi di assicurazione in Italia?
Cattolica è in Italia il quarto operatore nel mercato Auto e in tale ambito ha un portafoglio contraddistinto da risultati positivi. Inoltre, parliamo di un Gruppo multicanale che, in virtù degli accordi con UBI e ICCREA e dell’accordo con Banco BPM siglato un anno fa, si posiziona anche ai vertici del segmento bancassicurazione italiano, e che ha una qualità manageriale decisamente eccellente, con persone che ‘danno del tu’ a questo mestiere e che hanno un forte senso di attaccamento alla bandiera. E in un settore come il nostro, dove la qualità dell’intangibile per eccellenza, ossia il capitale umano, fa la differenza, tutto questo rappresenta un fattore competitivo di assoluto successo.

Come si declina in generale l’innovazione in azienda e, in particolare, quella legata al digitale?
Credo che soprattutto nell’ambito delle linee retail assisteremo progressivamente a una diffusione del concetto di commodity, un elemento che contraddistingue già oggi determinate tipologie di prodotto (penso per esempio alle polizze viaggio e a quelle infortuni) e che gradualmente si estenderà anche ad altre. Se la commodity è dunque l’elemento caratterizzante dell’offerta futura, è evidente che sarà necessario privilegiare aspetti quali la semplicità e la velocità di adattamento alle mutevoli condizioni di mercato e ambiente in cui si devono poi calare le offerte. Quindi il time-to-market giocherà un ruolo estremamente importante, così come la possibilità di intercettare i bisogni del cliente e di riuscire a soddisfarli. Ora, se questo è lo scenario di riferimento, è evidente che l’innovazione digitale può diventare un attore fondamentale per aumentare la conoscenza che abbiamo del cliente, delle sue abitudini e dei suoi comportamenti, e nell’accelerare le modalità di risposta alle sue istanze.

Rispetto al passato cambia quindi il rapporto con il cliente finale...
Esattamente. Noi partiamo da una situazione consolidata e dobbiamo giocoforza tenere conto delle evoluzioni del mondo che ci circonda, e per far questo dobbiamo individuare nuove fonti di vantaggio competitivo. Ecco che stiamo investendo in modo significativo su tutto il mondo dati. Gli analytics rappresenteranno di fatto il carburante per l’individuazione di nuove soluzioni che abbracceranno diversi momenti della nostra catena del valore, dall’underwriting alla liquidazione sinistri al marketing, fino al Crm. E noi, accoppiando la conoscenza consolidata del mondo assicurativo tradizionale con nuove tecnologie e soluzioni analitiche, abbiamo l’obiettivo di innovare la nostra business proposition e di renderla il più possibile aderente alle esigenze di un cliente in mutamento. Del resto, uno dei pilastri fondamentali del nostro Piano Industriale è proprio chiamato ‘innovazione & data management’, che prevede la creazione di un repository unico che ci permetta di mettere a sistema vari fenomeni intercettati nell’ambito del nostro processo produttivo, per poi successivamente migliorare e affinare la capacità di costruire il pricing, di gestire i sinistri, di identificare le frodi, di individuare possibilità di upselling e cross-selling. Tutto a partire dalla nostra base dati sui clienti.

Avete dei progetti sul fronte digitale e, grazie a questi, che obiettivi di business volete raggiungere?
Tutto quanto detto finora si innesta su alcune delle sfide che il mercato in cui operiamo ci mette davanti in questo momento. Di nuovo parliamo di una competitività particolarmente elevata che richiede una spinta alla differenziazione. Parlando quindi di progetti sul fronte digitale, ecco che nei mesi passati Cattolica ha lanciato il prodotto telematico Active Auto che va proprio nella direzione di posizionarsi in un segmento diverso rispetto a quello praticato in passato, facendo dell’uso dei dati uno degli elementi distintivi per la predisposizione della relativa offerta. Lo stesso dicasi in relazione all’attività di ottimizzazione della gestione e liquidazione sinistri, ambiti nei quali l’utilizzo sofisticato dei dati ci consente di migliorare le competenze in fase di underwriting e di comprimere il costo medio dei sinistri, contenendo così la loss ratio del Gruppo.

Tra le sue responsabilità nelle operations c’è anche quella dell’area IT. Cosa chiede oggi al Cio dell’azienda?
Il foglio di rotta è scandito da un progetto attualmente in corso e che abbiamo battezzato Piano Regolatore IT. Un piano contraddistinto da due momenti fondamentali. Il primo è concentrato fondamentalmente sul raggiungimento di tre obiettivi: semplificazione, riduzione dei costi, e loro variabilizzazione. Più nel dettaglio, in un ambiente estremamente dinamico e dove la tecnologia gioca un ruolo veramente importante, e che è contraddistinto da una capacità di cambiamento particolarmente spinta, emerge la necessità di identificare delle partnership con dei soggetti che ci possono accompagnare nella fase di identificazione di soluzioni costantemente all’avanguardia. Per far questo dobbiamo fare in modo che la componente economica, ossia il costo della parte IT, non rappresenti un freno in questo processo finalizzato a rendere più agile la nostra strategia. Il secondo momento del nostro percorso si chiama invece Delivery and Transformation: una volta che avremo supportato le principali iniziative previste dal Piano Industriale orientate al raggiungimento degli obiettivi economici definiti, identificheremo una roadmap che ci permetterà di evolvere e di passare al livello successivo. Per arrivare, infine, alla trasformazione vera e propria.

Che tempi vi siete dati per il completamento di questi due momenti?
Posso dire che il 2019 e il 2020 dovranno essere focalizzati sul raggiungimento degli obiettivi del Piano Industriale, e durante questa fase getteremo quindi i pilastri per evolvere verso la fase successiva.

Tornando allo scenario competitivo, oggi si parla molto del ruolo che possono avere i nuovi attori della Insurtech. Come intende rispondere una realtà storica del mondo assicurativo, nata nel 1896, alle sfide poste da questi operatori che puntano molto sulla leva tecnologica?
Come abbiamo detto, la tecnologia sta attualmente giocando un ruolo molto importante nella ridefinizione dei contorni della nostra industria. Il contributo maggiore riguarda la profilazione del cliente, al fine di arrivare alla definizione di un prodotto che sia il più possibile aderente alle sue caratteristiche specifiche.
Inoltre, sta prendendo sempre più piede l’aspetto relativo alla prevenzione, superando il concetto di puro indennizzo la cui origine si può far risalire alla costituzione dei Lloyds di Londra. E questa prevenzione, di nuovo, rinvia alla necessità di avere un approccio sempre più articolato e sofisticato rispetto all’analisi dei bisogni e alla definizione delle risposte in una chiave predittiva e non solo esclusivamente reattiva.
Se questo è il panorama, ecco che quello Insurtech diventa uno dei principali motori ai quali ci dobbiamo rivolgere per individuare delle fonti di vantaggio competitivo. Io ritengo che per un certo numero di anni i bilanci delle varie compagnie assicurative saranno ancora basati sull’attività tradizionale, ma parallelamente si assisterà a un costante rafforzamento e avanzamento della componente indotta da modalità innovative, fondamentalmente generate, ospitate, alimentate e supportate da tutto il mondo Insurtech. Bisogna guardare avanti per vivere la vita, ma bisogna guardare indietro per capirla. Quello assicurativo è del resto un comparto che ha un grande pregresso, una grande tradizione, e la storia è sempre importante anche perché, come dicevo, la vita è un continuo colloquio tra presente e passato. D’altro canto, è estremamente importante anche guardare avanti, per cui attaccarsi solo ed esclusivamente alla tradizione, ancor più in un contesto di mercato come quello che stiamo oggi vivendo, rischia di replicare fenomeni deteriori che hanno visto realtà una volta leader del loro settore perdere la propria posizione a favore di chi invece si è accorto che il mondo stava cambiando.

Cosa sarà quindi Cattolica Assicurazioni tra cinque anni?
Se oggi è già una realtà consolidata, uno dei principali attori del mercato assicurativo italiano con competenze distintive distribuite lungo tutti i momenti fondamentali delle assicurazioni vita e assicurazioni danni, il futuro sarà quello di dimostrarsi un’autentica “gazzella”. Nel momento attuale non è infatti tanto il pesce grosso che mangia il pesce piccolo ma il pesce veloce che supera il pesce lento, e di conseguenza Cattolica vuole iscriversi alla categoria di quello veloce. Ecco che avere un’organizzazione agile è importante e fondamentale.
Più nel dettaglio, basandomi sulla mia lunga esperienza, ritengo che Cattolica debba trovare le modalità operative corrette per lanciare le sue soluzioni con una rapidità di rilascio sostanzialmente superiore rispetto a quella delle realtà più grandi che, necessariamente, devono rispettare delle regole di governance che possono rallentarne il passo. Del resto, se guardiamo al mondo delle corse automobilistiche, molto spesso accade che la macchina vincente sia proprio la più leggera e non necessariamente quella dotata del motore più potente. Ecco che noi dobbiamo ispirarci a questo tipo di impostazione per rafforzare la nostra proposizione sul mercato, andando concretamente oltre chi guarda all’innovazione tecnologica come a un elemento di distinzione comunicativa e considerandola invece uno dei pilastri portanti della nostra strategia nel corso dei prossimi anni. Questo anche in virtù di una fortissima condivisione dell’impostazione fin qui esposta da parte delle linee manageriali, la quale ha permesso il lancio di un prodotto come il già citato Active Auto in meno di sei mesi e con il contributo corale e armonico di colleghi appartenenti a diverse aree per la realizzazione di un obiettivo comune. Lo stesso paradigma ci guida in questo momento nel rollover del progetto che riguarda il settore assistenza e ritengo sia di nuovo una carta vincente.
Ricapitolando, posso affermare che in Cattolica esiste una cultura fortemente votata all’innovazione, distinguendosi come un luogo dove, se è vero che un progetto parte dalla realizzazione di una visione frutto del pensiero di poche persone, la sua declinazione viene demandata a un esercizio bottom-up anziché top-down. È infatti quando un collaboratore viene reso partecipe di un determinato processo, illustrandogli il cosa, il come, il dove e il quando, che si ottiene una reazione positiva superiore. Con il senso della squadra che emerge come uno degli elementi distintivi di questa organizzazione e uno dei punti di forza di Cattolica, una realtà dove le decisioni partono da un comitato di direzione che non è una ‘messa cantata’ ma un metodo di confronto, di discussione, di condivisione di opportunità, di vincoli e problemi, e di soluzioni. Un tavolo, in definitiva, a cui si siedono più figure e dove per esempio le risorse umane giocano un ruolo molto importante, dovendo rafforzare la circolazione sanguigna dell’intera organizzazione durante i vari passaggi che portano al cambiamento.

Sede Cattolica Assicurazioni

Il cambiamento passa per i dati

Luigi Barcarolo, Direttore Insurance Analytics and Business Architecture di Cattolica Assicurazioni, ci racconta nel dettaglio di che cosa si occupa la sua organizzazione all’interno del Gruppo veronese e quali sono i progetti innovativi sui quali è attualmente impegnata.

Partiamo con la descrizione delle sue competenze in Cattolica...
La mia area si chiama Insurance Analytics and Business Architecture e ha tre anime. La prima mette insieme la figura degli attuari con quella dei data scientist come motore analitico e di pricing di Cattolica.
La seconda invece si chiama Industrial Dashboard e può essere considerata come la gemella in ambito reporting e Business Intelligence della prima. Seguendo un processo di performance management mensile che guarda ai risultati tecnici assicurativi insieme alle varie line of business, possiamo identificare eventuali problemi e opportunità di sviluppo, miglioramento e correzione.
A esse si aggiunge poi un terzo gruppo che ha il mandato di coordinare e spingere fino all’implementazione sul mercato, e oltre, progetti di innovazione del business model che facciano leva su dati e connettività digitale per sviluppare value proposition distintive orientate al modello di prevenzione e protezione. Il prodotto battezzato Active Auto è stato seguito da questo team così come l’attività legata all’acquisizione di quote di IMA Italia Assistance, e tante altre iniziative che vedranno la luce nei prossimi mesi.

Quali tra le innovazioni digitali oggi più di attualità, secondo lei, possono portare un reale contributo allo sviluppo del business di Cattolica Assicurazioni nei prossimi anni?
Partiamo dal fatto che uno dei tre pilastri del Piano Industriale si chiama ‘innovazione & data management’. Al centro di esso c’è di fatto l’obiettivo di far evolvere il più classico paradigma assicurativo, fondamentalmente basato sul concetto danno/rimborso, verso un paradigma prevenzione/protezione. Per fare questo abbiamo impostato le attività su due fronti principali. Il primo è quello dei dati, che ha visto il lancio di un programma battezzato ‘data driven company’ che prevede la costruzione di un repository dati unico di Gruppo da dedicare alle attività analitiche e di reportistica. Il tutto residente in cloud, abbandonando di conseguenza su tale fronte le infrastrutture on premise.
Questo progetto mira all’estrazione di valore da tutti i principali processi, prodotti e servizi aziendali, andando a individuare eventuali aree di profitto inespresso che tocchino tematiche come ad esempio under-writing, antifrode, Crm. Ecco che per mettere a valore i relativi dati abbiamo preso la decisione strategica, molto importante e unica in Europa continentale, di posizionare sotto uno stesso cappello organizzativo quelle competenze analitiche tradizionali del mondo assicurativo – ossia gli attuari che dagli albori delle assicurazioni lavorano sui dati per stabilire il premio delle polizze – insieme a nuove professionalità orientate alla data science. Una decisione che in Cattolica è stata facile da prendere grazie alla capacità di essere estremamente flessibili e veloci, con una catena decisionale molto corta, differentemente da quanto avviene in realtà storicamente più complesse.
Il secondo filone, che scorre parallelo alla ‘data driven company’, è quello dei prodotti assicurativi connessi sul quale l’Italia è Paese leader al mondo se si parla di telematica applicata al comparto Auto. Basti pensare che in Italia ci sono già oltre sei milioni di veicoli assicurati attraverso soluzioni basate su black box. Noi in quest’ambito abbiamo deciso di seguire un approccio più innovativo e avanzato rispetto ad altri player, orientandoci verso soluzioni basate su tecnologie ancora più moderne. Il prodotto Active Auto si basa sullo smartphone del cliente accoppiato a un ‘beacon’ o tag montato sul parabrezza e che permette di monitorare lo stile di guida in modo molto efficace, ma anche di fornire con estrema precisione servizi di assistenza proattiva in real time in caso di sinistro.

Quali sono i prossimi passi che state compiendo su tale versante?
Quello appena descritto è il primo di una nuova generazione di prodotti che proseguiremo a lanciare nel 2019, partendo dal prodotto connesso Casa. In generale, posso dire che i prodotti basati sull’Internet of Things evolveranno coinvolgendo anche un ecosistema di partner seguendo un approccio di tipo ‘platform business’. L’obiettivo è consentire a terze parti di avere a disposizione una serie di dati utili a dare benefici ai nostri clienti secondo un’ottica ‘win-win-win’ per tutti gli attori coinvolti: il cliente perché ottiene vantaggi aggiuntivi oltre a quelli di prezzo sulla polizza, il partner perché può accedere a informazioni che altrimenti non avrebbe, e Cattolica perché avrà clienti più soddisfatti e auspicabilmente più fedeli. 
A questi due stream principali se ne aggiunge infine un terzo che riguarda i servizi di assistenza, per cui di recente abbiamo deciso di investire in IMA Italia Assistance, società specializzata nei servizi di assistenza stradale, alla casa e alla persona. Una realtà che ha un posizionamento decisamente orientato alla qualità del servizio.

Luigi Barcarolo

 

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