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Sicurezza
 

26/10/2016

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Attacchi informatici: Italia più sicura?

I dati di un'indagine Coleman Parkes evidenziano una diminuzione degli attacchi subiti dalle aziende del nostro Paese. In buona parte si affidano a soluzioni di difesa predittiva e/o proattiva.

In un mondo in cui si opera sempre di più secondo una logica multicanale e multipiattaforma il nuovo perimetro da proteggere è rappresentato dall’identità, un fattore di protezione così come di abilitazione del business. In tale scenario si inseriscono i dati dello studio The Security Imperative: Driving Business Growth in the App Economy realizzato da Coleman Parkes, che evidenzia come circa il 45% delle aziende italiane intervistate ha registrato una diminuzione delle violazioni di dati subite negli ultimi 12 mesi, il dato più alto rilevato fra tutti i Paesi EMEA (Europe, Middle East and Africa). L’indagine, svolta per conto di CA Technologies, su 1.770 responsabili aziendali (fra cui oltre 100 CSO e CISO) ha inoltre rivelato che il 67% delle organizzazioni italiane si avvale di un approccio predittivo e/o proattivo per contrastare le violazioni, anche in questo caso percentuale superiore a quella degli altri Paesi dell’area EMEA.

La maggior parte dei responsabili italiani intervistati ai fini di questa indagine è d’accordo nell’affermare che la sicurezza informatica non possa limitarsi a salvaguardare i dati e l’infrastruttura a supporto del business, ma servire anche a instaurare fiducia nella relazione tra aziende e clienti, elemento essenziale per guadagnare competitività ed espandere il giro d’affari nell’odierna application economy. Ecco alcuni dati: per l’88% la sicurezza incentrata sull’identità è cruciale per il business aziendale, per il 91% la sicurezza deve proteggere e nel contempo abilitare il business, per il 92% degli intervistati la sicurezza è un elemento cruciale per tutelare il marchio e che può fungere da importante leva competitiva, per l’85% la sicurezza non deve creare ostacoli o influire negativamente sull’esperienza dell’utente e infine oltre il 60% dei soggetti intervistati utilizza indicatori quali customer experience, customer satisfaction e customer retention, crescita del fatturato e copertura digitale per misurare l’impatto della sicurezza sul business aziendale.

Dallo studio emerge però che oltre a limitare le violazioni dei dati, la sicurezza stimola la crescita fra le organizzazioni italiane. Il 76% del campione ha infatti realizzato un ampliamento della copertura digitale grazie a una migliore implementazione della sicurezza, il 69% ha rilevato un miglioramento della customer experience e il 66% ha riferito di una maggiore fidelizzazione dei clienti. Inoltre le iniziative messe in campo nell’ambito della sicurezza informatica hanno contribuito a far aumentare del 35% i ricavi da nuove fonti di business e hanno portato a un incremento del 31% nell’efficienza operativa, del 34% nella produttività dei dipendenti e del 33% nella customer satisfaction.

Fronte tecnologie adottate, il 24% delle organizzazioni italiane intervistate avrebbe messo in atto sistemi di controllo delle identità di tipo adattivo, il 15% dichiara di aver adottato un strumenti e processi di tipo predittivo e il 52% riferisce di utilizzare strumenti proattivi, che analizzano in profondità e reagiscono in tempi reali a eventi e incidenti. Infine le organizzazioni italiane attribuiscono la riduzione delle violazioni a tre principali fattori: i maggiori investimenti in security (citati dal 50%), la maggiore concentrazione delle procedure di sicurezza sulle aree a rischio elevato quali identità e accessi privilegiati (41%), e l’implementazione di nuove funzioni di security specifiche per mobile device e app (35%).

 

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