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Applicazioni - Mercati Verticali
 

13/06/2018

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di Raffaela Citterio

Approcci, strumenti e metodologie di nuova generazione del settore sanitario

Gli ambiti di applicazione più avanzati e più promettenti in questo ambito sono la possibilità di applicare le tecnologie di IA all’analisi di grandi quantità di dati e di ottimizzare la produttività degli operatori tramite strumenti di supporto diagnostico.


AISIS (Associazione Italiana Sistemi Informativi in Sanità) è un’Associazione nata nel 2003 con lo scopo di dare visibilità a chi si occupa professionalmente di ICT nelle aziende sanitarie italiane, sia pubbliche che private, e di favorire una crescita dell’attenzione sulle problematiche connesse all’utilizzo dell’ICT in sanità come leva strategica di cambiamento. È diffusa sull’intero territorio nazionale con prevalenza di associati nell’area centro nord e più limitata presenza nelle regioni centro sud, che risultano comunque coinvolte. Uno tra i principali obiettivi di AISIS consiste nel far crescere la cultura di management dei sistemi informativi in ambiente sanitario e dare visibilità e rilievo a una funzione che, ancora troppo spesso, viene percepita con una valenza prettamente tecnologica. Rappresenta quindi l’interlocutore ideale per capire a che punto è, nel nostro Paese, la trasformazione digitale in ambito sanitario e quale ruolo possono avere le tecnologie di Intelligence Automation in questo contesto. Lo abbiamo chiesto a Marco Foracchia, membro direttivo AISIS e media manager dell’Associazione.

Marco ForacchiaQuali sono le priorità del settore sanitario oggi?
Il settore sanitario già da anni sta affrontando una radicale trasformazione indotta principalmente da due fattori: il continuo aumento della spesa sanitaria, che impone una revisione dell’organizzazione e delle tecnologie allo scopo di contenere tale spesa, e lo spostarsi dell’attenzione verso il crescente problema delle cronicità e dei percorsi diagnostico-terapeutici, abbandonando l’approccio concentrato sull’ospedale e sul singolo episodio di cura, privilegiando una sanità distribuita e organizzata in percorsi di cura.

Che ruolo hanno le tecnologie in questo scenario?
Nell’ambito della spesa sanitaria, le tecnologie sono paradossalmente sia una causa che una potenziale soluzione al problema. Le scienze biomediche e tutte le discipline che ruotano attorno a queste, tra cui l’ICT, propongono sempre nuove soluzioni, sempre più avanzate e complesse: si pensi ai nuovi farmaci, ai nuovi dispositivi medici e ai software avanzati che sempre più includono sistemi di supporto decisionale avanzati. Quest’onda di innovazione, difficilmente non adottabile in un settore sensibile anche dal punto di vista etico, inevitabilmente induce un aumento dei costi. Questo aumento dei costi si somma al naturale trend di aumento legato all’invecchiamento della popolazione e alla crescita delle patologie croniche. L’unico modo per misurare, controllare e anche arginare i costi crescenti ottimizzando l’utilizzo delle risorse appare essere una introduzione sempre più pervasiva delle soluzioni ICT. Tali soluzioni stanno diventando pertanto una leva strategica fondamentale per la sopravvivenza delle organizzazioni sanitarie.

Possono trovare spazio, o lo hanno già ‘conquistato’, soluzioni evolute di intelligenza artificiale, ad esempio machine learning, nelle strutture sanitarie italiane? E quali sono son le soluzioni più utili per il mondo sanitario?
Tutto l’ambito della cosiddetta Intelligenza Artificiale, che spazia da soluzioni di semplice elaborazione del linguaggio naturale fino a sistemi di decisione autonoma, è ovviamente di grandissimo interesse per l’ambito sanitario. I due ambiti di applicazione più avanzati e più promettenti sono la possibilità di applicare le tecnologie di IA all’analisi di grandi quantità di dati (i cosiddetti Big Data Sanitari) e la possibilità di ottimizzare la produttività dei nostri operatori sanitari tramite strumenti di supporto diagnostico (sempre nell’ottica di ridurre i costi generali dell’organizzazione). La capacità di elaborare in modo massivo l’enorme mole di dati generati dalla storia clinica dei pazienti, o anche elaborare massivamente i dati di intere popolazioni di pazienti, sembra promettere in un prossimo futuro una forte evoluzione in termini di capacità di gestire percorsi di cronicità complessi (in cui si sommano sintomi, terapie e risposte relativi a patologie concomitanti), ed analizzare i dati di popolazione allo scopo di portare avanti progetti di cosiddetta ‘medicina d’iniziativa’, individuando pattern di interesse da sottoporre a indagini preventive prima che si manifestino fenomeni acuti.
Il supporto agli operatori sanitari, ad esempio in fase di interpretazione a scopo diagnostico o di guida terapeutica, ha come obiettivo sia un miglioramento della qualità della cura, che soprattutto la possibilità di aumentare la loro produttività. Ridurre il tempo dedicato ad ogni singolo caso grazie al supporto di strumenti di IA consentirebbe infatti a medici e infermieri di gestire più casi, o concentrarsi maggiormente sui casi di maggiore complessità.
Come per ogni tecnologia che si affacci al settore sanitario, i vincoli legati alla complessità e alle necessarie cautele (e certificazioni) rendono il tempo di adozione più lungo di altri settori dell’ICT. Il tema è comunque ad oggi l’ ‘hot topic’ di ogni convegno o fiera del settore, per cui la tecnologia è in fase di superamento dell’entusiasmo iniziale e sta iniziando a proporsi con soluzioni solide e mature. Sarà sicuramente l’ambito di maggiore crescita per il prossimo futuro, con l’avvento anche di nuovi attori che, mutuando tecnologie sviluppate in altri ambiti, si affacceranno al mondo sanitario.

Quali sono i modelli di sourcing adottati oggi dalle strutture sanitarie e quali sono vantaggi e criticità di ciascun modello?
Gran parte della sanità italiana si appoggia ancora a logiche di gestione ICT tradizionali, con servizi ICT locali dell’organizzazione, data center interni, e outsourcing di soluzioni e servizi di supporto. Questa situazione sarà però fortemente influenzata, in un prossimo futuro, dai profondi mutamenti organizzativi in corso nella sanità, in particolare pubblica. È infatti in corso una fase di ristrutturazione generale delle organizzazioni sanitarie che vede lo spostamento di alcuni ambiti strategici e gestionali verso strutture centrali. Questa ristrutturazione è declinata in modo differente per ogni regione (la sanità pubblica mantiene la sua dimensione regionale), e vede modelli molto diversi, che spaziano dalla ASL unica della regione Sardegna, alla creazione di organizzazioni “sovrastrutturali” uniche, quali Estar in Toscana e Azienda 0 in Veneto. Tra gli ambiti oggetto di centralizzazione è quasi sempre presente l’ICT, in quanto sempre più concepito come leva strategica per i futuri modelli di gestione della sanità. Tale processo di concentrazione cambia conseguentemente anche le modalità di procurement, che vedono un ruolo crescente di tali strutture centrali (tra cui le centrali di acquisto regionali e nazionali), e progetti di dimensioni crescenti, sia per dimensioni (economiche e organizzative) che per complessità. Dal punto di vista infrastrutturale, la spinta verso la virtualizzazione e il trasferimento su cloud sono oggetto di forte interesse, ma non sono state adottate con la velocità di altri settori.
Per comprendere questa ‘lentezza’ bisogna considerare due fattori che caratterizzano il settore ICT sanitario: l’eterogeneità dei sistemi gestiti e la presenza di medical device con vincoli di certificazione. Qualsiasi organizzazione sanitaria di dimensioni medio-grandi è caratterizzato da un numero di sistemi molto elevato (nell’ordine dei 200/300 sistemi). Questo è un riflesso della natura stessa dell’ambito sanitario, che è caratterizzato da moltissime specialità ciascuna associata a processi, strumenti e approcci al dato differenti; questi sistemi hanno spesso piattaforme e architetture diverse, creando un ecosistema estremamente disomogeneo. Tra queste applicazioni, un numero significativo ricade nella definizione, e pertanto nei vincoli normativi dei Dispositivi Medici. Tali vincoli spesso irrigidiscono l’architettura delle soluzioni, rendendo complessa la migrazione verso architetture virtualizzate o cloud.
Nell’ambito pubblico, sta comunque svolgendo un ruolo fondamentale AgID (Agenzia per l’Italia Digitale), che ha incluso anche la sanità nel suo piano di razionalizzazione dei data center della pubblica amministrazione. Tale spinta normativa sicuramente porterà a una accelerazione del processo di virtualizzazione e migrazione delle soluzioni verso il cloud, anche se verosimilmente su piattaforme dedicate allo specifico settore sanitario messe a disposizione da infrastrutture della PA.

Sono necessari nuovi skill per governare i nuovi ambienti e le nuove tecnologie IT, in particolare quelle di IA, e cosa bisogna fare per accelerare ulteriormente la trasformazione digitale delle strutture sanitarie italiane?
Nell’arco dell’ultimo decennio il CIO delle strutture sanitarie ha dovuto mutare approccio e ruolo, e conseguentemente anche formazione e skills. È passato dall’essere un technology manager dedicato a fornire soluzioni di base a supporto dell’attività clinica e amministrativa, a un vero e proprio digital innovation manager, con un ruolo importante nella definizione delle strategie aziendali. Il CIO diviene quindi fortemente coinvolto nella valutazione degli impatti delle tecnologie ICT sui percorsi di cura e di salute pubblica. La scelta delle tecnologie, delle modalità di adozione e dei conseguenti adeguamenti organizzativi necessari, diventa sempre meno un problema tecnologico e sempre più un problema di management, e in particolare di armonizzazione tra nuove tecnologie e percorsi organizzativi. La digital transformation in sanità può essere vista come un mutare di ruolo delle tecnologie ICT nell’ambito dei processi sanitari: da un semplice supporto, utile ma non indispensabile, a strumento abilitante fondamentale, che influenza e fa cambiare i processi di cura e le metodologie di gestione della sanità.

Questo nuovo scenario porta con sé l’esigenza di associare alla figura del CIO anche nuove figure, i cosiddetti ‘e-leaders’. Come contribuisce AISIS a questa trasformazione?
AISIS, che partecipa a numerosi tavoli e gruppi di lavoro istituzionali, da tempo studia l’evolversi della figura del CIO in Sanità, accompagnando i propri associati con eventi formativi, gruppi di lavoro tematici, pubblicazioni e occasioni di dialogo e confronto tra gli operatori del settore.
Nel 2017 col progetto eHealthLab abbiamo svolto una analisi accurata e dettagliata dello stato attuale dei servizi ICT, del ruolo svolto nell’organizzazione, e delle transizioni in essere. I risultati sono stati presentati al convegno annuale dell’associazione, a Torino.
AISIS inoltre si fa promotrice, attraverso il percorso di EHealthAcademy in collaborazione con Aica e SDA Bocconi, di percorsi di formazione e certificazione. Tale percorso, inizialmente orientato agli operatori del settore, è ora aperto anche agli e-leaders esterni ai tradizionali servizi ICT.


 

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