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03/10/2016

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Ambienti eterogenei: come gestirli

Il cloud ibrido sta suscitando sempre più interesse nelle organizzazioni pubbliche e private di ogni dimensione. Dietro a questo modello, però, si celano anche nuove complessità, che devono essere affrontate in maniera consapevole.

Il modello del cloud ibrido inizia a essere sempre più adottato dalle organizzazioni italiane di ogni dimensione e settore. Se le realtà che stanno muovendo i primi passi in questa direzione saranno soddisfatte delle loro esperienze iniziali, si può immaginare che aumenteranno le risorse, le applicazioni e i workload IT oggi on premise che verranno demandate a uno o più cloud service provider (CSP), a seconda delle strategie aziendali. In questo scenario, per la direzione Sistemi Informativi si apre il tema della gestione e del governo delle risorse che condividono un ambiente hybrid cloud. Quali sono le soluzioni che si possono mettere in campo per affrontare con semplicità questo tema? Come scegliere il fornitore giusto? Sono questi i temi che la redazione di Office Automation ha voluto approfondire con alcuni importanti esponenti dell’offerta, ai quali ha posto i seguenti quesiti.

1. Qual è oggi, nell’ambito della vostra offerta di servizi cloud, la percezione che avete sull’accettazione da parte delle aziende italiane del modello ‘hybrid cloud’?

2. Quali strumenti e/o soluzioni devono implementare le aziende che decidono di adottare un modello hybrid cloud per i loro sistemi IT al fine di garantirne una gestione efficace ed efficiente?

3. Come l’azienda utente può mantenere il controllo e quindi uniformare i livelli di servizio, le policy di sicurezza e l’esperienza utente quando si relaziona con uno o più CSP?

Rodolfo Rotondo, Business Solutions Strategist, VMware Accelerate Advisory Services
1. - Le aziende si stanno affacciando al modello ibrido, stanno provando l’utilizzo di cloud pubblici. Registriamo quindi anche nel nostro Paese una crescita dell’accettazione da parte delle aziende di questo modello in grado di offrire un compromesso fra l’agilità del cloud pubblico e la sicurezza del cloud privato. Quello che notiamo, tuttavia, è l’adozione di soluzioni di hybrid cloud tipicamente per ambienti non critici, come ad esempio sviluppo/ test o disaster recovery. Per questi, VMware propone una piattaforma costruita su un’architettura software defined data center che offre ai clienti la possibilità di scelta di costruire, eseguire e distribuire in modo sicuro le applicazioni tradizionali o cloud-native.

2. - Quello a cui assistiamo quando le aziende scelgono di adottare soluzioni di hybrid cloud è il problema dei silos, ossia di governance dei servizi cloud. I dipartimenti IT dovrebbero quindi avere la possibilità di gestire i sistemi come una unica piattaforma, sia per l’esecuzione dei servizi sia per rispettare le policy di sicurezza. In questo scenario, VMware offre una piattaforma unificata di computing, networking e storage virtualizzati per l’hybrid cloud. Definita dal software, la nostra piattaforma consente ai clienti di creare un ambiente unico per cloud privati e pubblici per far girare, gestire e mettere in sicurezza qualunque applicazione nativa o tradizionale. La piattaforma offre inoltre ai clienti la possibilità di scegliere come creare e gestire le proprie applicazioni e gli ambienti cloud in base alle specifiche esigenze di ognuno.

3. - VMware immagina il cloud come il ‘nuovo hardware’. La nostra visione è quindi quella di armonizzare i diversi cloud nello stesso modo in cui armonizziamo il data center rendendolo software defined. Un altro aspetto importante è riuscire ad avere la visibilità dei servizi che sono on premise, sia in termini di costi, sia per poter valutare di volta in volta se sia più conveniente erogarli in modalità on premise o cloud. Questi due elementi consentono alle aziende di mantenere il controllo dell’infrastruttura cloud e garantire quindi i livelli di sicurezza necessari, e allo stesso tempo offrono un livello di automazione e di ottimizzazione dei costi per aiutarle a gestire in maniera più efficace questi ambienti complessi.

Alexander Vierschrodt, Head of Commercial Management Server 1&1 Internet
1. - Le piccole e media imprese (PMI) sono ancora titubanti quando si tratta di avvalersi di soluzioni cloud. La maggior parte di esse, infatti, continua a preferire infrastrutture on premise e questo le rende meno competitive rispetto ai concorrenti che già utilizzano il cloud. Gli ambienti hybrid cloud sono la soluzione ideale per queste aziende, che hanno l’opportunità di entrare nel cloud con una soluzione ibrida, che combina cioè la propria infrastruttura IT con i prodotti cloud. Il passaggio al cloud può avvenire in modo graduale, con un’infrastruttura ibrida, col vantaggio aggiuntivo di poter mantenere e continuare ad utilizzare anche l’infrastruttura esistente. In questo modo, inoltre, le aziende possono valutare concretamente se il cloud fa per loro. Anche l’investimento finanziario rimane contenuto perché non è necessario in questo caso sostituire tutti i sistemi allo stesso tempo. Le infrastrutture ibride piacciono molto alle aziende perché permettono loro di continuare a custodire i propri dati sensibili on premise e secondo i propri standard di sicurezza. 1&1 offre una soluzione cloud pubblica classica che si può facilmente integrare con l’infrastruttura privata delle imprese attraverso l’interfaccia API (application programming interface) o una VPN (virtual private network) in modo da creare un ambiente cloud ibrido.

2. - Un ambiente cloud ibrido combina il vantaggio del cloud privato o di un’infrastruttura on premise con quelli di un cloud pubblico. Se necessario l’infrastruttura privata può essere estesa utilizzando la gamma di prodotti di tipo ‘cloud pubblico’ - che siano risorse o servizi - offerti da uno o più cloud service provider. Nel momento in cui, ad esempio, viene chiuso un progetto e non occorre più utilizzare risorse o servizi, questi ultimi possono essere disattivati e i sistemi on premise continueranno a funzionare come prima. La prima cosa che le aziende dovrebbero tenere in mente quando decidono di avvalersi di un’infrastruttura ibrida e stanno quindi vagliando le offerte di diversi CSP, è che non tutte le soluzioni cloud pubbliche sono in grado di lavorare in un ambiente ibrido. Per attivare un servizio ibrido occorrono interfaccia API e VPN.

3. - È importante trovare la combinazione perfetta che possa soddisfare le esigenze IT aziendali. Sicuramente è importante verificare prima di tutto se un CSP garantisce una policy simile alla propria, per quanto concerne sicurezza, servizi e user experience. Un esempio che mette in luce questo fattore è che molte imprese tengono molto al fatto che i propri dati vengano conservati all’interno dell’Unione Europea in modo da avere la garanzia che vengano rispettati gli standard delle normative privacy. Prima di integrare qualsiasi sistema esistente nell’infrastruttura ibrida, un’azienda dovrebbe controllare che la soluzione cloud che si sta valutando possa essere utilizzata indipendentemente dal fornitore. Dal punto di vista tecnico, uno dei criteri più sottovalutati nella scelta del partner ideale è il fattore disponibilità all’interno dell’azienda di persone in grado di operare sulla piattaforma, ossia in possesso dei requisiti e dei permessi necessari.

Lorenzo Giuntini, Responsabile Ingegneria del gruppo Aruba
1. - Sicuramente l’hybrid cloud può essere considerato come un facilitatore per l‘ingresso delle aziende nel cloud in quanto aiuta a vincere la diffidenza verso questo tipo di passaggio: l’ibrido infatti consente di entrare in maniera graduale nel mondo cloud. Proprio per questo motivo, quindi, l’accettazione è abbastanza positiva poiché permette di fare un’integrazione passo per passo, spostando un po’ di servizi e workload per volta. Le tipologie di servizi richiesti sono orientati allo IaaS, al disaster recovery as a service e al backup as a service.

2. - Con le nuove tecnologie esistenti è abbastanza facile creare infrastrutture hybrid – come ad esempio le tecnologie VMware tipo vCloud Connector, oppure tecnologie hyper-V di replica e WAP connector. La difficoltà che le aziende vivono in questo momento è una mancata predisposizione a queste tecnologie avendo a disposizione strumenti più ‘arretrati’ e uno spazio di movimento decisamente più limitato. Quello che tendenzialmente riscontriamo è infatti un’ibridizzazione primordiale fatta con strumenti semplici come ad esempio una VPN, e una gestione delle risorse attraverso i normali pannelli che mettiamo a loro disposizione. Si fatica a trovare aziende che siano dotate di strumenti avanzati in questo senso e ciò che ci si aspetta è un maggiore investimento su quei facilitatori, come appunto vCloud Connector, in modo da semplificare la gestione centralizzata e unificata di tutti i workflow da parte del provider, riducendo di conseguenza i costi di gestione e avendo un importante ritorno sull’investimento iniziale.

3. - Differenze e proposizioni alternative tra service provider e servizi che propongono sono nel DNA del cloud e dei servizi in generale perché necessariamente orientati a mercati e utenti differenti, tuttavia sono anche la causa che fa poi crescere la diffidenza e la confusione in un mercato in rapida espansione. In questo momento l’ibridizzazione è ancora sostanzialmente primordiale al punto che, a seconda della tecnologia utilizzata, ci si trova costretti ad utilizzare strumenti specifici. Trattandosi infatti di nuove tecnologie, non esiste ancora una interoperabilità forte tra competitor e lo standard definitivo di interscambio è ancora ben lontano, rendendo effettivamente difficoltosa l’adozione stessa del cloud nelle aziende esistenti, che si trovano quindi legate a vendor o tecnologie specifiche. Numerosi sono i tentativi di standardizzazione in atto, cresciuti a macchia di leopardo, indice di un sicuro interesse non però ancora sufficientemente vigoroso. L’ambito cloud forse più avanzato nella standardizzazione è rappresentato dallo sviluppo, necessariamente dinamico e rapido nei cambiamenti, che ha prodotto interfacce e API comuni ormai accettate come standard, quali ad esempio Vagrant, Fog e Libcloud e che hanno la pretesa di unificare il comportamento di cloud provider differenti presentando una stessa interfaccia di accesso e utilizzo quanto meno a livello di programmazione.

Danilo Poccia, EMEA Evangelist di Amazon Web Services
1. - In AWS siamo profondamente convinti che, con il passare del tempo, la maggior parte delle aziende sposterà gran parte dei propri carichi di lavoro sul cloud. Per noi è una priorità e lo sarà sempre rendere più facile l’utilizzo dei nostri servizi, come fossero una vera e propria estensione delle infrastrutture on premise esistenti (quello che molti dei nostri clienti chiamano una architettura IT ibrida). Lavoriamo da sempre con le imprese italiane per permettere loro di sfruttare AWS come la parte pubblica delle loro architetture ibride. Un esempio di questo approccio ibrido è Enel che sta usando il cloud di AWS per abilitare l’innovazione, supportare al meglio i propri clienti e ridurre i costi dell’IT. La migrazione su AWS ha permesso a Enel fin da subito di ridurre i costi fino all’11% per la potenza di calcolo e del 48% per i costi dello storage.

2. - Il nostro ruolo nel modello ibrido è lavorare con e per i nostri clienti al fine di sviluppare integrazioni tra la loro infrastruttura esistente e AWS, in modo che le aziende possano utilizzare i nostri servizi senza soluzioni di continuità come un’estensione degli investimenti sulle infrastrutture proprietarie. Abbiamo sviluppato il più ampio e approfondito set di funzionalità per l’architettura ibrida così da permettere ai nostri clienti di fare qualsiasi cosa: dall’integrazione del controllo dei network, della sicurezza e dell’accesso, all’automatizzazione della migrazione dei carichi di lavoro, fino alla possibilità di controllare AWS dai propri strumenti di gestione on premise. Le grandi aziende che utilizzano AWS spesso mi chiedono consigli su come connettere al cloud AWS la propria infrastruttura on premise per il calcolo e lo storage. Non sono interessate a soluzioni tutto-o-niente che rendono il proprio modello IT obsoleto. Al contrario, vogliono migliorare il loro modello esistente sfruttando la sicurezza, la scalabilità, le prestazioni e il rapporto costi-benefici del cloud.

3. - Quello che ho scoperto parlando con le aziende è che se si chiede loro in dettaglio che cosa cercano nel ‘private cloud’, tutto si riduce a un network privato, a una capacità di calcolo e storage privati, a un soluzione per la gestione delle chiavi di crittografia e delle funzionalità di governance privata. Quello di cui molte aziende non si rendono conto è che oggi possono godere di tutte queste funzionalità in AWS. Spesso una delle prime domande che ci fanno quando iniziamo a parlare con loro di possibili soluzioni è: “come faccio a essere sicuro di non perdere il controllo dei miei dati se uso il cloud?” Questa è una preoccupazione importante e comprensibile. E quello che noi rispondiamo sempre è che è il cliente a decidere dove i dati devono essere ospitati. L’azienda sceglie una delle nostre Region e lì i dati rimangono finché il cliente non decida di spostarli. Ogni azienda può crittografare sia i dati in movimento sia quelli archiviati. Noi non guardiamo i dati. I clienti hanno il controllo totale su dove sono i dati e sulla loro forma. Già oggi tutti i nostri servizi di storage hanno la capacità di cifrare i dati e continueremo a lavorare su nuove soluzioni di questo tipo.

Alberto Lugetti, Head of Domestic Portfolio di BT Italia
1. - Le aziende hanno imparato dall’esperienza e si stanno sempre più orientando verso soluzioni ibride per portare nel modello cloud i propri servizi ‘core’. Ma non si tratta di un ambiente operativo semplice. La selezione, la configurazione e l’orchestrazione dei carichi di lavoro tra ambienti ibridi impone la convergenza di asset e competenze che poche aziende o fornitori possiedono Il cloud pubblico viene utilizzato come elemento di flessibilità non solo per assorbire i picchi di domanda, ma anche per consentire una pianificazione efficiente, dal momento che la caratteristica ‘on demand’ del cloud pubblico offre una temporanea ma immediata risposta in attesa di adeguare la baseline delle proprie risorse. Per fare il cloud ibrido sono indispensabili due ingredienti: la governance della localizzazione e l’accesso protetto e garantito a dati e applicazioni del cloud pubblico. Per questo BT mette a disposizione dei clienti il servizio Cloud Connect che crea un link sicuro tra le risorse private e pubbliche, sia presso i servizi cloud di BT sia di terze parti come Microsoft, HP, Amazon, Salesforce e da pochi giorni anche Oracle.

2. - Stando a una recente ricerca condotta da Ovum tra le priorità delle aziende figura la migrazione di un maggior numero di applicazioni legacy verso ambienti cloud. Per questo, le funzioni IT aziendali devono dare prova di comprendere a fondo le esigenze di sicurezza e performance specifiche delle applicazioni, una sfida che esce dall’ambito puramente IT e che richiede di capire come e dove lavora il personale, quali strumenti i dipendenti e i clienti vogliono utilizzare per fruire dei servizi aziendali e per condividere e/o collaborare con colleghi, partner e clienti. La gestione flessibile delle performance (potendo anche scalare in funzione di repentine esigenze di business), la protezione dalle minacce informatiche e il controllo dello SLA sono elementi irrinunciabili che il cloud deve garantire, e il modello ibrido è l’unico in grado di indirizzarli tutti. BT ha la miglior copertura in termini di infrastruttura cloud tra i global telco – abbiamo ad oggi 22 data center cloud in 5 continenti, in modo da garantire prossimità e quindi performance – offre service desk locali, resilience e disponibilità del 99,95% 7x24 garantita da SLA.

3. - La gestione di ambienti cloud multipli, a prescindere se privati, pubblici o ibridi, richiede una visibilità end-to-end dei servizi e dei suoi elementi fondanti come i data center e gli asset di rete. Si tratta di competenze non facili da gestire in modo integrato e per questo è estremamente consigliabile affidarsi a operatori che ne detengono nativamente il controllo. Nel caso di BT la strategia di portfolio ‘Cloud of Clouds’ coniuga la gestione nativa degli elementi fondanti del Cloud - rete, data center e servizi correlati - con la capacità di orchestrare gli asset di terze parti. Attraverso il portale Compute Management System (CMS), BT offre visibilità e controllo di tutto l’ecosistema cloud dei clienti e permette di gestire anche le risorse on premise delle aziende.

Roberto Vicenzi, Vice Presidente di Centro Computer
1. - Oggi le modalità di lavoro stanno vivendo importanti cambiamenti, trainati dalle nuove tendenze e dalle tecnologie innovative, e molte imprese, nella ricerca del controllo costi e di una maggiore stabilità e sicurezza, stanno valutando sempre più di adottare un modello di cloud privato unito a funzionalità di taglio ibrido. L’adozione di soluzioni di cloud ibrido consente infatti la gestione di macchine e risorse in modalità assolutamente dinamica, sfruttando al meglio le logiche dell’on demand, del pay per use e dell’as a service e, programmando in base ad esigenze priorità e gerarchie, la combinazione ideale. In particolare, noi di Centro Computer, come società di consulenza specializzata in soluzioni cloud, networking, e digital signage, supportiamo molte aziende nelle attività di aggiornamento dei loro sistemi di comunicazione e convergenza delle reti (verso una piattaforma di Unified Communications) nella gestione delle nuove applicazioni e soprattutto nelle soluzioni di backup e restore in ottica cloud, con l’obiettivo di semplificare la produttività quotidiana ed agevolare la gestione dei sistemi da parte dei responsabili IT.

2. - Grazie alla completa integrazione delle informazioni, dal centralino ai social, le aziende oggi potenziano la loro capacità di ascolto e di offerta, spostando molti servizi su cloud per ottenere solo il meglio dall’innovazione. Ma supportare la produttività individuale scegliendo tra le opzioni fisiche e quelle virtuali non è sempre facile. Noi suggeriamo in primis l’adozione di MS Office 365, uno strumento di lavoro straordinario che garantisce contemporaneamente flessibilità, semplicità e completa sicurezza del dato. Per quanto riguarda lo storage, siamo orientati a proporre ai nostri clienti soluzioni su Microsoft Azure, la piattaforma di cloud computing che fornisce capacità di computing, storage, content delivery e networking on-demand, mentre sul lato dei servizi di backup e disaster recovery integriamo le soluzioni Veeam nel data center di tutti i nostri clienti.

3. - Il cliente sceglierà uno o più CSP solo in base alla reali specializzazioni assicurate dal partner, in modo strettamente collegato ad ogni singola necessità espressa dal cliente stesso. Il controllo però resterà sempre nelle mani del cliente che chiederà ad ogni partner di rispettare livelli di servizio concordati, le policy di sicurezza e ogni sua specifica esigenza. Il cliente potrà naturalmente, richiedere specifiche diverse di livelli di servizi su ogni progetto e ad ogni partner CSP coinvolto. Le specializzazioni diventano sempre più importanti per i partner e per i clienti e il cliente dovrà abituarsi, in futuro, ad avviare diversi progetti con diversi CSP.

Alessandro Anzilotti, CMO di Clouditalia
1. - Le soluzioni ibride sono quelle che la maggior parte delle aziende scelgono nel percorso di adozione dei servizi cloud. L’integrazione con soluzioni on premise è uno dei primi fattori che un’azienda valuta nell’ambito di un progetto di integrazione di servizi in cloud nel proprio ecosistema ICT. Questo, unitamente al controllo delle risorse, prestazioni, flessibilità e scalabilità, è uno degli elementi fondamentali che guida le aziende ad adottare soluzioni in cloud per attività mission critical, a garanzia della business continuity. Le maggiori difficoltà di questa scelta rimangono i vincoli nella gestione della componente applicativa. Le applicazioni legacy spesso sono difficilmente migrabili e problemi di compatibilità con gli ambienti di public o private cloud rendono questo passaggio troppo oneroso per essere affrontato in tempi brevi. Le soluzioni di hybrid cloud sono quindi ideali per avviare questo percorso, portando tutti i vantaggi offerti in termini di economie di scala e prestazioni e nello stesso tempo mantenendo i processi meno ‘migrabili’ in tempi brevi su architetture tradizionali.

2. - Le soluzioni hybrid cloud richiedono necessariamente un controllo dei Service Level Agreement (SLA) e di conseguenza la connettività rappresenta un fattore critico di successo. Tutto il modello cloud è fortemente condizionato dalla disponibilità e performance dell’accesso alla rete. Nel passaggio dal modello on premise a quello ibrido, la banda è un elemento fondamentale per garantire l’affidabilità dell’infrastruttura e di tutta l’organizzazione dell’IT. Nella nostra esperienza di operatore di telecomunicazioni e cloud provider, ci siamo resi conto del supporto concreto che le aziende ricevono con una gestione unificata delle infrastrutture (datacenter e rete), delegando a un unico soggetto la gestione operativa di tutta l’infrastruttura, ma mantenendone il completo controllo attraverso piattaforme di gestione integrabili all’interno dei sistemi aziendali.

3. - La perdita di controllo sull’infrastruttura e il rispetto delle policy nazionali è sempre stato un ostacolo all’adozione rapida di servizi cloud, che poi si traduce in perdita di competitività sul mercato. In passato, interfacciandosi con i grandi player internazionali, non era facile capire a priori il livello di rispondenza dei servizi offerti alle proprie necessità e requisiti ma soprattutto c’era una grossa difficoltà ad adattare queste soluzioni alle esigenze di un’impresa italiana. Il modello che applichiamo è legato alla reale prossimità tra cliente e cloud provider. Questa vicinanza, assimilabile alla filiera corta dell’agroalimentare a km zero permette alle aziende di conoscere tutti i passaggi e le caratteristiche del servizio che acquista. A questo si aggiunge il contributo dei nostri partner in grado di garantire la massima personalizzazione delle soluzioni. Attraverso il canale distributivo estremamente preparato sia sui servizi cloud si su quelli di telecomunicazioni garantiamo ai nostri clienti un team valido, che conosce le loro realtà.

Davide De Nova, Engagement Manager and Business Developer di Fujitsu Italia
1. - Sempre più spesso l’adozione del cloud viene percepita dai CIO e dai CEO come la migliore opportunità per liberare risorse interne da attività di routine a vantaggio di quelle a maggiore valore, a supporto dello sviluppo e rilancio del business. La richiesta oggi è di avere nuovi modelli operativi che prevedono il passaggio graduale di alcuni ambienti infrastrutturali e applicativi al cloud: l’obiettivo è di alleggerire l’IT interno e dedicarlo all’analisi dei dati e alla business intelligence. Tipicamente, gli ambiti che vengono esternalizzati fanno leva sui benefici legati all’erogazione dinamica e on-demand di risorse virtuali (per esempio servizi di disaster recovery). Per altri ambiti le aziende demandano a Fujitsu, oltre alla fornitura di risorse IaaS, anche l’erogazione di servizi di gestione ed amministrazione di sistemi operativi, middleware, database, network e security nonché dei backup dei dati. Maggiore resistenza si riscontra invece nei progetti di conversione di ambienti legacy; in questo caso, l’IT tende mantenere un governo diretto, anche se in futuro le cose potrebbero cambiare.

2. - A nostro avviso le aziende dovrebbero limitare l’adozione di piattaforme legacy, non open, a minimi casi indispensabili; è questo infatti uno tra i principali ostacoli all’adozione di servizi in cloud. Inoltre, è importante evitare soluzioni di mera virtualizzazione ma adottare soluzioni basate su piattaforme in grado di consentire agilità ed efficienza anche una volta terminato il passaggio in cloud; non sempre infatti questo avviene. A questo proposito, Fujitsu propone una soluzione applicativa frutto di una recente acquisizione strategica proprio nel segno dell’hybrid cloud: si tratta di UForge, il prodotto di punta di UShareSoft, che consente di migrare e governare qualsisia applicazione in cloud. Di fatto, UForge è un app center che permette di pacchettizzare sistema operativo, middleware e applicazioni in un’unica entità e di allocarla facilmente dove si desidera. Per rendere ancora più facile il passaggio delle aziende verso gli ambienti hybrid cloud, Fujitsu incorpora UForge all’interno della piattaforma Cloud Service K5.

3. - Per Fujitsu, la presenza di ambienti tradizionali e cloud nel perimetro tecnologico del cliente, si identifica come Hybrid IT, un concetto che a nostro avviso è più vicino alla realtà del mercato. Quello che infatti riscontriamo è che presso i clienti esistono diversi scenari tecnologici, compresi quelli con piattaforme fisiche on premise; ciò rende necessario un intervento che permetta al cliente il governo di tutte le piattaforme, indipendentemente dal tipo di erogazione e dal provider che le offre. Fujitsu risponde a questa esigenza proponendo una soluzione enterprise di orchestrazione denominata Fujitsu Cloud Services Management (FCSM) che integra funzionalità (interfacciandosi anche a soluzioni di differenti CSP) quali: strumenti di simulazione e analisi, creazione di template attraverso UForge, gestione del catalogo di servizi, provisioning e gestione delle risorse, monitoraggio, reportistica, identity management e single sign on, backup.

Stefano Giovannini, Hybrid IT Leader di IBM Italia
1. - Quello che osserviamo è un progressivo interesse verso una concreta migrazione degli ambienti applicativi aziendali da infrastruttura tradizionale a hybrid cloud. L’interesse riguarda l’analisi degli ambienti correnti, il disegno del network a supporto della nuova infrastruttura ibrida (on premise, private cloud e public), il disegno del sistema di monitoring e controllo. Le aziende, capite le potenzialità del cloud, si stanno focalizzando sulle attività necessarie per una reale migrazione ad esso, a partire da un corretto assessment iniziale dei componenti infrastrutturali e del parco applicativo. Hanno capito che fondamentali per il successo delle nuove infrastrutture sono, non solo il disegno, ma anche le modalità e i servizi di migrazione da quella attuale. Le decisioni sui modelli di sourcing e delivery da adottare e sulla rispondenza alle specifiche esigenze del workload applicativo (sicurezza, ridondanza, disponibilità, accessibilità, prontezza, scalabilità) rappresentano oggi i veri fattori critici e per questo le aziende ricercano partner affidabili in grado di accompagnarli in questa evoluzione.

2. - A fronte degli evidenti vantaggi, come flessibilità, ottimizzazione e scalabilità, complesse sono le sfide tecnologiche da affrontare per la realizzazione di una infrastruttura di hybrid cloud. Il corretto disegno del sistema di governance è fondamentale. Richiede skill e tecnologie di grande complessità per fornire strumenti in grado di gestire, in modo semplice e omogeneo, una infrastruttura che include componenti tradizionali on premise e componenti cloud, privati e pubblici, spesso di fornitori diversi. Il corretto disegno di un efficiente network che assicuri le necessarie connessioni rappresenta un’altra sfida tecnologicamente complessa. Spesso le aziende chiedono la gestione dei servizi relativi alle infrastrutture cloud, tramite i quali il fornitore aggiunge alle tecnologie di infrastruttura tutte le funzioni base della sua gestione operativa. Altre aziende iniziano a chiedere funzioni e risorse innovative nell’ambito dello sviluppo e della gestione applicativa e di processo, introducendo soluzioni mobile e cognitive e piattaforme evolute per sviluppo, l’API management e il deployment come IBM Bluemix.

3. - La definizione, il controllo e l’effettiva misurazione dei livelli di servizio e di sicurezza sono aspetti di grande attenzione da parte delle aziende, per la complessità tecnologica e organizzativa che comportano. Si pensi alla condivisione dei livelli di servizio tra ambienti on premise, completamente sotto il controllo dell’IT aziendale, e ambienti di public cloud, dove la stessa localizzazione dei sistemi fisici può essere completamente schermata dalla gestione dei diversi fornitori coinvolti. IBM ha investito strategicamente sulle componenti di brokerage: tecnologie software, disponibili as a service, e servizi consulenziali e operativi, che hanno lo scopo di supportare le aziende nella scelta della corretta infrastruttura (interna o cloud) ogni volta che uno specifico ambiente applicativo lo richieda.

Andrea Cardillo, Direttore della Divisione Cloud & Enterprise di Microsoft Italia
1. - I servizi ibridi che vengono richiesti maggiormente dai clienti sono quelli che lasciano all’azienda la possibilità di scegliere di adottare gradualmente nel tempo il cloud pubblico, di fatto realizzando un cloud ibrido (un mix fra pubblico e privato). La risposta Microsoft alle esigenze del mercato è mettere a disposizione delle aziende una soluzione affidabile, efficiente e, specialmente, sicura. Windows Server 2016 - in arrivo nei prossimi mesi - è la piattaforma server che in funzione della criticità delle applicazioni, sceglie in modo autonomo quali risorse adottare (e dedicare alle applicazioni stesse), di fatto considerando le risorse locali e quelle in cloud come un unico insieme. In un mercato come quello attuale in continua evoluzione, abbiamo notato la crescente necessità da parte delle imprese di disporre di una piattaforma scalabile e sicura come Microsoft Azure che consenta di abilitare sia il recovery che l’estensione di dati e applicazioni nel momento in cui le risorse locali si esauriscono o non dovessero essere disponibili.

2. - Nell’adottare un modello ibrido le aziende devono tenere conto dei modelli di gestione della piattaforma cloud, come il monitoraggio, che Microsoft offre in modo predittivo con un controllo puntuale non solo del funzionamento effettivo, ma anche dei trend futuri. I monitoraggi realizzati a livello globale in diversi Paesi, consentono di ottenere un’analisi predittiva su cosa accadrà nel tempo sulla propria infrastruttura in funzione del ‘profilo’ di funzionamento. Un altro elemento da considerare è il tema della business continuity che con il cloud ibrido e con Microsoft Azure diventa rapida, efficace e sicura, e semplifica la protezione dei dati da cui dipende. I dati rappresentano uno dei beni di principale importanza di un’azienda, per questo devono essere attentamente protetti da disastri, perdite o furti.

3. - Per uniformare i livelli di sicurezza aziendale, pur adottando diversi sistemi cloud, le aziende italiane possono fare riferimento a information security management system (come ad esempio ISO27001) che consente di mantenere un livello omogeneo di sicurezza sui processi che si intendono certificare. Aderire a uno standard di sicurezza permette di dare importanza a tutti i controlli di sicurezza, sia interni che esterni, evitando di tralasciarne alcuni o di dare troppa enfasi o porre troppi investimenti su altri. Microsoft si impegna costantemente sul fronte sicurezza, garantendo ai propri clienti principi base quali la trasparenza, la privacy e la compliance, proprio per rispondere alle esigenze sempre più stringenti che le aziende e gli enti governativi oggi hanno su temi di cyber security.

Emanuele Ratti, Country Leader Cloud Infrastructure di Oracle Italia
1. - Oggi stiamo osservando una wave 2 del cloud. Nella wave 1 la scelta dei clienti si è orientata verso il SaaS (applicazione ad hoc ), e dall’altro lato verso IaaS (acquisto di potenza computazionale). In questa fase le aziende stanno realizzando da un lato che il SaaS va esteso, arricchito e integrato per diventare asset differenziante e competitivo, e stanno scoprendo l’importanza del PaaS a complemento come ambiente di sviluppo. Dall’altro lato stanno realizzando che la piattaforma IaaS deve scalare su I/O, throughput e DB size per poter spostare applicazioni enterprise e in regime di data gravity, garantendo prestazioni, affidabilità e continuità di servizio. In questo modo è possibile portare le applicazioni enterprise e legacy - senza doverle modificare – nella medesima piattaforma cloud di sviluppo di nuove applicazioni moderne e devops basate su API e microservices, integrate con le applicazioni legacy. È qui che si gioca la vera opportunità del cloud . Quello che cambia è la sostenibilità, da cui dipende anche l’adozione di modelli hybrid: se un’azienda può permettersi di migrare a un ERP in cloud senza grossi impatti, l’hybrid avrà un’importanza minore. Ma se la trasformazione richiederà qualche anno, la coesistenza tra sistemi on premise e cloud sarà il fattore primario di successo. Per agevolare questa transizione Oracle ha reso disponibile soluzioni Cloud at Customer portando il proprio cloud nel data center del cliente: ciò consente una migrazione sostenibile e graduale delle core application.

2. - Prima di tutto è fondamentale l’adesione a standard di mercato, per garantire ai clienti portabilità e assenza di lockin. Oracle continua a sviluppare la piattaforma IaaS in linea con tutti i trend e gli standard di sviluppo applicativo (API, microservices, devops, ecc). Un altro aspetto fondamentale per una scelta hybrid cloud di successo è massimizzare la bidirezionalità fluida e immediata, quello che noi chiamiamo push the botton, dei carichi di lavoro fra on premise e cloud, con una totale attenzione alla sicurezza dei dati, alle performance, alla trasparenza e al controllo. Nell’ambito della gestione di un sistema informativo sempre più ‘hybrid’ come l’azienda utente può mantenere il controllo e quindi uniformare i livelli di servizio, le policy di sicurezza e l’esperienza utente quando si relazione con uno o più CSP?

3. - La vera sfida è allineare gli stessi standard di servizio e sicurezza tra cloud e on premise, dove oggi i competitor sono molto differenziati, con player solo cloud e player solo on premise. La scelta di Oracle è proprio differenziarsi su questo punto, con la scelta di rilasciare ogni prodotto a portafoglio (hardware e software) nel cloud e on premise, in maniera da garantire stessi prodotti e stesse architetture fra ambienti on premise e in cloud. Un altro punto differenziante per Oracle è quello di offrire piattaforme scalabili bare metal o basate su sistemi enterprise anche nel cloud, affinché i clienti continuino ad avere l’opzione di alte prestazioni e scalabilità.

Enrico Trovati, Responsabile Marketing ICT Solutions & Service Platforms di TIM
1. - All’interno della nostra proposta cloud, le soluzioni hybrid sono quelle che stanno ricevendo il maggiore livello di gradimento, soprattutto da parte delle aziende di medie-grandi dimensioni, dotate di complesse e costose infrastrutture IT. Fra i principali servizi per disegnare architetture hybrid offriamo le soluzioni di cloud hosting che consentono alle imprese di gestire con flessibilità e sicurezza lo spostamento dei workload IT dalle piattaforme interne verso la Nuvola di TIM. Un altro ambito tecnologico dove registriamo un forte e rapido livello di adozione di servizi hybrid cloud riguarda le soluzioni di data protection, relative ai servizi che consentono la messa in sicurezza dei dati e delle applicazioni aziendali: combinando opportunamente i servizi cloud con le piattaforme già presenti on premise, le aziende possono attivare in modo economico ed efficace architetture di backup, disaster recovery e business continuity.

2. - L’adozione del modello hybrid cloud richiede un elevato livello di virtualizzazione delle infrastrutture informatiche e una consolidata governance degli ambienti applicativi. La Nuvola unitamente alla rete broadband e ultrabroadband TIM, fissa e mobile, consente l’interconnessione e l’integrazione con qualsiasi tecnologia IT presente presso le aziende. Indipendentemente dalle piattaforme applicative e dagli hypervisor che virtualizzano le infrastrutture, i servizi erogati da TIM consentono la creazione facile e immediata di architetture ibride con impatti tecnologici ridotti e senza la necessità di importanti investimenti economici. L’azienda può sfruttare tutti i benefici dell’hybrid cloud senza dover modificare i processi gestionali e senza doversi dotare di nuovi strumenti e nuove competenze informatiche: le risorse erogate in cloud vengono gestite dall’impresa come se fossero erogate da piattaforme presenti al proprio interno.

3. - È opportuno considerare quattro importanti fattori relativi alla scelta del provider di servizi cloud: compliance, security, end to end e personalizzazione del contratto. I primi due fattori possono essere facilmente associati: un’azienda che sposta esternamente parte del suo workload IT deve scegliere un cloud provider in grado di offrire livelli di sicurezza e di compliance coerenti, se non migliori, rispetto a quanto erogato dalle piattaforme on premise; questo è uno dei fattori che spiegano il successo dell’offerta cloud di TIM, basata sulle infrastrutture di data center localizzate sul territorio nazionale. L’azienda deve affidarsi a cloud provider che garantiscano livelli di servizio allineati ai suoi obiettivi di business: un partner in grado di erogare servizi end to end, comprensivi di rete e IT, offre maggiore affidabilità. Infine le aziende non possono affidarsi a modelli di erogazione di servizi con contratti standard ma devono pretendere contratti personalizzati.

Riccardo Mazzanti, Managing Director di Wiit
1. - L’hybrid cloud rappresenta la nuova frontiera del cloud computing. Ed è anche quella che può dare il massimo dei vantaggi in termini di sostegno ai nuovi modelli di business introdotti dalla digital transformation. Ovviamente un modello di hybrid cloud che possa essere considerato veramente performante non può prescindere dalla questione della sicurezza. Questo è il motivo per cui molte aziende italiane, con una vocazione all’export e/o all’internazionalizzazione, stanno chiedendo di applicare il modello Hybrid Cloud Wiit. Questo modello ha la caratteristica di essere a triplice matrice, cioè di integrare il privare cloud, l’hosted private cloud e il public cloud in modo da ottenere tutti i vantaggi che le diverse tipologie di cloud offrono e minimizzare i rischi di sicurezza.

2. - Gli strumenti da implementare per adottare un modello di hybrid cloud in realtà sono molti e complessi (orchestrator, monitoring, tracciamento dei processi di servizio, provisioning, capacity planning, cyber security). Questo potrebbe comportare per un’azienda addirittura un ridisegno dei processi o un cambio della tecnologia utilizzata con un forte impatto sull’organizzazione. In alternativa si può semplicemente adottare un servizio di orchestrazione cloud di un provider certificato che metta a disposizione tutte queste soluzioni, proprio nel modello di offerta rappresentato dall’Hybrid Cloud di Wiit.

3. - La scelta del master provider a cui si decide di affidare le proprie infrastrutture e di delegare l’orchestrazione dei diversi tipi di cloud è determinante. Sarà infatti il master provider a dover garantire all’azienda utente il controllo e la sicurezza in ogni fase di erogazione dei servizi e dei processi che andranno in cloud. Anche la corretta scelta dei cloud service provider pubblici più in linea con specifiche esigenze di diversi dipartimenti aziendali ha particolare rilievo. In quest’ottica il ruolo del master provider risulta ancora più accentuato. Questo è ancora più evidente se si considera l’eventualità di gestione di business con alte criticità. L’affidabilità del master provider è quindi fondamentale e primo elemento da considerare è che esso abbia certificazioni internazionali ai massimi livelli di mercato, sia in ambito di sicurezza che di gestione di applicazioni critiche.

 

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