Estate 2020
Servizi - Applicazioni
 

21/06/2016

Share    

di Paolo Morati

Allenarsi per il successo

Grazie alla tecnologia i processi aziendali hanno l’occasione di cambiare in meglio a patto di non trasformare la complessità in complicatezza e agire in modo tempestivo. Sinfo One assiste i clienti perché imbocchino la strada giusta.

Velocità e complessità non sono solo due termini che fanno rima tra loro. Per le aziende che operano in tutti i settori sono strettamente legati quando si tratta di rispondere alle sfide che, sospinte dalle nuove tecnologie, si trovano a dover affrontare. Di fatto, così come l’ingresso in un labirinto richiede una raccolta di dati da elaborare e rielaborare per poter trovare la via di uscita il più velocemente e con il minor spreco di risorse possibile, anche i processi che guidano concretamente la conduzione di un’attività necessitano di strategie e soluzioni create da chi è in grado di anticipare l’esigenza e soddisfarla. “Processo, organizzazione e sistema sono nella sostanza i tre tasselli coinvolti nel cambiamento”, spiega Paola Pomi, Vice Presidente e Direttore Generale di Sinfo One – società parmense da trentadue anni attiva in ambito consulenza, system integration e outsourcing con particolare focus sul tema Erp – aggiungendo che il valore aggiunto di un operatore oggi è in primo luogo quello di creare soluzioni e idee. “Introdurre nuove tecnologie significa avere potenziali opportunità ma anche grattacapi. Se guardiamo a uno dei nostri settori di riferimento, ossia il Food and Beverage, vediamo che lo scorso anno in Italia si è registrato un aumento degli acquisti online del 27%. Questo significa anche aprirsi a nuovi canali di interazione che non devono essere sottovalutati e vanno organizzati di conseguenza per gestire in modo corretto la customer experience. Contemporaneamente il settore F&B vede una evoluzione di trend (vedasi quello vegano - vegetariano) che spingono a forte innovazione di prodotto. Si parla di nuove materie prime e quindi fornitori diversi, sviluppo di nuovi prodotti e tecnologie per riuscire a trasformare l’esistente e incrementare la presa sui consumatori senza per questo snaturare la grande cultura defood italiano, pena aprire le porte ai produttori stranieri. Il tutto in un mercato come il nostro dove il consumatore è più attento che altrove alla provenienza di quello che mangia”, prosegue Pomi.


Cambiare marcia
Quanto descritto da Paola Pomi comprende quindi elementi non solo di complessità tecnologica ma anche gestionale, nonché l’esigenza di un cambio di marcia nelle aziende: “La gestione di prodotti e canali diversi – prosegue la manager italiana deve tener conto anche della customer experience oggi estremamente pervasiva nonché del fatto che chi produce un prodotto alimentare deve essere in grado di far percepire la propria qualità al consumatore e mantenerlo informato e soddisfatto, pena un danno al proprio business. Allo stesso modo non deve reagire in modo rigido alle nuove complessità ma essere capace di trasformarsi. È quindi importante avere a disposizione una tecnologia abilitante per disegnare il processo, renderlo trasparente all’organizzazione, mapparlo e declinarlo in modo semplice anche seguendo una modalità ‘push’ cosicché ogni utente possa esse incaricato a gestire il flusso delle proprie attività agevolmente partendo dalle priorità”. In sostanza, la complessità può essere governata nel modo più corretto implementando tecnologie che permettono di collaborare organizzando i task dei singoli individui e assicurando una buona fluidità dei processi centralizzando le singole informazioni. “Più nel dettaglio, la prima domanda da porsi è che cosa bisogna fare per evitare che la complessità si trasformi in complicatezza. Se infatti la prima deriva anche dal mondo esterno e bisogna inevitabilmente conviverci, la seconda finisce per complicare e moltiplicare i processi generando più confusione nell’organizzazione e creando un doppio problema: interno ed esterno. Un esempio riguarda proprio la customer experience che spesso viene gestita in un foglio elettronico con informazioni disordinate e processi non formalizzati”, prosegue Pomi. Da questo punto di vista Sinfo One si propone come un facilitatore, un osservatore esterno che guarda in modo razionale e applica una serie di best practice che vengono adattate ai clienti a seconda delle rispettive esigenze, forti dell’esperienza maturata con aziende di uno stesso settore. Qui la tecnologia deve aiutare a fare ordine, permettere la condivisione delle informazioni tra i processi, identificare le attività parallele che devono essere compiute. “La soluzione risiede nella creazione di un’unica versione della verità per cui la stessa informazione viene verificata e certificata, quindi fruita da tutti. Pensiamo ad esempio alla codifica di un ingrediente di un nuovo prodotto, le cui informazioni tecniche fluiscono fino al lancio in produzione e alla stampa dei valori nutrizionali su una etichetta!”, spiega Paola Pomi aggiungendo che il 70% del tempo impiegato per la ricerca dell’informazione sugli ingredienti nei processi di sviluppo di un nuovo prodotto va sprecato a causa della mancanza di sistemi strutturati. Ecco che si possono invece limare i costi fornendo informazioni corrette e certe rispettando anche le normative alimentari dei Paesi dove i prodotti vengono poi effettivamente venduti. Allo stesso modo è importante affrontare il tema dei big data che si dimostra in crescita esponenziale rappresentando un’occasione ma anche una sfida per le aziende. “Il nostro intervento si prefigge di creare per i clienti un percorso di comprensione e razionalizzazione che ne permetta l’uso solo quando effettivamente possono portare a nuovi ricavi. Tanti sono infatti i dati ma poche quindi le informazioni a disposizione. La loro importanza deriva dal fatto di poter creare fidelizzazione nel cliente finale e generare un incremento di quote di mercato o margini. L’analisi di quelli interni all’azienda va poi mixata con gli indicatori di mercato esterni per poter effettivamente fare raffronti tra sell in e sell out e studiare attività congiunte con i retailer, ad esempio di promozione”, chiarisce Pomi.
Il secondo settore storico sul quale Sinfo One è impegnata è quello del manufacturing per il quale sta puntando su tematiche lean e logiche topdown da applicarsi ai processi di engineering to order, assembly to order e make to order. “Le attività che svolgiamo hanno una doppia anima Erp e Plm, con tutti i settori che stanno vivendo cambiamenti e necessitano di innovare i prodotti con le modalità specifiche garantendo costi e tempistiche certe alla parte commerciale. Tenendo anche conto che sempre più spesso si hanno filiali o impianti produttivi all’estero per cui la creazione di un modello corporate strutturato deve essere all’ordine del giorno. Se prima la parte più commerciale era abbastanza slegata da quella produttiva oggi il cliente vuole contratti con date di consegna certa del bene acquistato. Per cui diventa decisivo agganciare le due aree e avere il bene disponibile potendo dare priorità a ordini di lavoro all’interno della produzione in base ai diversi gradi di importanza”, spiega Pomi.

I ruoli coinvolti
Quando Sinfo One va a confrontarsi con le aziende su queste tematiche si rivolge in primo luogo a figure apicali come l’amministratore delegato o il direttore generale, questo perché per raggiungere una migliore organizzazione dei processi che eviti di trasformare la complessità in complicatezza è necessario presentare un quadro complessivo e non parziale delle tematiche in gioco. “Come avviene nello sport, (Sinfo One è sponsor della squadra femminile di Pallavolo Pomì Casalmaggiore, recente Campione d’Europa) gli allenatori devono essere interni all’azienda mentre noi fungiamo da assistenti. Perché anche se l’allenatore conosce bene i suoi giocatori e giocatrici a volte non ha l’occhio critico esterno che permette di razionalizzare le dinamiche interne. Inoltre servono strumenti diversi rispetto al passato, con la tecnologia che è sì abilitante ma anche complessa. Noi dobbiamo far sì che sia fruibile in modo molto semplice mettendo a disposizione competenze importanti e distintive per trasformarla in una leva abilitante”, aggiunge Pomi.
L’approccio della società parmense è confortato dai risultati dell’ultimo anno fiscale (2015) chiuso con una crescita del 28% del fatturato, e il 12% generato all’estero sul quale si sta lavorando da un triennio operando in Germania e Regno Unito. “Abbiamo chiuso due contratti sul settore alimentare con la quarta azienda italiana, con un progetto su Oracle JD Edwards Enterprise One, e in Germania con il quarto produttore mondiale di carni (Tönnies). Il mercato italiano è importantissimo ed è quello che ci ha permesso di andare all’estero con le corrette credenziali e la conoscenza profonda di un settore come quello del Food and Beverage”, commenta Pomi. La crescita non riguarda però solo la parte economica ma anche quella di staff che ha visto l’inserimento di ventuno risorse, e attività che si rinnovano anche quest’anno come quelle del Sinfo College per preparare i futuri consulenti, trasmettendo competenze tecniche e sui processi aziendali, nonché esperienza e implementazione sulle soluzioni Erp Oracle e su quella proprietaria Si Fides sulla quale la società sta investendo per renderla sempre più proattiva. “È importante anticipare le esigenze dei clienti supportandoli tempestivamente e il nostro valore aggiunto di system integrator è in definitiva quello di generare idee e creare soluzioni che si inseriscano in un quadro di riferimento dove alla fine la comprensione della sfida e dei processi è più importante dei sistemi tecnologici”, conclude Paola Pomi.

 

TORNA INDIETRO >>