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03/02/2015

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AizoOn: “È ora di fare qualche riflessione sui Big Data”

L’azienda italiana lavora a delle proposte per andare oltre agli approcci finora veicolati al mercato con poco successo

“È sotto gli occhi di tutti gli operatori del mondo ICT, sia fornitori sia aziende utenti, che
a livello internazionale e non solo italiano la diffusione delle applicazioni Big Data è molto al di sotto del loro reale potenziale”, così Luca Bolognini, service line manager di AizoOn Technology Consulting, realtà italiana che opera da anni nei servizi consulenziali focalizzati sulla tecnologia, nella realizzazione di progetti chiavi in mano e di framework applicativi facilmente personalizzabili, che con 500 professionisti – laureati in materie scientifiche – è presente nel nostro Paese, ma anche negli USA e in Australia nei mercati automotive, finanza, industria ferroviaria, spazio e difesa.

 

Lo stato delle cose sul tema Big Data deve però essere superato in fretta e quindi si impone una riflessione urgente che deve essere compiuta da tutti gli attori, della
domanda e dell’offerta, interessati all’argomento: “L’Internet of Things apre uno scenario nuovo e sarà il driver tecnologico per trasformare  l’economia basata sui prodotti a quella basata sui servizi: se riusciamo a mettere i byte ‘giusti’ su un qualsiasi bene questo diventa un servizio e assume un valore, anche economico, del tutto diverso. Per fare questo però servono le applicazioni Big Data che devono agire nella trasformazione del dato raccolto in conoscenza con strumenti matematici e statistici che possono creare valore aggiunto ripetibile”. Le sperimentazioni in questo senso non mancano, oggi nell’area dei motori e anche in  diversi istituti bancari, ma proprio queste dicono che è necessario avere un approccio che deve andare oltre rispetto a quello che si fonda
sulla raccolta di ogni tipologia di dati in grandi ‘database machine’ per poi essere analizzati con gli strumenti tradizionali delle analytics e del data mining.

 

“Il Big Data prende forma sul dato che si raccoglie e sull’esigenza specifica che si vuole risolvere; ha quindi la necessità di una forte personalizzazione, di una forte componente consulenziale e di un forte know how che non è tipico della BI anche di quella più evoluta racchiusa in un ‘pacchetto’. A questo proposito stiamo studiando una proposta basata su soluzioni data-driven disegnate con logiche standard ma che al contempo sono facilmente indirizzabili sul problema specifico che hanno l’obiettivo, sottolineo, di fare del valore
concreto estratto dai Big Data un’esperienza ripetibile”.

 
TAG: Big Data

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