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Sicurezza
 

18/05/2012

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Lo stato dell’arte sul backup: i dati di una ricerca Acronis

Il Disaster Recovery 2012 Index promosso dalla società evidenzia dei miglioramenti, ma emergono nuove criticità

 

A detta degli esperti di sicurezza il 2011 è stato uno degli anni più turbolenti mai registrati a livello di sicurezza e in genere per l’IT, ma nonostante questo è in aumento la fiducia delle imprese di tutto il mondo nelle proprie capacità di ripristino dei dati e dei sistemi a seguito del verificarsi di un’emergenza.


Un giudizio che emerge come netto e inequivocabile dalla recente indagine Acronis Global Disaster Recovery (DR) Index 2012, secondo la quale le aziende si mostrano in media più fiduciose - il 14% in più rispetto all’anno precedente - nelle proprie capacità di backup e disaster recovery. La chiave di questo incremento sta nei miglioramenti percepiti nella disponibilità di risorse adeguate (strumenti e ambiente) e delle tecnologie adatte per implementare tali attività. La sola fiducia in questi due criteri è più che raddoppiata negli ultimi 12 mesi a livello globale.


Sta di fatto che le cose sembrano che stiano cambiando in positivo, almeno su alcuni fronti. Il 66% delle aziende, infatti, dichiara di verificare con maggiore regolarità i piani di backup e ripristino d’emergenza, forse anche come conseguenza degli eventi naturali catastrofici dell’anno passato, che hanno colpito molte parti del mondo tra cui l’Italia. “L’indagine suggerisce che in tante aziende gli eventi del 2011 hanno agito da catalizzatore di cambiamenti positivi per quel che riguarda i test effettuati sulle attività di backup e ripristino d’emergenza”, commenta Mauro Papini, country manager di Acronis Italia.

 

 

 

 

Troppe soluzioni in ogni sistema informativo

 

Nonostante il miglioramento generale nel livello di fiducia che risulta dall’indagine condotta su circa 6.000 PMI di 18 Paesi, emergono però anche altri risultati meno positivi che mettono in evidenza criticità ancora da risolvere. Per esempio, le aziende italiane passano dal 12° posto nel 2010 al 16° nella classifica globale sulla fiducia nelle soluzioni di backup e disaster recovery.

 

A livello globale invece i budget dedicati ai due temi sono rimasti invariati e rappresentano circa il 10% dell’intera spesa destinata all’IT. Nel 50% delle aziende italiane, infine, i manager IT segnalano come il top management non presti la giusta attenzione, e quindi non garantisca il supporto necessario, alle attività di backup e ripristino.


Ma uno degli aspetti più critici emersi, che nel futuro hanno la maggiore potenzialità di rappresentare dei rischi molto seri per le aziende, sono le attività di backup e ripristino svolte in ambienti virtualizzati e cloud.


Per il secondo anno, infatti, la grande maggioranza (76%) dei manager IT interpellati in Italia, ma il dato è simile per tutto il Sud Europa, concorda sul fatto che il maggiore ostacolo in un contesto ibrido sia lo spostamento dei dati tra ambienti fisici, virtuali e cloud. Eppure l’indagine rivela che molte aziende non hanno ancora unificato i propri strumenti dedicati a queste funzioni al fine di affrontare tale problematica. La maggior parte si affida a tool diversi e oltre un terzo (33%) delle aziende italiane usa tre o più soluzioni differenti per proteggere i propri dati. Oltre due terzi (63%) applicano soluzioni distinte per gli ambienti virtuali e per quelli fisici.


“Nonostante i numerosi aspetti positivi rilevati dall’indagine, persistono numerosi aspetti negativi a livello strategico – afferma Mauro Papini – come il mancato supporto da parte dei team manageriali e l’impiego di più soluzioni disgiunte, soprattutto per quel che riguarda la protezione, la sicurezza e la disponibilità immediata delle risorse digitali strategiche dell’organizzazione, in un mondo ormai ibrido”.


R.V.
 

 

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