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27/01/2015

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Abbattere le barriere tra cloud pubblico e privato

I prodotti e i servizi di Cisco al centro di una strategia tesa a consentire lo scambio di workload applicativi tra cloud pubblici e privati in modo semplice, sicuro e allineato alle normative dei diversi Paesi interessati

Oggi è difficile pensare ad ambiti della vita avulsi da Internet. Per quel che riguarda le aziende e la pubblica amministrazione, poi, il web è stata una rivoluzione che ha portato cambiamenti profondi, il principale dei quali è sicuramente il cloud. “Le organizzazioni stanno adottando il cloud in tutte le sue forme – dall’infrastructure-as-a-service per gestire i requisiti di workload al software-as-a-service per le esigenze di nuove applicazioni – e stanno sfruttando il cloud per creare nuovi prodotti e innovazioni di servizi con soluzioni mobile, di collaboration e analytics”, evidenzia Bruno Pierro, cloud leader di Cisco Italia. La conferma viene dalla quarta edizione annuale dello studio ‘Cisco Global Cloud Index (2013-2018)’ realizzato per stimare la crescita e il trend del traffico data center globale basato su cloud. Secondo il rapporto, si assisterà a una crescita continua e consistente del traffico cloud, dei workload cloud  e dello storage cloud, con il cloud privato significativamente maggiore del cloud pubblico. In termini numerici, nel corso dei prossimi cinque anni il traffico data center triplicherà e il cloud rappresenterà il 76% del traffico data center totale. Entro il 2018 la metà della popolazione mondiale (stimata dalle Nazioni Unite in 7,6 miliardi di persone) disporrà di accesso residenziale e oltre le metà (53%) dei contenuti di questi utenti sarà supportato da servizi di cloud storage personale.
 

Dati su cui riflettere
Secondo lo studio, dal 2013 al 2018 il traffico data center globale triplicherà, con un Cagr (combined annual growth rate) del 23%, crescendo da 3,1 zettabyte all’anno nel 2013 a 8,6 Zb all’anno nel 2018 (dove 1 Zb corrisponde a un trilione di gigabyte). Entro il 2018, inoltre, il 53% di tutti gli utenti internet residenziali utilizzerà storage cloud personale e il traffico storage cloud consumer medio per utente sarà pari a 811 megabyte al mese, rispetto ai 186 Mb del 2013. Nel frattempo il numero di paesi ritenuti ‘cloud ready’ in base ai criteri elaborati da Cisco continua a crescere. Nel 2013, 79 paesi hanno soddisfatto i criteri applicativi per le reti fisse, mentre nel 2014 il numero è cresciuto a 109. Per quanto riguarda la mobility, se nel 2013 i paesi che soddisfacevano i criteri applicativi per le reti mobili erano 42, nel 2014 il numero è salito a 52. “Quando si parla di cloud spesso ci si riferisce ai servizi cloud pubblici o a quelli cloud storage pubblici - commenta Pierro. Tuttavia, una maggioranza  significativa dei workload cloud sono attualmente processati negli ambienti cloud privati. Sebbene i workload pubblici siano in crescita, fino al 2018 il 70% dei workload cloud saranno ancora legati al cloud privato, richiedendo ai workload di creare integrazione tra gli ambienti cloud privati, pubblici e ibridi”.


Un modello vincente
Cloud pubblico, privato e ibrido, insomma, continueranno a convivere ancora per parecchio tempo, ma avranno la necessità di interagire tra loro in maniera sempre più semplice ed efficace per venire incontro alle reali esigenze delle aziende. Per questo Cisco, che ha avuto un ruolo fondamentale nel consentire alle isole di reti private (LAN) di aprirsi verso l’esterno consentendo lo scambio di pacchetti dati attraverso le reti WAN, sta investendo in maniera consistente per applicare lo stesso modello al cloud computing. Come? “Rendendo possibile non solo lo scambio di pacchetti ma anche quello di workload applicativi tra reti eterogenee, grazie a un’architettura aperta e pervasiva”, risponde Pierro. Un disegno che ha cominciato a prendere forma all’inizio del 2014, con l’annuncio di una strategia cloud basata su Open Stack, che ha avuto ampia risonanza e un supporto crescente da parte dell’industria. Insieme a un vasto ecosistema di partner, che continua ad ampliarsi, Cisco è quindi impegnata nella costruzione di una piattaforma - battezzata Cisco Intercloud Fabric - volta a consentire a qualsiasi tipologia di utenza di combinare e spostare i workload (compresi i dati e le applicazioni) tra i diversi cloud pubblici e privati, a seconda delle esigenze, in modo semplice e sicuro, mantenendo i criteri di rete e di sicurezza associati.


“In pratica - sottolinea Pierro - garantiamo una movimentazione dei workload perfettamente allineata alle 4 C stampate a lettere di fuoco nella mente di ogni responsabile IT: choice (vale a dire possibilità di scelta, perché il lock-in è ormai un retaggio del passato), consistency, compliance e controllo”. Il secondo tassello fondamentale dell’Intercloud targato Cisco è rappresentato dalla sua Application Center Infrastructure (ACI) che consente alle aziende di sfruttare al massimo le proprie applicazioni e ottenere una maggiore agilità. “ACI - spiega Pierro - è una soluzione che permette di avere piena visibilità e gestione integrata delle risorse IT di reti fisiche e virtuali sulla base dei requisiti delle applicazioni, linfa vitale del business”.
 

Una scelta vincente
La scelta del colosso californiano si sta rivelando vincente, visto che sta ottenendo il consenso della comunità open source e che ad oggi l’ecosistema include 250 data center distribuiti in 50 Paesi, grazie alla collaborazione con un ventaglio di business
partner che comprende tutti gli anelli che compongono la catena dell’IT: carrier telco, rivenditori a valore e system integrator. Tra le ultime aziende ad aderire al progetto Cisco
vale la pena citare Deutsche Telekom (DT), BT, NTT Data ed Equinox. In particolare, DT e Cisco intendono espandere la loro collaborazione implementando nodi Intercloud nei data center di DT in Germania,  che saranno gestiti da T-Systems, unità della stessa DT. Da parte sua, BT utilizzerà Cisco Intercloud Fabric per sviluppare servizi cloud ibridi sempre più efficienti: l’infrastruttura Cloude Compute di BT, con data center presenti in oltre 20 Paesi in cinque continenti, diventerà completamente Intercloud per supportare cloud ibridi altamente sicuri in grado di garantire i massimi livelli di efficienza e sicurezza per la portabilità dei carichi di lavoro. Spostandosi sul versante della distribuzione, hanno già aderito al progetto Comstor, Ingram Micro e Tech Data, che si posizionano come aggregatori cloud per Cisco, fornendo una ‘one stop shop’ per abilitare e accelerare la capacità dei dealer di diventare rivenditori di cloud.

 

Un miliardo di dollari di finanziamento
Alla leva tecnologica Cisco affianca quella finanziaria. Cisco Capital ha infatti stanziato un miliardo di dollari per fornire soluzioni finanziarie che aiutino i clienti e i partner a velocizzare l’adozione di tecnologie Cisco necessarie per effettuare la transizione verso soluzioni cloud Cisco Powered. Le offerte di Cisco Capital si focalizzano sul finanziamento per l’adozione di Cisco Application Centric Infrastructure, sulla semplificazione delle migrazioni tecnologiche e su modalità di pagamento flessibili. “La maggior parte delle organizzazioni pubbliche e private è alla ricerca di ambienti cloud che siano aperti, sicuri, flessibili e facilmente gestibili - conclude Pierro. L’approccio che proponiamo insieme
a tutti coloro che hanno aderito alla nostra iniziativa, consente realmente di far esprimere al cloud tutto il suo valore”. 
Anche nel nostro Paese l’iniziativa di Cisco sta suscitando notevole interesse, anche se per ora le alleanze riguardano soprattutto multinazionali che operavano nel nostro Paese. 

 

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