Regent 2B
Mobile/Wireless
 

18/01/2016

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di Paolo Morati

Tempo di connessioni diverse

Gli sviluppi tecnologici offerti da Machine-to-machine e Internet of Things influiscono sulle strategie degli operatori di telecomunicazioni. I trend, tra connected car, smart city e riorganizzazioni.

Per trovare nuove fonti di fatturato e nel contempo abilitare servizi e opportunità per aziende e utenti finali il mondo delle reti sta lavorando sempre di più su prodotti e soluzioni legate all’universo Machine-to-machine (M2M) e Internet of Things (IoT). Quindi la comunicazione tra dispositivi anche di natura profondamente diversa tra loro rappresenta un trend destinato a caratterizzare diversi scenari dei quali quello delle connected car, ossia i veicoli collegati in rete, sembra essere uno dei più caldi. Anzi, secondo la società Analysys Mason quest’anno sarà proprio tale tema a dominare sostanzialmente il settore M2M con oltre 150 milioni di veicoli collegati nel mondo (per arrivare a 800 milioni nel 2023) e i grandi operatori di telecomunicazioni che ne trarranno beneficio anche in vista di un guadagno potenzialmente elevato per ciascuna connessione abilitata. E quelli con una presenza mondiale incasseranno anche di più grazie ad accordi di connettività integrata che già hanno siglato con le case automobilistiche. Dal canto loro gli operatori più piccoli faranno invece ancora fatica a trovare spazio in questo particolare settore verticale.

Una delle Connected Car citate da Analysis Mason nel suo studio è la BMW i3

Se quanto descritto finora è considerato probabile, gli stessi analisti si aspettano - seppure in misura minore - un aumento dell’integrazione di quelli che attualmente rappresentano i pilastri del comparto Internet of Things. In particolare, sono attesi più tentativi d’uso dello IoT come strumento per creare un’unica esperienza utente unificata, ad esempio mettendo in comunicazione tra loro i servizi propri delle automobili e quelli delle smart home. Di fatto, già nel 2015 sono stati compiuti diversi progressi in tale direzione: è il caso citato di Deutsche Telekom che ha dimostrato l’integrazione della sua piattaforma smart home QIVICON con l’unità di infotainment della connected car BMW i3. Il progetto Smart Citizens, supportato da Cisco e Intel, permette invece ai consumatori di condividere dati provenienti da più dispositivi (inclusi telefoni e indossabili) per fornire dati destinati all’uso in ambito smart city. Per il 2016 c’è inoltre una moderata attesa relativamente all’aggiunta ai dispositivi IoT di funzionalità di connettività che superino quelle basiche. Si parla ad esempio di soluzioni di monitoraggio sanitario che permettano di effettuare chiamate voce e video in caso di emergenza, con una delle componenti principali che potrebbe essere rappresentata dalla tecnologia open source WebRTC.

Cambiare le offerte
Dal punto di vista più prettamente strategico e organizzativo fronte operatori, potrebbero verificarsi dei cambiamenti nelle rispettive divisioni M2M per cogliere le opportunità di mercato che stanno via via maturando. Nel dettaglio, tre sono gli approcci attesi da Analysys Mason, partendo dall’uso del M2M per generare nuove fonti di reddito con attività che, in buona parte, andranno ad allinearsi con quelle già esistenti. Per tale motivo è probabile che gli operatori tracceranno una differenziazione delle proprie offerte rendendole meno suscettibili a un possibile abbandono a favore della concorrenza. Un esempio in America arriva dal servizio AT&T Drive. Inoltre verrà fatto uso delle opportunità offerte dall’IoT per proteggere il fatturato esistente. Ancora AT&T e Comcast usano già le soluzioni smart home a complemento dei servizi fissi a banda larga. Nel contempo nuovi prodotti connessi potrebbero essere lanciati a protezione di quella principale mobile. Un terzo punto riguarda, infine, la fornitura di piattaforme per i mercati verticali, specialmente laddove il fatturato risulti ancora basso e si intenda farlo crescere. La Sanità è uno di questi, per la quale Analysys Mason si aspetta nel 2020 meno di 50 milioni di connessioni cellulari. Viene in questo caso fatto notare come i content service provider stiano facendo leva sulla propria presenza e diffusione per sviluppare piattaforme di servizi aggiuntivi in grado di acquisire una quota di fatturato maggiore. Tra gli operatori citati nello studio ci sono Deutsche Telekom, Telefónica e Telstra. Intanto, se in origine le business unit M2M erano state create per produrre nuovi piani tariffari dedicati alla banda larga mobile, ora stanno lavorando su piattaforme e soluzioni pacchettizzate complete, con specializzazione su una gamma di mercati verticali e puntando a sfruttare anche il potenziale delle reti a bassa potenza. Ecco che, in definitiva, secondo gli analisti sembra essere probabile una certa riorganizzazione di tali attività per poter indirizzare al meglio i trend tecnologici del futuro. Con tutti i vantaggi del caso per gli utenti finali.

 

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