Sicurezza ICT 2019
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10/09/2019

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Il nuovo paesaggio del lavoro

La ricerca sullo smart working firmata da Carlo Ratti Associati traccia il quadro di un luogo lavorativo inteso sempre più come “paesaggio” e il profilo di uno smart worker creativo e che produce valore attraverso la conoscenza e lo scambio.

Smart Working

Se è vero che le tecnologie digitali non hanno reso obsoleto l’ambiente fisico, hanno però cambiato il nostro modo di lavorare, rendendolo più flessibile e aumentando l’importanza delle interazioni tra persone nello spazio reale. Ecco perché Copernico, la rete di luoghi di lavoro, uffici flessibili e servizi di Smart Working, BNL Gruppo BNP Paribas, tra le prime banche ad adottare il nuovo stile di lavoro e Arper, azienda italiana di design per il soft contract, hanno deciso di promuovere una ricerca firmata da Carlo Ratti Associati “Copernico. Il nuovo paesaggio del lavoro” che indaga la nascita e lo sviluppo di un nuovo modo di concepire e fare esperienza dell’attività lavorativa, determinato da nuovi modelli di interazione tra uomo, spazio e tecnologia.
La ricerca è presentata da Andrea Cassi, Partner dello studio Carlo Ratti e Associati, Francesco Morace, fondatore di Future Concept Lab e Pietro Novelli, Director Italy, Oliver James Associates durante un talk tenutosi in ClubHouse Brera alla presenza di Pietro Martani, CEO di Copernico, Massimo Marenghi, Vice Responsabile Regione Lombardia divisione Commercial and Private Banking di BNL e Claudio Feltrin, Presidente di Arper. Il dibattito è stata l’occasione per analizzare e spiegare la nascita e l’evoluzione dello Smart Working a partire dall’evoluzione del concetto di luogo lavorativo, non più inteso come “spazio”, bensì come “paesaggio del lavoro”.

Lo Smart Worker: un pastore nomade contemporaneo
Dalla ricerca si evince che negli ultimi 20 anni, nel mondo del lavoro, si è messa in crisi la condizione di stanzialità, in favore di una condizione di mobilità continua, specialmente per le fasce di popolazione ad alta scolarizzazione e/o alta specializzazione. Si tratta di una forma di nomadismo funzionale: ovvero la necessità di muoversi all’interno di un territorio alla continua ricerca di occasioni per essere produttivi, tenendo presente che l’ambiente nel quale ci si muove verrà modificato dalle nostre azioni anche in maniera non prevista. Per descrivere questa condizione, nello studio si fa un’interessante analogia, paragonando il lavoratore moderno a un pastore che si muove con il proprio gregge intercettando le traiettorie di altri pastori, modificando i territori attraversati, consumando alcune risorse e creandone delle altre. E come i pastori anche la classe creativa ha seguito la sua natura nomadica ricercando però, nel proprio muoversi nello spazio, tratti ed elementi che la riconnettano alle proprie origini, o al proprio senso di appartenenza. Elementi che possono essere ricercati in un vivere e agire comunitario o nelle caratteristiche degli spazi e dei luoghi che si frequentano. Ecco allora la nascita costante di luoghi di Smart Working. Un paesaggio sempre più diffuso se si pensa che oggi, nel mondo, sono oltre 30mila gli uffici flessibili e 15.500 gli spazi di coworking: una crescita del 30% in 3 anni nei maggiori 20 mercati. Solo in Italia, gli smart worker sono 480mila, ospitati da 660 entità di coworking. In Europa, secondo una ricerca di CBRE condotta nel 2017, entro il 2020 l’interesse delle aziende verso gli spazi condivisi aumenterà del 70% e la metà dei lavoratori afferma che utilizzerà spazi collaborativi.

Il luogo di lavoro come paesaggio: una nuova geografia culturale ed economica
I luoghi del lavoro sono quindi diventati diffusi e gli spostamenti hanno cominciato a produrre impatti reali sulle economie di scala. Questi cambiamenti sono evidenti se si abbandona la classica visione del luogo di lavoro come “spazio” in favore dell’idea di “paesaggio”, nel quale ogni elemento esercita relazioni di reciproca influenza e in cui anche il design può produrre un impatto sui processi decisionali e sulle strutture organizzative. Dalla ricerca si può desumere che il nuovo paesaggio del lavoro sia il prodotto attivo di una nuova geografia culturale, determinata dalla mutazione delle relazioni tra soggetti, che produce inevitabilmente degli impatti diretti sul mondo reale sia da un punto di vista economico che da un punto di vista sociale e spaziale. Ne sono un esempio le opportunità di business create grazie alle occasioni di incontro, il comprovato aumento della marginalità di imprese e lavoratori che operano all’interno di questi paesaggi, la maggiore valorizzazione degli immobili in cui sono presenti spazi dedicati allo Smart Working.

La possibilità di fare Smart Working in un ambiente adatto, flessibile e confortevole
I nuovi spazi del lavoro non devono offrire solo una scrivania, ma devono essere progettati per offrire la possibilità di fare Smart Working in un ambiente adatto, flessibile, confortevole. Da questo punto di vista è necessario che chi gestisce, disegna o pianifica spazi di lavoro sia in grado di progettarli in modo da interpretare tendenze e necessità diverse, saper attrarre differenti gruppi di utenti e favorire la costruzione di comunità. A un primo livello questo significa certamente fornire luoghi di incontro e scambio nei momenti di relax: sale comuni, caffetterie (magari aperte verso l’esterno), spazi aperti, luoghi per incontri e conferenze. Il benessere del lavoratore passa anche attraverso la possibilità di avere in ogni occasione un elevato comfort acustico, luminoso e termoigrometrico. In fase di progettazione bisogna definire i valori che il proprio spazio è disposto a ospitare e offrire ambienti che possano favorire occasioni di scambio. La ricerca pone le basi per analizzare, osservare e capire più a fondo il fenomeno dello Smart Working e tracciarne le possibili evoluzioni.

 

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