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12/06/2019

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di Ruggero Vota

Così IBM accompagna le aziende nel Cloud

Le visite aperte al Data Center Cloud italiano sono l’occasione per condividere con aziende di ogni settore e dimensione l’offerta enterprise basata sulla partnership con VMware.

Un momento di una recente visita aperta all’IBM Data Center italiano di Cornaredo, in provincia di Milano

“C’è Cloud e Cloud, e quando si parla di ambienti enterprise sono molti i fattori che fanno la differenza. Il Cloud non significa solo spostare dei workload da un ambiente on premise a uno off premise, ma vuol dire costruire un ‘viaggio’, dove la meta oggi è facilmente identificabile – abilitare la trasformazione digitale che rende più agile il business aziendale -, ma dove ogni passaggio può essere un elemento critico che deve essere affrontato in modo adeguato per evitare spiacevoli sorprese, come per esempio il lock-in con il fornitore del servizio stesso”. Sono questi i concetti che Vito Leotta, Manager Cloud Platform di IBM Italia, introduce durante gli incontri organizzati dall’azienda insieme a VMware presso l’IBM Data Center italiano di Cornaredo, in provincia di Milano. Incontri che mensilmente raccolgono un gruppo ristretto di aziende utenti e che generano sempre una vivace interlocuzione dove emergono le aspettative, le necessità e anche le esperienze che su questo fronte sono state fatte da queste imprese: “In questi incontri abbiamo sempre notato che oggi tutte le tipologie di azienda ed enti della PA hanno forti esigenze di modernizzazione delle architetture ICT e sono inoltre consapevoli che il Cloud è oggi il fattore imprescindibile da cui passare per rendere i dati più facilmente fruibili al business salvaguardandone comunque la sicurezza. Non c’è dubbio che molta strada vada ancora fatta, perché ogni percorso di trasformazione porta con sé elementi di complessità. IBM si propone di accompagnare le aziende lungo questo percorso in virtù di una offerta Cloud di livello enterprise e della propria esperienza ultra decennale a fianco delle imprese di tutto il mondo. Il modello a tendere è chiaro: Cloud ibrido, Multi Cloud, Openness, sicurezza e gestione integrata”.

In viaggio con il Cloud
Il Cloud in un decennio è passato attraverso le fasi dell’iniziale sperimentazione e della prima diffusione pionieristica e oggi è nel suo stato di piena maturità. “Oggi per molte aziende è difficile capire quali piattaforme adottare per meglio perseguire gli obiettivi di business mantenendo però l’agilità necessaria a muoversi in scenari di mercato rapidamente mutevoli. Occorre evitare l’adozione di un assetto Cloud chiuso, che impedisca all’azienda di integrare con rapidità soluzioni innovative, evolvere verso modelli differenti o semplicemente cambiare fornitore”, afferma Leotta.
Per questo IBM e VMware parlano di un viaggio con il Cloud che accompagna i clienti nel loro percorso di trasformazione offrendo sempre, per esempio, la possibilità di scegliere tra modelli Cloud diversi: ambienti privati, pubblici e dedicati. “IBM è stata la prima a percepire e a proporre il Cloud dedicato che, a differenza del Cloud pubblico gestito in configurazione ‘multi tenant’, si configura come soluzione ‘single tenant’. Sono quindi ambienti che non vengono condivisi con altri, sui quali è per esempio possibile disegnare una manutenzione differente e ad hoc rispetto a quella uguale per tutti del multi tenant”.

L’accordo con VMware
Hybrid Cloud e Multi Cloud sono i fenomeni con i quali le strutture IT delle imprese sono destinate a interagire nei prossimi anni. Per fare questo dovranno attivare soluzioni che rendono possibile l’estensione naturale del data center aziendale verso i nuovi ambienti, partendo per prima cosa dalla sua architettura di connettività MPLS e poi coinvolgendo tutte le altre risorse IT. “Ci stiamo focalizzando proprio sul percorso del Cloud che le imprese hanno iniziato e che potrà prevedere anche fasi di migrazione e di modernizzazione delle applicazioni esistenti per implementare il modello più agile dei container e dei micro servizi. Certamente ci saranno problematiche e complessità da affrontare, ma IBM con la sua piattaforma Cloud, le competenze di service integrator e le importanti partnership, come quella con VMware, è il partner che meglio di altri può aiutare le aziende ad affrontare e gestire tale complessità. In particolare, VMware è un partner con cui abbiamo scelto di lavorare in modo più profondo e diverso rispetto ad altri”, spiega Leotta.
IBM ha infatti deciso di rendere disponibile nella piattaforma IBM Cloud dedicata alle imprese tutto lo stack tecnologico delle soluzioni VMware in modalità ‘pay per use’: “Tutte le innovazioni che VMware apporterà in futuro nella sua suite Cloud verranno incorporate nella nostra piattaforma e saranno facilmente disponibili dal nostro portale”, conferma il manager IBM.
La partnership con VMware è di tipo industriale, non solo commerciale, e va molto al di là degli aspetti tecnologici: “Vogliamo mettere a disposizione delle aziende gli strumenti adeguati per gestire in sicurezza tutte le operation che possono essere affidate al Cloud - dichiara Fabrizio Trombini, Senior Cloud Provider Manager di VMware. Tutte le aziende hanno in comune diverse esigenze: creare nuovo valore, trasformare l’ingaggio e la relazione con i propri clienti e proteggere i brand per mantenere la fiducia del mercato. La nostra strategia è sviluppata intorno al concetto di ‘digital foundation sicura’ per consentire di approcciare il Cloud e il Multi Cloud in modo consistente con le piattaforme giuste, end-to-end, che nella logica del ‘viaggio’ significa dall’applicazione e dall’utente fino ai dati”.
Questo significa per VMware intervenire oggi con lo sviluppo di soluzioni in quattro aree importanti. “Prima di tutto bisogna continuare nella modernizzazione del data center, dove nonostante la virtualizzazione server sia un traguardo raggiunto da tempo rimane molto da fare ancora nell’area storage e nel networking, per andare poi verso l’automazione guidata dalle logiche software defined. Ma dobbiamo occuparci anche di integrare i Cloud Pubblici dando gli strumenti all’IT manager necessari a tenerli sotto controllo. Inoltre trasformare la rete che deve essere aperta per andare in Cloud mantenendo la completa sicurezza e, infine, rafforzare il digital workplace per dare capacità di controllo all’IT, proteggere le applicazioni critiche, ma anche dare la libertà all’utente di accedere in modo sicuro alle applicazioni che utilizza in modo costante”.

Bring your own license
Ma il problema del cloud è anche un problema di licenze: “Siamo i primi ad aver messo tutto lo stack VMware nel nostro catalogo Cloud ‘pay per use’: la licenza software non viene acquisita dal cliente ma è integrata nei costi di utilizzo del server, scala allo scalare del Cloud, e quando un server in Cloud viene rilasciato, l’azienda smette subito di pagare – spiega Giovanni Boniardi, Cloud Platform Consultant di IBM Italia. Non solo: IBM Cloud permette sempre l’adozione di una politica di ‘bring your own license’, che consente di portare in Cloud licenze già acquisite di prodotti software, tra cui anche VMware. È fondamentale, in questo caso, che il produttore del software permetta la movimentazione della licenza; quanto a noi, il nostro catalogo Cloud è fornito di server dedicati in modalità single tenant con caratteristiche ben definite in termini di core, così da soddisfare in piena trasparenza i requisiti dei software vendor”.

 

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